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Non per ritrovarci il cane, gli uccelli o lepri marzoline. La mia ossessione per il cielo risiede nel suo distacco, la totale, dura, ma sublime indifferenza che sovrasta tutte le pene della terra.
Da piccola lo immaginavo come un enorme palazzo ospitante gli dei. Questi si affacciavano come incuriositi dalle banalità degli uomini, i loro drammi, le piccole miserie, le slealtà. E ridevano e chiudevano le nuvole come porte alle spalle di un mondo fatto di inappartenenza.
Poi l'ho collezionato come materiale duttile. Negli scatti e cucito tra le mie pupille come un mistero in un giorno in cui perduta, non potevo far altro che allungarmi alla luce. Così io guardo il cielo. Non per trovarci il fiore, la forma e la geometria, l'ossessione è la coniugazione impossibile col pianeta ingiusto.
Il cielo ci prova. Ci prova facendo il mare capovolto. Ma il cielo non è mare. Il cielo non risucchia. E' lo spazio dove ho deciso che tutta l'utopia debba riposare, senza la speranza che mi venga restituita sotto le mentite spoglie di un sogno.