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"Il sole picchiava implacabile sul deserto dell'Arizona, mentre gli operai lavoravano alla costruzione della galleria stradale. Il villaggio vicino era un'oasi di vita e di rumore, con i bar e i ristoranti che servivano da punto di ritrovo per gli operai dopo una lunga giornata di lavoro.
"Mi sto facendo vecchio per questo lavoro", disse Mario, un operaio italiano, mentre si sedeva al bancone del bar. "Non sono più capace di lavorare come una volta".
"Ah, dai, Mario", rispose il barista, un uomo robusto con un sorriso amichevole. "Sei ancora giovane. Hai solo bisogno di una buona birra per rimetterti in sesto".
Mario rise e ordinò una birra. Mentre aspettava, notò un uomo strano che entrava nel bar. Era il professor Elliot, un tipo eccentrico che viveva in una casa isolata vicino al villaggio.
"Cosa ci fa qui il professore?" chiese Mario al barista.
"Non lo so", rispose il barista. "Di solito non viene mai in città. Forse ha bisogno di qualcosa".
Il professor Elliot si avvicinò al bancone e ordinò un caffè. Mentre aspettava, guardava nervosamente fuori dalla finestra.
"Professor Elliot, tutto bene?" chiese Mario.
"Sì, sì, tutto bene", rispose il professore. "Sto solo... lavorando a un progetto".
Ma mentre il professore parlava, un rumore strano si sentì fuori dal bar. Un rumore di ali che sbattevano, sempre più forte.
"Cos'è quello?" chiese il barista, guardando fuori dalla finestra.
E poi, improvvisamente, le finestre del bar esplosero in una nuvola di vetri rotti. E nella stanza entrarono delle falene giganti, con ali grandi come lenzuola e occhi che brillavano nel buio. Gli operai e il barista si ritrassero inorriditi, mentre le falene iniziavano a volare nella stanza, sbattendo le ali e creando un vortice di aria calda.
"Oh mio dio", sussurrò il professor Elliot, guardando le falene con un misto di orrore e fascinazione. "Sono riuscito a crearle, ma non riesco a controllarle".
Mario si alzò in piedi, cercando di proteggersi dalle falene che volavano intorno a lui. "Cosa facciamo?" gridò al barista.
Il barista era paralizzato dal terrore, incapace di muoversi o parlare. Ma il professor Elliot sembrava sapere cosa fare.
"Ho bisogno di un contenitore", disse, guardandosi intorno nella stanza. "Qualcosa per contenerle".
Mario notò un grande sacco di tela che era stato lasciato in un angolo del bar. "Quello!" gridò, indicando il sacco.
Il professor Elliot si precipitò verso il sacco e iniziò a cercare di catturare le falene. Ma erano troppe, e sembravano diventare sempre più aggressive.
"Non funzionerà", disse Mario, guardando le falene con paura. "Dobbiamo uscire di qui".
Ma era troppo tardi. Le falene avevano già iniziato a uscire dal bar e a volare verso il villaggio. E il professor Elliot era ancora intrappolato nella stanza, cercando di catturare le sue creature...".
"...Il villaggio era nel panico. Le falene giganti volavano ovunque, creando un caos totale. Gli abitanti del villaggio correvano per le strade, cercando di sfuggire alle creature.
Mario e il barista riuscirono a uscire dal bar e si unirono alla folla di persone che cercavano di trovare un posto sicuro. Ma il professor Elliot era ancora intrappolato all'interno del bar, cercando di catturare le falene.
"Dobbiamo aiutarlo!" gridò Mario, guardando il bar con preoccupazione.
Il barista annuì e insieme si precipitarono verso il bar. Ma quando entrarono, trovarono il professor Elliot coperto di polvere e con un'espressione di disperazione sul viso.
"È troppo tardi", disse il professore, guardando le falene che volavano fuori dalla finestra. "Ho creato un mostro. E adesso non so come fermarlo".
Mario e il barista lo guardarono con paura e compassione. Sapevano che dovevano fare qualcosa per fermare le falene, ma non sapevano cosa.
"Chiamiamo qualcuno", disse Mario. "Qualcuno che possa aiutarci".
Il barista annuì e prese il telefono. Ma mentre aspettavano l'arrivo dei soccorsi, le falene continuarono a volare e a creare caos nel villaggio.
E poi, improvvisamente, si sentì un rumore di elicotteri in lontananza. Gli abitanti del villaggio guardarono in alto e videro due elicotteri che si avvicinavano al paese, con delle luci intense che illuminavano le falene..."
"...Gli elicotteri atterrarono ai margini del villaggio e un gruppo di persone in tuta protettiva scese a terra. Erano esperti di controllo delle infestazioni, e sembravano sapere esattamente cosa fare.
