Il confine del Rubicone

scritto da Pellegrino2
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Non vivo a Napoli; nè l'amo particolarmente, ma ci ho studiato e ci vado per lavoro. La conosco da molti, troppi anni, E non la cambierei mai per il Regno di Pontida. Scusatemi, leghisti dei cori. Preferisco il mandolino.
- Nota dell'autore Pellegrino2

Testo: Il confine del Rubicone
di Pellegrino2

Milano del passato, Milano che va avanti
Milano celta che è nata col tumulo di S. Vincenzo;
Milano operosa e piena di primati; Milano della mula Betta
che salvò Sant’Ambrogio; Milano dei Visconti
e dei Santi ma anche della chiesa di belzebù;
Milano delle eccellenze e delle brume che nascondono le stelle;
Milano internazionale, delle fabbriche e delle grandi economie;
Milano che produce e che vive lontano dalle fantasie,
Milano del Lingotto e di Malpensa e di Linate;
Milano lombardo – veneta e la gloria delle cinque giornate.
Napoli milionaria a chiacchiere e preda della camorra;
Napoli della monnezza e della politica che fa gomorra;
Napoli senza lavoro perché non c’è voglia di faticare;
Napoli sporca e vecchia; nobile, decaduta e quasi perduta;
Napoli del Sole Mio, di Caruso, Troisi e di Scarpetta…
Italia che si divide in tante parti, Italia misera e malfatta;
Italia che scopre di essere razzista; Italia delle banche
e delle Famiglie sopra la Legge; Italia che non cambia
ma riempie le televisioni di un futuro certo, senza privazioni…
Italia che dal Nord scende d’estate giù sulle coste
di questo miserabile meridione; ne prende il sole e il mare
e ne fa una bella scorta, come bagaglio da riportare;
Italia che ride a crepapelle per l’ironia amara di Totò
si commuove con Edoardo e canta O sole mio e Torna a Surriento;
Italia che non s’accorge con vergogna che siamo tutti italiani,
Italia che una volta anch’io portavo in cuore coi mille suoi difetti,
tutta ma che ora mi spinge a scegliere solo la camicia poliglotta
lacera e sporca e viva della Napoli dei vicoli che per fortuna
non suona e canta come a Pontida ma col cuore della gente,
ha voglia di sognare, il mare, posillipo, capri e ischia
e poi procida ed il presepe, la pizza, scippi e ospitalità per tutti
ma che sa piangere conservando intatta la voglia di far l’amore
cantando al sole dei suoi difetti ma tanta, tanta vera anima.

Il confine del Rubicone testo di Pellegrino2
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