Incubo

scritto da Chicky
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Chicky
Ch
Autore del testo Chicky
Immagine di Chicky
Ch
Incubo
- Nota dell'autore Chicky

Testo: Incubo
di Chicky

Correvo. Era notte e correvo. Sola, nessuno mi seguiva. Ricordo che vidi una grande casa davanti a me e, senza pensarci due volte, vi entrai. Era buia e all'apparenza deserta. Non udivo rumori, voci o suoni di alcun tipo, a parte il mio respiro affannoso per la corsa, e non distinguevo nessuna forma. Tremavo, non so se per il freddo o per la paura. D'impulso, infilai la mano nella tasca destra dei jeans e tirai fuori una piccola torcia, di quelle che si usano la notte per leggere i libri. Illuminava poco, ma la debole luce che diffondeva mi bastò per rendermi conto che la casa era effettivamente vuota. Decisi di procedere con cautela e cominciai ad esplorare l'enorme pian terreno, pieno di sale: nessun mobile, nessuna traccia di vita. Solo tanta polvere e tanti spifferi di aria gelida. Cominciai finalmente a domandarmi come diavolo ero finita lì e perchè...ma non ricordavo nulla. Le gambe mi facevano male, così mi sdraiai sul duro e freddissimo pavimento di quella che probabilmente poteva essere la cucina dell'edificio, data la presenza di un antico caminetto sulla parete sinistra. Forse fu grazie al contatto con quella specie di "letto" ghiacciato che mi si schiarirono le idee...
Mi tornò in mente che quella sera ero stata da una vecchia signora in visita. Mi aveva fatto accomodare e mi aveva offerto un thè caldo. Sarà stato il dolce sapore di quella bevanda, il tepore della piccola stanza, o la comoda poltrona dove ero sprofondata...Sta di fatto che piano piano caddi come in trans. Ricordai solo che la vecchina mi parlava e sorrideva dolcemente. Aveva i capelli bianchi raccolti dietro la nuca e un paio di occhiali davvero troppo grandi per i suoi piccoli occhi grigi; indossava un vecchio vestito nero, con uno scialle di lana, sempre nero, che le ricadeva sulle spalle. Mi stava raccontando di un antico castello appartenuto alla sua famiglia e di alcune inquietanti leggende sui suoi sotterranei, ma io non l'ascoltavo molto, perchè il sonno si stava lentamente impadronendo di me...Dopo un po' lei si alzò e zoppicò fino ad una mensola, dove prese qualcosa, si voltò e me la mostrò: era un impolverato carillon di legno intagliato, a forma di cubo con ai lati delle strane scritte dorate. Tentai di concentrarmi sulla musica che ne usciva: era una melodia triste, malinconica. Ne rimasi ipnotizzata; la vecchia signora mi sussurava qualcosa ma non la capivo, però mi sentivo tranquilla. Gli occhi stavano diventando pesanti e le figure attorno a me sempre più sfocate, sempre più meno nitide...Infine vi fu il buio. Solo tanta e tanta oscurità attorno a me. Quando credetti di svegliarmi fu questo che vidi e cominciai a correre. Mi sembrava come se fossi in un tunnel vuoto, senza via di scampo. D'improvviso vidi un debole bagliore lontano e gli andai velocemente incontro con tutta la forza che avevo. Uscii da quello che mi sembrava un tunnel e corsi ancora a perdifiato fino a quella casa, dove mi trovavo adesso.
Ero ancora persa nei miei pensieri quando un secco e forte suono di una porta sbattuta con forza mi fece scattare in piedi. Il cuore accellerò i battiti in modo esponenziale e iniziai a sudare freddo. La mini torcia, che avevo ancora in mano, proiettava sulle pareti lunghe e orrende ombre che sembravano danzarmi attorno sinistramente...Mi ci volle qualche minuto per riprendermi e per capire che quelli non erano "spiriti maligni", ma la mia mano che tremava di paura per l'improvviso rumore di poco prima. Mossi incerta qualche passo verso dove mi sembrava fosse sbattuta quella porta (mi rifiutavo, o meglio la parte di me razionale, di credere che l'avesse chiusa qualcuno!). "Sicuramente sarà stato il vento..." dicevo tra me e me mentre cercavo di calmarmi. Arrivai alla stanza principale, quella da dove ero entrata; era molto lunga e molto più buia delle altre: la mia debole luce non arrivava fino in fondo alla sala. Un passo, un altro e poi ferma, in ascolto. Solo un silenzio irreale regnava. Un altro passo più corto, uno un po' più lungo: la lampadina illuminava solo il pavimento dinanzi ai miei piedi, così che tentai di socchiudere gli occhi e scrutare l'oscurità di fronte a me. No, non c'era nien...
Il cuore mi si fermò e la torcia quasi mi cadde dalle mani. Per un lungo istante rimasi a fissare davanti a me, pietrificata. Non avevo neanche la forza di alzare la luce ed illuminare quel...qualsiasi cosa fosse. Era lontana da me circa 10 metri e nella penombra distinsi solo una massa scura di qualcosa, ma avevo la netta sensazione che mi stesse fissando. Forse era la mia fantasia che me la stava facendo immaginare, ma in quel momento mi sembrava reale e che si stesse muovendo verso di me lentamente e che sussurasse il mio nome...
Mi voltai più veloce di un lampo e corsi via, senza guardarmi alla spalle. Inciampai tante volte e penso mi feci anche male, ma non me ne accorsi: volevo solo allontanarmi da quella cosa che mi seguiva. Sfrecciai attraverso mille stanze vuote, sempre più in fretta...Infine andai a sbattere contro una porta in legno, ammuffita e vecchia. Era chiusa, ma aveva la chiave nella toppa. La girai velocemente e mi richiusi, con un tremendo cigolio, l'uscio alle spalle. Per poco non caddi dalla scala che avevo davanti! Ero appena entrata nell'ingresso che conduceva alla cantina, probabilmente. Scesi cautamente le scale, fermandomi di tanto in tanto per capire se c'era qualcuno lì sotto. Ma non udivo nulla, nè vedevo il termine degli scalini. Arrivai dopo un bel po' alla fine della discesa: davanti a me si estendeva un infinito, umido e nerissimo corridoio. Che fare? Proseguire? Non avevo molta scelta...Se fossi tornata su, avrei dovuto fare i conti con qualsiasi cosa ci fosse stata al di là della porta di legno. Mi addentrai in quel tunnel da brividi, decisa ad attraversarlo il più in fretta possibile per cercare un'altra via di fuga, possibilmente all'aria aperta. Volevo tornare a casa, ero stanca, avevo una paura tremenda e sudavo freddo. Chissà cosa guidò la mia torcia verso le pareti e mi costrinse a guardarle: stranamente non erano vuote, ma vi erano appese delle tele bianche incorniciate. Rallentai il passo e volsi il debole fascio di luce una volta a destra e una a sinistra: file di quadri tutti non dipinti si susseguivano ai lati. Stavo per farmi scappare un commento ironico con una piccola risatina, quando questa si trasformò improvvisamente in un urlo che rimbombò ovunque. Due occhi, neri, lucenti, mi fissavano. Ripresi a tremare, ma mi calmai piano piano dopo un attimo. Gli occhi appartenevano ad un signore dipinto. Ero arrivata (finalmente) nella sezione dei "quadri dipinti". Feci un piccolo giro su me stessa e mi guardai intorno: sì, doveva essere così, perchè le tele da quel punto in poi erano colorate. Proseguii di nuovo speditamente, ma non staccai lo sguardo dalle pareti: erano tutti ritratti che rappresentavano, probabilmente, le persone che avevano vissuto in quella casa. Certo che era strano, come posto dove esporli: in una cantina! C'era, però, qualcosa di inquietante e cattivo in quei visi: tutti avevano occhi neri e tutti sembravano osservarmi. Mi sentivo le loro occhiate maligne addosso e un brivido mi percorse la schiena. Accellerai il passo, ma un rumore sordo e metallico mi bloccò all'improvviso, Con il cuore in gola, mi voltai e...ciò che vidi non lo scorderò più per il resto dei miei giorni!
Prendetemi per pazza, ma giuro che in quel momento ero più che sveglia e pienamente in me, anche se pregavo che quello si rivelasse solo un brutto incubo e mi svegliassi di lì a poco. Non urlai, non ne fui capace. Ero raggelata dalla vista di ciò che adesso era in piedi a pochi passi da me. Un essere dalla tunica grigia e sporca di sangue raggrumito era apparso dal nulla. Aveva delle pesanti catene attorno alla vita, al braccio sinistro e al...Al collo no, non aveva la testa! Fece per voltarsi e darmi le spalle, ma appena si girò...ci mancò poco che non svenni! La testa era...dietro la sua schiena! Come se gli fosse stata tagliata, ma essa non si fosse staccata del tutto dalla base del collo! E adesso ciondolava all'indietro, in modo innaturale e orribile, con i lunghi capelli scuri, arruffati, che ondeggiavano come una lunga barba. Mostrava i denti rovinati e sporchi e i suoi occhi erano...bianchi!
Ma il peggio doveva ancora venire: dietro di lui ne spuntarono altri, molti altri! Tutti con il capo rivolto all'indietro in modo innaturale. Si avvicinavano zoppicando e i loro occhi bianchi sembravano scrutarmi attentamente. La mia enorme paura si trasformò in vero e proprio terrore quando mi accorsi che dai quadri stavano uscendo delle figure trasparenti che lentamente prendevano le sembianze di persone umane. Dopo pochi attimi mi sentii circondata e osservata da centinaia di occhi neri e bianchi. Indietreggiai lentamente.
Un secondo, un solo secondo di calma e silenzio surreali e poi si scatenò il finimondo. Gli esseri emisero un urlo agghiacciante, acuto, infernale che mi penetrò nelle orecchie fino al cervello, e si lanciarono verso di me, seguiti dai fantasmi dei quadri, i cui occhi ora brillavano di un rosso fiammeggiante.
Non saprei dirvi cosa mi diede la forza di girarmi e correre a più non posso verso chissà cosa. Cercavo solo di fuggire e mettermi in salvo. Tirai dritta lungo tutto il corridoio, che era interrotto di tanto in tanto da alcune porte di legno, tutte fortunatamente aperte. Dai dipinti alle pareti continuavano ad uscire figure trasparenti, ma me li lasciavo di corsa alle spalle, sfrecciandoli accanto. Avevo il cuore che sembrava volesse esplodere da un momento all'altro: ero terrorizzata, sentivo i passi veloci e claudicanti dietro di me e il soffio gelido di quegli spiriti maledetti sul mio collo. erano vicini, molto vicini, mi stavano per raggiungere. L'uscita, dov'era l'uscita? Altre porte, altri corridoi bui e umidi...sembravano non finire mai. E le urla spaventose che si avvicinavano, sempre di più, sempre di più...
Poi, da lontano scorsi un portone di ferro, più grande degli altri. Cercai di fare un ultimo scatto per raggiungerlo: forse era la via d'uscita, ero salva! Allungai la mano e...
Il rumore di un tonfo cupo si propagò tutt'attorno e le urla cessarono. Mi rialzai stordita, ma capii subito cos'era successo: quel dannato portone era chiuso dall'esterno! Bussai, scalciai, tirai pugni, gridai, supplicai di aprire, pregai che avvenisse un miracolo: non ero più in me. La paura più profonda e dolorosa si era impadronita della mia mente.
Un sibilo alle mie spalle. Mi voltai lentamente, con gli occhi e il cuore pieni di terrore e con il corpo scosso da un tremito incontrollato. Ancora tutti quegli occhi neri e bianchi che mi guardavano. E le loro bocche sogghingnavano diabolicamente. Due di loro, un essere con la testa ritorta e un fantasma, mi si avvicinarono lenti, sussurando strane parole in una lingua sconosciuta. Erano sempre più vicini e il mio corpo prese a tremare ancor di più. Uno dei due stringeva uno strano oggetto di legno in una mano. La testa mi iniziò a girare, vedevo tutto confusamente, non riuscivo a gridare, la mia bocca non emetteva nessun suono. Loro allungarono un braccio e cinque dita fredde come il ghiaccio mi strinsero la gola...
... ... ...

Scattai in piedi, urlando come se fossi stata ferita mortalmente. Ansimante mi guardai intorno, senza capire dov'ero. C'era una calda luce artificiale e nella stanza si stava bene. Mi ripresi e ricordai: ero nella casa della vecchia signora, che stava seduta accanto a me e mi guardava incuriosita. Sicuramente dovevo averla spaventata con quel mio grido. Mi scusai imbarazzata e mi sedetti di nuovo con calma. Le spiegai che avevo avuto un incubo e glielo iniziai a raccontare, compresi tutti i particolari più inquietanti.
Ad un tratto, rallentai il flusso delle parole e osservai attentamente il viso della vecchina: l'avevo già visto da qualche parte, ma dove?...
Le ultime parole mi si spensero piano piano, mentre ripresi a tremare e un brutto quanto terribile presentimento si impossessò di me. La vecchia si alzò con studiata lentezza e si avvicinò sinistramente a me. Nella mano destra stringeva ancora l'antico carillon di legno. Sogghignava. Fu come un'apparizione orribile: sovrapposi l'immagine degli occhi bianchi e dei denti sporchi di sangue a quella che avanzava verso di me e mi sembrava che entrambe...fossero la stessa persona! Immobilizzata, incapace di reagire, sobbalzai solo quando una mano innaturalmente ghiacchiata mi afferrò il braccio e sibilò verso di me: "Forse non è stato solo un incubo!".
...
Incubo testo di Chicky
0