Benvenuti Nel Regno Della Razza "Umana"

scritto da fabio b
Scritto 13 giorni fa • Pubblicato Ieri • Revisionato Ieri
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“Sii sempre, in ogni circostanza e di fronte a tutti, un uomo libero e pur di esserlo sii pronto a pagare qualsiasi prezzo.” SANDRO PERTINI.
- Nota dell'autore fabio b

Testo: Benvenuti Nel Regno Della Razza "Umana"
di fabio b

Le oligarchie tecnologiche rappresentano oggi una delle forme di potere più pervasive della storia .
Le piattaforme delle big tech non controllano soltanto mercati ma infrastrutture cognitive, capacità predittive, standard comunicativi, flussi informativi e, sempre più spesso, i meccanismi attraverso cui individui e istituzioni prendono decisioni.
La concentrazione di potere attorno ad esse, pertanto, non è più soltanto di carattere economico ma simultaneamente anche cognitivo e decisionale.
La questione è diventata strutturale e dobbiamo interrogarci ,tutti ,su cosa accade a una democrazia liberale quando pochi soggetti privati accumulano una quantità di potere tale da influenzare contemporaneamente il mercato, la conoscenza e la capacità collettiva di orientare il comportamento sociale.
È in questo passaggio epocale che le oligarchie tecnologiche stanno mostrando il loro volto,
la capacità di poter creare un nuova dottrina polica sociale, economica ,che niente a che vedere con la democrazia.


Oltre il capitalismo industriale

Per comprendere la specificità di questa trasformazione bisogna evitare l’errore, frequente, di immaginare il potere tecnologico contemporaneo come una semplice prosecuzione del capitalismo industriale classico, perché questa nuova realtà rappresenta un passaggio epocale senza precedenti nella storia , differenze profonde segnano il passaggio del capitalismo dal neoliberismo alla tecnocrazia oligarchica, la discriminante non è nell'accumulo di beni e denari ma nel raggiungimento di una concentrazione di potere tale da creare una nuova dottrina economico sociale, una filosofia del potere capace di far crollare il concetto di democrazia e diritto così come la conosciamo ,per sostituirla con una dottrina politica simile ad un totalitarismo nazifascista .

L’industria tradizionale produceva beni, le piattaforme contemporanee producono ambienti,
ma non si limitano a vendere servizi ,organizzano gli spazi all’interno dei quali avvengono comunicazione, consumo, informazione, lavoro e relazioni sociali. Queste organizzazioni non producono beni durevoli , lì fanno produrre dove il costo è più basso , trasformano il servizio in prodotto e profitto , il profitto in schiavitù.
Non sono soltanto entrati nelle nostre vite condizionandole, sono entrate nei nostri cervelli, deformandoli , e tutte le informazioni per poterlo fare le abbiamo date noi , senza coercizioni, senza apparenti forzature , abbiamo scambiato i nostri pensieri con il nostro desiderio di apparire, usando i social come palcoscenici ,dove ogni giorno va in scena non la nostra vita , ma la vita che vorremmo, qui sta il nostro fondamentale errore , così facendo abbiamo dato alle piattaforme ogni informazione personale , ogni orientamento di bisogni, desideri , loro se ne sono appropriate restituendo una realtà artificiale, che si regge sulla finzione di dorate menzogne, che ammantano il controllo che noi abbiamo regalato, delegato, perché non sappiamo più riflettere, scegliere .

Nel capitalismo industriale classico, , il monopolio restava, almeno teoricamente, contendibile: nuove imprese potevano emergere, tecnologie alternative potevano sostituire quelle esistenti, i confini geografici limitavano la scala del dominio.
Nel capitalismo digitale, invece, il vantaggio competitivo tende ad autoalimentarsi, non conosce confini, non ha limiti se non se'stesso, non ha avversari ne monopoli, è trasversale pervasivo,produce nuovi modi di vivere e pensare.
Chi possiede enormi quantità di dati dispone così allo stesso tempo di una fotografia del presente e della capacità di anticipare comportamenti futuri come consumi, orientamenti politici, preferenze culturali, abitudini sociali, facendo della previsione una forma di dominio.

