Sembra incredibile, ma dopo alcuni anni che il BarCollo era rimasto chiuso per la compianta morte di Ezio, accadde il miracolo. Un bel mattino di primavera, quando ancora lo scirocco era fresco, come si dice qui, e le occhiate si apprestavano ad andare in amore, o al montone, ma a me questa frase pastorale non è mai garbata, in paese tutti notarono una giovane donna e un vecchio imbianchino che si aggiravano con secchi e vernice davanti all'ingresso del mitico ex BarCollo. Tutte le mattine, alla stessa ore: le sette.
Avevano anche un trabattello per lavori di edilizia fai da te e, per come si muovevano, non parevano proprio esperti del settore. Chissà mai cosa avranno in mente di fare, ci chiedevamo.
Li prendemmo subito in simpatia, ancor prima di capire che lei era una donna dalle mille risorse e lui il babbo tuttofare, quello che vuole bene alla figliola fino a sacrificarsi in lavori più grandi di lui.
Basta. Per dirla tutta, chi per un motivo chi per un altro, il mattino ci si ritrovava tutti noi vecchi clienti del BarCollo con una sedia rimediata in qualche modo a curiosare, spettegolare e fare commenti sull'operato dei due, seduti proprio lì davanti a loro.
E c'era pure chi i commenti li faceva ad alta voce.
Per esempio Archimede, il figliolo di Paride, quello che aveva aperto il primo negozio di caccia e pesca in paese. Beh, mi chiederete come mai questi nomi di sapore storico, mitologico: Spartaco, Archimede, Paride, ma potrei aggiungere Nereo, Pilade, e per le donne Aura, Nereide, Demetra.
Bene, questa è una storia lunga, magari ve la racconterò davanti a un buon bicchiere di vino, ma ha a che fare con la biblioteca comunale, che alla fine del secolo scorso, parlo dell'ottocento, era presa d'assalto dalle donne del paese che amavano le storie antiche, mitologiche e non solo.
Dicevo di Archimede, e della sua abitudine a fare commenti ad alta voce.
« Spartaco, che te ne pare di quel trabattello: reggerà il peso leggero della graziosa donzella? »
C'è da dire che Elena, questo era il nome della ragazza, ma ancora non lo sapevamo, era una donna sulla trentina, con un peso di forse il triplo dei suoi anni. Un fisico da pesista, ma ben proporzionato. Alta, muscolosa, due tette così ed un culo altrettanto, fianchi robusti ma non eccessivi...insomma un peso massimo, che aveva però l'aspetto della libellula gigante. E poi il viso: tondo, gioviale, dai lineamenti perfetti, come una bambola gonfiabile. Insomma, c'è una sola parola per spiegare com'era Elena: bella e piena, tanta.
« Non lo so... so solo che io lo reggerei, e come. Vorrei essere io quel trabattello » rispondevo, credendo di essere spiritoso.
Il babbo di Elena, che sapemmo dopo essere d'origini pisane , anche se la mamma era di Rio Marina, non ne lasciava cadere una delle nostre battute.
« Se vuoi provare a reggere il mio...sono più leggero, eppure son peso... », diceva con una smorfia di sfida che gli segnava il viso.
Eravamo in troppi a far battute per quei due novellini, e poi noi eravamo gli storici clienti del BarCollo, non c'era partita; eppure ressero, padre e figlia, contro ogni previsione. Il che, dal mio punto di vista, ma non solo mio, era già un buon motivo per aspettare con impazienza l'apertura del Bar e conoscerli meglio.
Cosa che si verificò prima del previsto, all'inizio dell'estate. E, udite udite, quando Elena salì sul trabattello munita di trapano per fissare l'insegna, restammo tutti di stucco, per il nome scelto: BarLume. Bella storia, idea geniale, pensammo. Forse un modo di sfidare BarCollo, o di continuare la tradizione del doppio significato.
Eravamo tutti entusiasti, non stavamo nella pelle. Davanti al bar c'era un tavolinetto rotondo in ferro battuto, e sopra alcune brocche di aperitivi con i soliti salatini. Niente di che, ma quella semplicità minimalista ci colpì positivamente.
Ofelio, il più vecchio della compagnia, fu il primo ad avvicinarsi. Prese un bicchiere, si versò un finto analcolico color arancio, agguantò una manciata di noccioline americane e disse, con enfasi.
« Lunga vita al BarLume, che mi auguro sia inversamente proporzionale al suo significato »
C'è da dire che Ofelio era un professore di matematica in pensione, e gli piaceva stupire con certe frasi.
Quel giorno rimanemmo a bocca aperta, anche se era piena di patatine e salatini, quando sentimmo la risposta educata, ma precisa, di Andrea:
« Vorrei far notare, caro amico » ed intanto alzava bonariamente il bicchiere per un brindisi, « che barlume sta a significare debole bagliore, e non è riferito al tempo di permanenza, ma solo alla quantità della luce che, seppur minima, rappresenta un indizio, una speranza »
Al che risultava del tutto evidente che dovevamo incassare un fatto insindacabile: Andrea era un uomo di una certa cultura, cosa che apparirà più chiara quando sotto all'insegna fu fissato un secondo cartello, più piccolo, con la scritta: Circolo Culturale.
Quello fu il colpo che ci fece tremare le gambe. Vedemmo svanire i nostri sogni in un niente. Era bastato un trapano e quattro tasselli: Circolo Culturale, addio alle bevute, ai giochi frivoli, al fai da te dell'esistenza, alle nostre fanculaggini.
Ed invece la tradizione del mitico BarCollo fu portata avanti con intelligenza. Nel BarLume c'erano sì libri di poesia, fotografie d'autore, musica classica ed alcuni quadri di pregio, in particolare marine di macchiaioli livornesi, ma rimase il clima, la tendenza, la leggerezza esistenziale che si respirava nel BarCollo. Scacchi, dama, carte, perfino un grande puzzle di un motivo marino al quale tutti avevano diritto di contribuire con un tassello, se bevevano un aperitivo della casa a base di Vermentino locale.
Ma la grande trovata di Andrea, che ancor oggi è famosa fra gli abitanti dell'isola e in quei turisti che hanno avuto la fortuna di passare di lì, è che lui e Elena si comportano diversamente, anzi in maniera opposta. Insomma, erano complementari. Mi spiego. Elena, dolce come la canna da zucchero, è la tipica femmina mediterranea che ti sorride, ti guarda negli occhi, e ti accontenta in tutto. Se chiedi un aperitivo all'Aperol, lei aggiunge:
« Ti ci metto una fettina di limone, o preferisci l'arancia? ... e lo zucchero lo vuoi leccare sul bicchiere, o sul mio dito? »
E ancora:
« Accomodati in prima fila, in faccia al mare, e goditelo quel panorama delle isole... », accennando ai tavolini posti sul lato di levante della terrazzina, ombreggiata da una buganvillea rossa che è una rarità.
Invece il babbo, per contro, quasi fosse un gioco di squadra, fa lo scorbutico, anche se qui si è tutti convinti che sia tutta una messa in scena.
Che ha fatto l'uomo, sentite la pensata. Ha esposto un cartello in bella vista nel quale dice: Rivolgetevi a Elena; se chiamate me, io vi do quel che mi vien in capo.
Non ci crederete, ormai è gara aperta a chi c'azzecca. Infatti, se chiedete un caffè, lui vi risponde:
« Manco per sogno, a te do una birra »
Oppure se chiedete una birra vi dà un caffè, o un aperitivo, o un succo di frutta. Va da sé che è nata la gara a chi indovina la richiesta; con scommesse, e ti pareva?
Dopo pranzo è facile che vogliate bere un caffè, oppure il mattino presto un cappuccino. Ed allora si tenta:
« Andrea, una grappa »
Poi ci si mette seduti, e si aspetta. Se arriva il caffè, sono salti di gioia. E sapete una cosa? Andrea ormai ci conosce tutti, e non sbaglia un'ordinazione. Solo che non gliela devi fare esplicitamente, ma per via indotta. Che poi capita pure che ti giochi lo sgambetto, l'uomo scorbutico per celia, ed allora se ordini una grappa ti vedi arrivare davvero la grappa, rigorosamente forte, monovitigno, secca. E non puoi certo reclamare. Devi solo aspettare che arrivi un amico che la beve, quella grappa, e te la paga, magari ci rimetti un euro, per la scommessa persa.
Al che Andrea arriva puntuale e ti chiede, schiacciandoti l'occhio:
« Ti porto un'altra grappa? Come la vuoi questa: ristretta e nera, o macchiata? »
Questo è Andrea, e questo è il BarLume, e questi siamo noi Marcianesi, gente che ha nel cuore l'isola ed il suo mare, quello che si perde nella profondità degli occhi di Elena quando ti guarda con quella luce che solo al BarLume puoi trovare, seduto comodo sulla terrazzina di levante, all'ombra della bouganville, intento a cazzeggiare con i tuoi pensieri e con la brezza marina che ti porta la salsedine sulle labbra, perennemente assetate di vita.
Il BarLume testo di Spartaco Messina