Un pezzo di femmina

scritto da Cleopa
Pubblicato 19 anni fa • Revisionato 19 anni fa
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Autore del testo Cleopa

Testo: Un pezzo di femmina
di Cleopa


Alle elementari tutti mi chiamavano “la piccolina” a causa delle mie fattezze minute e per le maestre ero la mascott della classe, da allora questo appellativo e i suoi innumerevoli sinonimi mi perseguitano.
Giunta ad un età considerevole per i miei genitori, quindici anni, mio padre fu preso dall’ansia e cominciò a preoccuparsi per la mia bassa statura:

Cara, ma mica ci rimarrà così?

Disse un giorno rivolgendosi a mia madre.
Fui portata a forza in una palestra molto qualificata, e i miei genitori espressero insieme le loro perplessità al medico addetto all’inserimento, che dopo avermi guardata attentamente, scosse la testa in segno di diniego, dicendo:

Non aspettatevi miracoli, noi faremo il possibile.

Ricordo ancora con tensione quell’anno di palestra, appesa a una sorta di barra di legno, dove solo i polsi a mio parere avevano qualche possibilità di allungamento.
E quando dopo un anno, mi misurarono, mi ero allungata solo di un centimetro, e mio padre con il suo solito sguardo pessimista, disse:

Figlia mia ricordalo, abbiamo fatto il possibile per farti allungare. Spero che non ci rinfaccerai mai di non aver fatto nulla per risolvere il TUO problema.

Ma quale problema? Io di problemi non me ne stavo facendo, ma questa loro preoccupazione iniziava ad allarmarmi, ero davvero tanto bassa?
In fondo nelle mie prospettive per il futuro, non avevo mai detto di voler fare la modella, e avevo sempre detto con schiettezza che avevo un unico e solo grande sogno nel cassetto:

Fare la casalinga, mantenuta!!!

Sogno tuttora irrealizzato. Gli anni trascorrevano, ed iniziai a lavorare come segretaria presso uno studio, con le colleghe ed il collega iniziammo presto a prenderci in giro, e tanto per non cambiare il mio nomignolo fu: “A’ corta”.
Io proprio non riuscivo a capire, era mai possibile che con tante belle e piacevoli qualità, tutti notavano di me solo la statura?
Eppure io non mi ero mai sentita davvero bassa, anzi mi sentivo un “pezzo di femmina” e quando urlavo al mondo questa mia verità, solevano tutti rispondermi con un sorrisetto malizioso, dicendomi:

E’ il resto, dove lo hai messo?

Quando nel lavorare, un interferenza telefonica, mi mise in contatto con un ufficio diverso da quello che cercavo, trovai all’altro capo del telefono una voce maschile, solare e piena di sorrisi. Le sue risate contagiose, mi catturarono nell’immediato, e quando mi propose di incontrarci, gli chiesi:

Quanto sei alto?

E lui mi disse felicemente che era atletico e alto 1,83, in quello stesso istante il mio sorriso morì.

Tornai a casa demoralizzata, avrei tanto voluto conoscerlo, ma come potevo farlo ora che sapevo che era tanto alto?

Presi il metro e misurai sulle mattonelle la sua altezza, poi mi misi spalle al muro ed ebbi la conferma: era troppo alto. Mia madre fu della mia stessa idea dicendomi:

Che dovete fare l’articolo “il”? Lascia perdere poi è anche atletico, “non è petto per te” figlia mia.

Tristemente dovetti darle ragione, ed allora pensai di chiamarlo e di confessargli le mie perplessità. Ricordo ancora la descrizione che gli feci del mio aspetto fisico per scoraggiarlo:

Sono bassa, ho la pelle olivastra e tanti capelli, ne magra ne grassa.

Ma lui rispose come speravo facesse.

Non mi importa come tu sia, mi piaci. Incontriamoci domani.

L’indomani avvisai i miei di questo incontro al buio, del resto poteva anche essere un maniaco, presi una forchetta dal mobile delle posate e la posizionai in borsa. Non optai per il coltello non lo volevo uccidere, sarebbe bastata una forchetta se avesse attentato alla mie grazie.
Lo vidi arrivare, era in macchina, non sembrava tanto alto, ma nell’istante in cui mise piede a terra, il mio cuore scese a fargli compagnia. Era immensamente alto, ma lui sembrava non curarsi della mia bassezza, scese dalla macchina colmo di entusiasmo, mi prese in braccio ridendo per la felicità, manco avesse incontrato la Ferilli.

Fammi scendere!

Gli dissi.

Sembra brutto siamo in mezzo alla strada?

Allora vieni in macchina, andiamo a prendere una cosa al bar. Mi sembrò scortese dirgli di no, in fondo avevo comunicato a casa, nome cognome, il suo telefono di casa e del posto di lavoro, non mi sembrava un malintenzionato, e poi avevo con me l’effetto sorpresa, la forchetta.

Ma oggi che sono una donna, continuo a non sentirmi bassa, e penso che questo tipo di problema tocchi solo chi non ha ben chiara la propria interiorità.
Il corpo è solo un veicolo che ci spinge a fare esperienze materiali, ma ciò che conta è il nostro animo. Bassa, alta, magra, grassa, non conta, nel vivere bisogna avere un cuore alto e sono sicura che almeno nel cuore sono una gigante.


Un pezzo di femmina testo di Cleopa
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