Un potere che orienta senza imporre.
Le oligarchie tecnologiche hanno superato il vecchio mondo, perché sono riuscite a cogliere l'opportunità,nata da una politica economica completamente errata,come il neoliberismo alla Reagan - Thatcher,ne hanno colto i punti deboli , come la completa deregulation,la mancanza di leggi adeguate.
Il mancato controllo di determinate zone grigie della new economy ,della fine del secolo scorso e l'inizio del 2000,
in concomitanza con la rapidità legata alla necessità dei governi , di appoggiare l'intelligence militare nella sua evoluzione tecnologica, hanno permesso alle nuove entità digitali,di ritagliarsi , inizialmente,
un piccolo spazio privo di regolamentazione, poi lo hanno velocemente allargato, di pari passo con la crescita della innovazione nella tecnologia bellica ,per affrancarsi, poi, completamente, da ogni controllo.
Oggi non solo non rispettano il diritto internazionale, ma neppure regole di limitazione nazionale ,anzi sono loro ,
in grado di dettare condizioni di non intromissione nei loro ambiti , agli Stati che li hanno visti nascere .

Niente nasce per caso, la storia, per quanto contraddittoria, ha una sua logica , almeno sembrava averla prima di questa follia spartiacque, comunque sia,creata dall'uomo, sempre in cerca ,come una cavalletta di risorse , energia, beni,e soprattutto potere .
Se dovessimo individuare una data di svolta ,mai facile nella storia, abbastanza scontata per raccontare questa parabola, direi che dopo l'undici settembre 2001 niente è più stato come prima .
Le nuove generazioni danno per normali e scontate situazioni, che per noi ,con qualche anno in più ,sembrano restrizioni della libertà personale inaccettabili , togliersi le scarpe in aeroporto, sottoporsi a perquisizioni corporali o peggio , tutto in nome della sicurezza barattata con la libertà, tutto figlio di una tragedia, non vorrei dire organizzata, dagli stessi Stati Uniti, ma pilotata e gestita in un certo modo, è accertato .

Un episodio simile a Pearl Pearl Harbor (nome in codice: operazione Z), l'america doveva entrare in guerra, il parlamento, e gli americani stessi non ne volevano sapere, i giapponesi arrivarono sull'isola di Oahu, nell'arcipelago delle Hawaii, fecero praticamente piazza pulita , ma le portaerei,vera forza della marina, erano stranamente in missione, non ne fu affondata una .
Incredibile.
Più incredibile, poi, fu il fatto che , nel 2001, 4 aere dirottati , scorrazzarono sui cieli degli Stati Uniti, senza essere intercettati e nessun codice di dirottamento venne subito trasmesso dagli aerei sequestrati.

Anche dopo aver avuto la certezza del dirottamento già avvenuto, gironzolarono nei cieli ,senza che nessun caccia li avesse intercettati: due aerei per circa 26 e 22 minuti (lo AA11 e lo UA175) prima di finire sulle Torri, e due (lo AA77 e lo UA93) rispettivamente per circa 41 minuti e circa 51 minuti, prima di schiantarsi sul Pentagono e in Pennsylvania, volarono indisturbati, sorvolando anche le regole base ,del controllo aereo militare.

Eppure c’erano le procedure della FAA (Federal Aviation Authority) che prevedono, non appena un volo civile finisce di poco fuori rotta, scatti un allarme che si estende automaticamente anche a tutti i quadranti contigui.
Al contempo è allertato il rispettivo settore di controllo aereo militare, il NORAD, che dispone a sua volta di un sistema completo ed indipendente di monitoraggio e autorizza la intercettazione dei caccia.
E invece niente, di fatto non accadde nulla.
Si è parlato di un coinvolgimento del Mossad , perché, quel giorno, non c'era un ebreo Nazista al lavoro.
Quel giorno si è detto e scritto, gli Stati Uniti erano , venticinque anni fa ,giunti ad un livello di indebitamento tale da mettere in forse la loro leadership mondiale , si sa che gli Stati Uniti avevano la necessità di controllo sul petrolio,sul gas, le altre forme energetiche nascenti, presenti in Iraq, Iran, soprattutto,quindi era vitale per loro conquistare il medio oriente ,via della seta oggi, come mille anni fa .
A tragedia avvenuta l'America avendo dichiarato guerra al terrorismo, non ad uno stato in particolare, ritenne,, sicura che Bin laden fosse nascosto e protetto, dall'L'Afghanistan, di cominciare la crociata da lì.

Da allora l'America è sempre stata in guerra, per le torri,forse , ma certamente non solo, tento' di instaurare
un controllo diretto , diverso dalla solita subdola sovranità indiretta, praticata come prassi, mise in atto una vera
manovra geopolitica di occupazione, per avere un impero ,non più le paludi del "domino "Mekong,questa volta tutto cambiò, era necessario impossessarsi della zona più ricca di energia e risorse, la più importante del mondo per mantenere una supremazia in bilico.