"Professor Elliot", disse uno degli esperti, avvicinandosi al professore. "Siamo qui per aiutarla. Ma dobbiamo sapere cosa sta succedendo".
Il professor Elliot guardò gli esperti con un misto di sollievo e vergogna. "Ho creato una nuova specie di falena", disse. "Ma non sono riuscito a controllarla. Sono diventate troppo aggressive e troppo giganti, stanno creando caos nel villaggio".
Gli esperti annuirono e iniziarono a lavorare per catturare le falene. Utilizzarono delle reti speciali e dei dispositivi di contenimento per cercare di fermare le creature.
Mario e il barista osservarono con attenzione mentre gli esperti lavoravano. Sembravano sapere esattamente cosa fare, e le falene iniziavano a essere catturate e contenute.
Ma mentre gli esperti lavoravano, il professor Elliot sembrava diventare sempre più agitato. "Non funzionerà", disse. "Non possiamo fermarle tutte. Sono troppe".
Gli esperti lo guardarono con calma. "Abbiamo esperienza con situazioni come questa", disse uno di loro. "Sappiamo cosa fare per contenere le falene e riportare l'ordine nel luogo".
Ma il professor Elliot sembrava non essere convinto. E mentre gli esperti continuavano a lavorare, lui si allontanò, guardando i lepidotteri con un'espressione di disperazione e paura..."
"...Il professor Elliot si allontanò dagli esperti e si diresse verso la sua casa, un edificio isolato ai margini del villaggio. Sembrava perso nei suoi pensieri, e la sua espressione era cupa e preoccupata.
Mentre entrava in casa, notò che le finestre erano rotte e le farfallone erano entrate. Erano ovunque, volando e sbattendo le ali contro le pareti.
Il professor Elliot si sentì un senso di disperazione e di sconfitta. Aveva creato quelle creature, e adesso non sapeva come fermarle.
Si avvicinò al suo laboratorio e vide che era stato distrutto. Le attrezzature erano rotte, e le provette e i contenitori erano sparsi ovunque.
Il professor Elliot si sentì un senso di rabbia e di frustrazione. Aveva lavorato tanto per creare quelle creature, e adesso...
Si sedette al suo tavolo di lavoro e iniziò a pensare a cosa poteva fare per fermare le falene. Ma più pensava, più si sentiva confuso e incerto.
E poi, improvvisamente, sentì un rumore dietro di lui. Si voltò e vide una delle falene giganti che lo guardava con i suoi occhi grandi e freddi.
Il professor avvertì un senso di paralizzante paura e di terrore. Sapeva che era finita. Era la primogenita, la matriarca. La sua creazione lo aveva raggiunto, e adesso era troppo tardi per fare qualcosa..."
"...La falena gigante si avvicinò al professor Elliot, le sue ali sbattendo lentamente nell'aria. Il professore cercò di allontanarsi, ma le sue gambe erano come paralizzate.
La falena lo guardò con i suoi occhi freddi e calcolatori, come se stesse valutando la sua prossima mossa. Il professor Elliot sentì un senso di terrore puro, come se stesse guardando la sua stessa morte in faccia.
E poi, improvvisamente, la falena si mosse. Il professor Elliot cercò di proteggersi, ma la falena lo avvolse con le sue ali come un sudario e lo trascinò fuori dalla casa.
Mario e il barista, che stavano osservando la scena da lontano, videro il professor Elliot scomparire nella notte, avvolto dalle ali della falena gigante.
"Cosa facciamo?" chiese Mario, guardando il barista con paura.
Il barista scosse la testa. "Non lo so", disse. "Ma dobbiamo fare qualcosa. Non possiamo lasciare che quelle creature continuino a terrorizzare il villaggio".
E mentre parlavano, sentirono un rumore lontano. Un rumore di ali che sbattevano, sempre più forte.
Le bestie stavano tornando.
Tornarono, e con loro il professor Elliot. Era cambiato, però. I suoi occhi erano diventati neri come la notte, e la sua pelle era pallida e fredda.
Mario e il barista lo guardarono con orrore mentre si avvicinava a loro. "Professor Elliot", disse Mario, cercando di mantenere la calma. "Cosa ti è successo?"
Il professor Elliot non rispose. Si limitò a guardarli con i suoi occhi neri, come se non li riconoscesse più.
E poi, improvvisamente, parlò. La sua voce era bassa e rauca, e sembrava provenire da un'altra dimensione.
"Sono diventato uno di loro", disse. "Sono diventato parte della colonia".
Mario e il barista si guardarono con paura. Sapevano che il professor Elliot era perduto, e che non c'era più nulla che potessero fare per salvarlo.
Le falene si avvicinarono, formando un cerchio intorno a loro. Mario e il barista erano circondati, e non c'era via di uscita.
"È finita", disse il barista, guardando Mario con rassegnazione.
E poi, tutto divenne nero..."