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Balla, balla, bell’indiana
nello slancio di piazza
che scivola sulla battima,
balla, balla, bell’indiana
al richiamo di cangianti luci
pulsanti tra le tonde lenti –
cimelio d’un’età mai vissuta,
balla, balla, bell’indiana
trasportata dal vento della sera
in un carosello di vitalità selvaggia:
lasci al volo di tardi gabbiani
la morsa inquieta di una vita
iniziata troppo in fretta per te,
balla, balla, bell’indiana
sprigioni la tua risata vibrante
impastata di onde e vicoletti –
oh, ritorni la bimba che eri
che scherza tra le braccia del padre
nello sguardo dolce della madre,
balla, balla, bell’indiana
tanto tremula è la tua bruna pelle
scottata da roventi pietre al sole,
il suo incantato profumo
è il dolce canto delle sirene:
in esso s’abbandonano i sensi,
balla, balla, bell’indiana
imprigionano i miei ubbriachi occhi
i tuoi capelli carezzati dalla musica,
tutto si dissolve nella falcata
delle tue gambe così vive di vita,
balla, balla, bell’indiana
nel fascio continuo di luce
non inghiottito dalla tenebra calata,
balla, balla, bell’indiana
il mare agitato le orme cancella,
consuma i relitti del fondale,
allontana l’orizzonte,
ma tu balla, balla, bell’indiana…