A questo punto due divennero le priorità della svolta per realizzare il progetto .
La prima la sicurezza interna che divenne una vera e propria ossessione per il Congresso e la popolazione, pronta a rinunciare a una fetta di libertà e diritto, pur di superare lo Shock di sentisi nuovamente attaccabile ,vulnerabile, quindi il popolo si rivelò pronto a delegare ai poteri forti ,principi democratici fondamentali, per avere, come contropartita, garanzie di protezione interna a qualunque prezzo .
La seconda , tenuto conto che gli USA dichiararono guerra non ad uno stato in particolare ma al "terrorismo" significava iniziare un conflitto senza limiti temporali, e soprattutto su un'area molto vasta, strategicamente fondamentale per la sfida (reale scopo di venticinque anni di guerre ) con la Cina e la Russia ,in sostanza chi delle tre potenze, avesse controllato, direttamente o indirettamente, il territorio medio orientale sarebbe diventata l'unica superpotenza.

Il prezzo da pagare per un paese dove diritto e democrazia erano ancora un fondamento, era alto , molto più difficile da attuare ,rispetto a paesi che poco conoscevano diritto e libertà, quindi avvantaggiati nel gestire uno stato di emergenza e criticità ,con leggi speciali che limitano principi fondamentali dei diritti del cittadino , rispetto ad un paese ,che almeno fino ad allora, pur nelle sue contraddizioni violazioni, scandali, si era dimostrato fedele ai principi liberali .
Cionostante l'America non si fermò ,la guerra contro "tutti" , veri o presunti terroristi , sul fronte interno e nel mondo, iniziò, di pari passo prese il via ,un programma teso a garantire la sicurezza che di lì a poco sarebbe diventato una violazione di tutti i fondamentali diritti del cittadino .
Negli anni successivi, nel 2013 il generale David Petraeus,ha cercato di giustificare le intrusioni governative nella privacy come mezzo per combattere il terrorismo internazionale.
L'ex collaboratore della National Security Agency (NSA) e informatore Edward Snowden ,rivelò nel 2013 l'estesa sorveglianza di internet e telefoni da parte dell'intelligence statunitense. Nel frattempo, nel marzo 2014, Brennan è stato costretto a scusarsi al Congresso degli Stati Uniti per aver monitorato i computer dei dipendenti del Senato. Ha anche dovuto difendere i metodi utilizzati per ottenere informazioni dai detenuti ,dopo gli attentati dell'11 settembre, in seguito a un rapporto del Senato estremamente critico.

Contemporaneamente al processo di limitazione dei diritti personali, si diede il via ad un progetto di tecnologia sempre più sofiscata e precisa, con costi finanziari altissimi,per un paese già pesantemente indebitato.
(il debito USA,ora ammonta a 40.047 miliardi di dollari, se l'economia mondiale si sganciasse dal dollaro , le navi iniziassero a pagare , come è già avvenuto ,il pedaggio a Hormuz , in bitcoin, gli USA sarebbero tecnicamente in defaul ,il tresaury USA rende il 5,75, l'America si regge sul suo debito che ha venduto al mondo, in cambio di sicurezza e stabilità, che non può più garantire,per questo devono continuare la guerra, sono costretti a vincerla,e solo con la bomba atomica lo possono fare) .
L'obiettivo divenne quindi,raggiungere una superiorità tecnologica tale in ambito strategico militare ,
che consentisse di avere l'intelligence più sofisticata e contemporaneamente, mantenere la superiorità tattica pur con un minor numero di uomini sul campo.

Il congresso e l'opinione pubblica, da sempre, estremamente sensibili, per ragioni ideologiche ed elettorali, al "destino dei nostri ragazzi" , non avrebbe permesso grandi perdite umane nei vari conflitti , così pur tra vincoli, dal partito democratico, aspettative dei repubblicani, George Bush Jr,diede il via alla crociata , parola sue , contro gli infedeli su tutti i fronti .
La tecnologia doveva essere l'arma vincente in qualsiasi sua applicazione,dalla capacità di controllo capillare, ai piani di guerra, agli strumenti , tutti gli strumenti, per poter condurre una guerra con il minor dispendio di risorse, soprattutto umane, la tecnologia doveva, necessariamente,avere uno sviluppo esponenziale per garantire la superiorità , l'efficacia , l'efficienza,
e il raggiungimento degli obiettivi, non importava più,a questo punto,quale fosse il prezzo che la democrazia avrebbe dovuto pagare.

Questa decisione , dopo i prodromi neoliberisti di Reagan e Thatcher, fu il punto di non ritorno, il cambio pagina nella storia che porta a Forrestrump e al quotidiano pericolo di guerra nucleare .

Esistono valide ragioni per collocare l'inizio della impetuosa cresciuta tecnologica nell'anno 2001. Non che prima non ci fossero siti web computer o collegamenti a Internet ma erano sporadici, e riguardavano una piccola percentuale della popolazione.
Dal 2001 la tecnologia di Internet, combinata con l'intelligenza artifiaciale , nata nel 1950, e potenziata incredibilmente per gli scopi bellici, legati alle guerre post undici settembre, cambiano completamente il volto dei conflitti come li conoscevamo.
Dalla guerra in diretta del Vietnam, che entrava nelle case degli americani, all'ora di cena,rendendo i civili partecipi al conflitto, insieme ai loro figli a Saigon, alla segretezza blindata, di ogni azione militare, a partire da Afghanistan e Iraq, un'operazione per gli Usa lunga 19 anni e non conclusa.

Sul campo di battaglia, l’Artificial Intelligence può mitigare alcune minacce e tenere più al sicuro le persone,
identifica i pericoli più rapidamente di quanto potrebbe fare il personale umano,ridurre il rischio per la vita umana.
Alla difesa dei soldati sul campo, va poi associata quella delle minacce informatiche, caratterizzate da un potenziale offensivo estremo, un attacco informatico in uno scenario di guerra, può avere conseguenze catastrofiche .
La faccia pericolante e pericolosa della medaglia, è che le armi autonome dotate di intelligenza artificiale, possono anche lanciare assalti coordinati, senza l’esigenza che siano presenti sul campo soldati in carne e ossa.
In questo senso, l’AI si dimostra estremamente indicata per il riconoscimento di bersagli in condizioni di combattimento offrendo una posizione precisa del target, ma è vero altresì, che IA può decidere,
i bersagli che ritiene più pericolosi e farlo in autonomia .
Questo cambia ulteriormente il quadro della sicurezza sul campo di battaglia, e in divenire, non per un singolo conflitto, ma per tutti noi .
Tutto questo è avvenuto e avviene in un contesto privo di regole.
Le Convenzioni di Ginevra non contemplano macchine capaci di selezionare autonomamente i propri bersagli. Le Nazioni Unite tentano da anni di stabilire direttive sull’uso dell’IA in guerra, ma senza successo.

Sullo sfondo, per gli Usa c’è soprattutto la sfida con la Cina, che non si pone limiti nell’uso dell’IA per sorveglianza di massa, repressione del dissenso, manipolazione informativa, e uso di armi autonome in un eventuale conflitto. Per Washington, ogni vincolo imposto alle aziende americane rischia di tradursi in un vantaggio competitivo per Pechino, che si muove senza freni etici né vincoli legali. Per Anthropic, invece, proprio l’esempio cinese è un’anticipazione inquietante di ciò che potrebbe diventare anche l’Occidente, se la logica dell’emergenza militare, dovesse prevalere su quella della responsabilità.
Siamo ai primi segnali di un destino oscuro per l'umanità . L’uomo sarà ridotto a supervisore, co-pilota o ultimo garante morale, oppure diventerà un ostacolo da aggirare per accelerare le operazioni.
Nel frattempo, la corsa all’IA militare procede più rapidamente della capacità politica di governarla.

È qui che la questione tecnologica diventa inevitabilmente geopolitica. Stati Uniti e Cina hanno compreso da tempo che la competizione per la leadership mondiale passa dal controllo delle tecnologie decisive, dei semiconduttori, dei dati, delle infrastrutture digitali, del cloud, dell’intelligenza artificiale e delle reti attraverso le quali circolano informazioni e potere.
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È lo stesso errore commesso con la globalizzazione. Abbiamo confuso lo scambio con la dipendenza, trasferendo produzioni, competenze e intere filiere strategiche verso Paesi che non condividevano necessariamente i nostri interessi e i nostri valori, fino a scoprire quanto fosse pericoloso, dipendere da loro, proprio quando quelle filiere diventavano indispensabili.
Già durante la pandemia apparve evidente quanto l’Occidente avesse perso margini di manovra nei confronti della Cina e quanto quella dipendenza fosse diventata una questione geopolitica prima ancora che economica.

La questione, ancora una volta, riguarda il potere. