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Mia mamma ha una figlia che
si sta per laureare.
Ne parla con orgoglio,
come se le crescesse in bocca
il fiore di un riscatto.
Peccato che io sia figlia unica.
Ha cucito un’altra me
su misura del silenzio,
a prova di vergogna,
con le mani esperte
di chi ha sempre saputo
nascondere il dolore sotto il tappeto.
Non dice che ho lasciato il liceo.
Non dice che avevo lasciato
anche me stessa,
che vivevo a metà.
Non dice che la notte urlavo
nel cuscino nomi che
rimanevano assenza.
C'era anche il suo tra quei nomi.
Non parla di mio papà,
del processo in tribunale e
degli avvocati.
Non dice che la sua voce era tempesta,
che io tremavo al suono
delle sue parole che feriscono,
che per anni
non ci siamo sfiorate nemmeno
con lo sguardo.
Lei dice di essere fiera di sua figlia,
ma quella figlia
non sono io.
Eppure io sono fiera di me.
Io sono rinata.
Sono rinata lottando
contro la mia mente,
nelle notti parlando con
me stessa e con i fantasmi.
Costruendomi una nuova vita
in una città nuova.
E racconto con fierezza la mia storia,
con la voce che non zittirò
per compiacere qualcun altro.
Lei continua a vergognarsi.
Io no.
Io sono fiera di avercela fatta,
senza essere diventata
quello che mi hanno fatto.
E la mia storia la racconto
portandole rispetto,
non per farla bella.