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Corro ogni giorno
per cercare di
superare
il limite del suolo.
Chissà,
forse un salto
si potrà tramutare
in volo,
anche se
queste ali
che da sempre mi
accompagnano
sono solo ornamenti
e niente più.
Sono consapevole
della mia grottesca
forma,
eppure
anche chi ha
studiato
mi cataloga come
uccello.
Ironica natura.
Io li conosco, gli
uccelli.
Li guardo mentre
mi muovo
veloce
e respiro sentieri
polverosi.
E loro là:
inspirano le nuvole.
Non è invidia,
è solo
constatazione
del limite
di un traguardo.
Poiché
è per via
dell’appartenenza
alle piume
che poi persevero
nel provarci.
Ma la realtà
la nascondo sotto la
sabbia.
E la testa
sotto di essa
non ce l’ho mai
messa.
Tuttavia,
alla fine della
corsa,
mi domando
il senso delle mie
ali.
Forse una colpa
di una vita passata,
quando anch’io
respiravo le nuvole
senza merito.