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Oggetti angoscia e parzialità
La nostra mente non è fatta per elaborare il pieno dell'oggetto sia pure quello d'amore, ma solo la sua parzialità rappresentata. L'oggetto nella sua pienezza è il reale non trattabile, è un oggetto che a livello emotivo si chiama angoscia. L'oggetto reale che ha subito la rappresentazione come effetto del simbolico, cioè del linguaggio, viene ridotto a parziale. La rappresentazione interrompe la continuità satura della Cosa in sé, producendo nella nominazione l'apprensione parziale come significato rispetto al significante, il quale produrrà lo scarto, l'avanzo, rispetto, alla rappresentazione, che è il disavanzo del Reale sul Simbolico.
L'importanza di questo Resto di Reale, che a seconda del colore emotivo sarà una eredità o un avanzo, oppure lo scarto, è tanto complesso quanto fondante il soggetto umano. Infatti questo avanzo di reale è ciò che nell'inconscio non smette di presentarsi contro ogni possibile rappresentazione. Non smette di non inscriversi all'interno del soggetto inconscio, non smette di non tradursi in linguaggio ( lapsus atti mancati, confondimenti, ecc) e produrre effetti di Reale in contrasto con la realtà e soprattutto con il desiderio.
Siamo nel sintomo, nel disagio del malessere, nella crisi di panico, negli effetti psicosomatici, nell'anoressia, nella pluralità delle dipendenze e della pura mancanza d'essere della nostra modernità, causati da eccesso di adattamento al discorso imperante che abbiamo fatto nostro, auto espropriandoci dalle nostre inclinazioni più intime, fino alla vera e propria paura di desiderare.
Il discorso imperante è stato inquadrato da Lacan nel Discorso del Capitalista, dove troviamo la summa del pensiero dello psicoanalista parigino in cui il soggetto umano è spinto alla pura produzione dalla stessa produzione che trasforma paradossalmente il lavoratore in padrone produttore della propria schiavitù. Il marxismo della Teoria del Feticismo delle Merci trova in Lacan la sua espansione di reale nella lingua, dove la perversione dei feticci in produzione illimitata del capitalismo inserisce corpi estranei nel linguaggio poiché non di diretto interesse o bisogno effettivo, ma tesi a creare oggetti sostitutivi del desiderio, che è soggettivo e imprevedibile, in favore di bisogni chirurgicamente indotti che produrranno consumi di massa i quali contribuiscono attraverso la dipendenza creata, al controllo sociale.
Il secolo scorso si è giovato del genio dei cosiddetti maestri del dubbio, Nietzsche, Marx e Freud, che con il loro intuito hanno garantito seppure in una sparuta quanto battagliera minoranza, quel minimo indispensabile a mandare avanti il mondo non in una sola direzione. Le tecnologie hanno fornito al linguaggio moderno processi di autocontrollo indotti dal pensiero digitale tendente all'onnipotente che garantiscono pressoché immobilità del pensiero e inibizione drastica all'azione contraria del pensiero. Il "pensiero divergente" che gira negli studi degli psicologi e nei gruppi di lavoro e di studio, è uno degli strumenti che possiamo considerare assimilato dal discorso del capitalista. Il capitalismo ha per principio la produzione di Plus Valore che Lacan traduce come Plus de Juir, Godimento ( pulsione di morte), che come il capitalismo ne vuole sempre di più, attraverso la scienza coglie, sintetizza e mette in produzione ogni cosa. Il godimento è pulsionale e produce più di piacere, come il capitalismo produce più di valore. Il nefido paradosso che il capitalismo produce è l'eterodosso assimilare ogni cosa, riuscire a piegare alla propria volontà acefala e quantitativa, ogni genere di disposizione e perfino di predisposizione di pensiero.
Meno una. Quella di abitare il desiderio, il meno uno ( -1 ) della propria mancanza, e non il più enne ( +n ) dei prodotti del nostro essere sostituiti, è l'unico principio che il capitalismo non può assimilare poiché non produce pensiero catalogabile in quantità riproducibili, ma vuoti in cui creare la nostra scelta di libertà.