Non basterai tempo.
Fidato unguento lenitivo, credimi.
A nulla serviranno le parole antiche, i canti sacri o le innocenti speranze.
A nulla serviranno, stavolta.
E tu, sciocco codardo spettro della mia stessa vita, a nulla serviranno i tuoi lallanti sussurri, perché niente può essere udito dalla tua mezzavita.
Perché nulla possono le sapide consolazioni contro le nostalgie di ciò che non è mai esistito.
Li addito rimpianti solo perché sono miope abbastanza da non poterli chiamare in altro modo.
Ma li vedo, framezzo porte socchiuse, sugli orli del possibile.
Li ascolto tra le intercapedini dell'altrove.
E li so lì, magnifici, spianti su tutte le fessure della mia esistenza che, per loro, non è stata abbastanza.
Ecco perché avverto l'amaro schiocco,
e sento il peso acido di tutti gli umori che la gravità del mio cuore mi ha tirato addosso.
Crosta dei riflessi di una vita che sarebbe potuta essere ma che è solo miserabile pesantezza.
Ti prego,
urlo di gratitudine, allontana tutta questa liquamosa tristezza.
Che smetta di invidiare gli eletti cui è permesso il rammaricarsi dell'avvenuto!
Tiepido nascituro che racchiudi tutte le speranze di quello che non diventerai mai, ti disconosco!
Perché a nulla serviranno i tuoi demoni, a nulla occorreranno i tuoi terrori e tutti i tuoi prodigi!
A nulla servirà il figlio tuo, sonno inquieto, padre di sogni dolenti e di tutte le larve del giorno a venire!
A nulla serviranno più le sue danze, a nulla le sue risa, a nulla il buio del suo promettere!
E infine a nulla servirete voi, branchi famelici sotto le mie palpebre fiaccate dall'immobilità diurna.
Uniche fantastiche compagnie dei miei tormenti.
Eppure.
Vi prego,
non abbandonatemi voi persino, incubi delle mie notti.
Creature dei miei sonni.
Elemosine del mio dissesistere...
Urlalte!
Ascoltate!
E stringetemi!
Perché ormai sono sordo!
E muto!
E cieco!
Nostalgie di ciò che non è mai esistito testo di Pip.