L’otto Settembre 1943, perlomeno sulla carta, l’Esercito italiano rappresentava ancora una forza notevole: la quarta marina militare del mondo, ed in terra oltre tre milioni e mezzo di uomini cui, terminato l’addestramento, sarebbero stati aggiunti i richiamati della classe 1924. Anche l’armamento poteva apparire buono: 85.000 fra mitragliatrici e mitragliatori, 15.000 mortai, oltre diecimila cannoni, un migliaio di carri armati, e oltre cinquemila aerei, contando quelli in revisione, gli aerei scuola, ecc.
Ma dopo le sconfitte in Africa Orientale e Settentrionale, in Russia ed in Sicilia, questo esercito era demoralizzato, stanco, senza più fiducia nella vittoria.
Ma ciò che più conta, Il Re, la maggioranza dei comandanti dell’esercito, tutti i gerarchi fascisti tranne Farinacci, erano stati contrari alla guerra contro le democrazie occidentali, ed ora non avevano nessuna intenzione di sacrificare l’Italia per permettere alla Germania di resistere. Talvolta questo atteggiamento assumeva addirittura il carattere addirittura di sabotaggio. Dopo l'otto settembre, i Tedeschi trovarono nei magazzini diecimila mitragliatrici e decine di migliaia di mitra non consegnati all’esercito.
Persino Mussolini, che aveva firmato l’alleanza coi Tedeschi più per paura che per convinzione, prima di essere deposto dal Re, aveva preparato un memoriale da consegnare ai Tedeschi in cui, parlando anche a nome del governo giapponese, chiedeva ai Tedeschi di rinunciare alle conquiste in Russia allo scopo di raggiungere un armistizio con quella Nazione. Chiedeva inoltre l’invio in Italia delle indispensabili materie prime. Se i Tedeschi non avessero acconsentito, si sarebbe comunicato loro che l’Italia apriva una trattativa per conseguire un armistizio con gli occidentali.
Perciò, quando il pomeriggio dell’otto Settembre Badoglio annunciò alla radio l’armistizio, tranne pochissimi reparti, l’Esercito italiano accettò di deporre le armi.
Ma questo esercito era pronto ad accettare l’armistizio per finire la guerra, non per cominciarne un'altra contro coloro con cui si era combattuto fino a un’ora prima. Sicuramente, se si fossero conosciute le atrocità tedesche, ben prima dell’otto Settembre l’Esercito italiano avrebbe levato le armi contro i nazisti. Ma allora quella realtà era ignorata; girare le armi contro i Tedeschi sarebbe stato tradimento, e i soldati italiani non lo fecero.
Nel dopoguerra, si è inventata la fola che l’Esercito italiano si sarebbe sciolto perché rimasto alcune ore senza ordini, mentre il Re e Badoglio da Roma si trasferivano a Brindisi. In realtà i due fuggirono precipitosamente nella notte, dopo aver saputo che i Germanici avevano assediato Roma senza incontrare resistenza, e che l’unica strada ancora libera era quella per Pescara, da dove si imbarcarono per Brindisi.
Perciò l’Otto Settembre non dovrebbe essere ricordato come un giorno di vergogna, ma come un giorno in cui la dignità prevalse.
OTTO SETTEMBRE. GIORNO DELLA DIGNITA' testo di Nulla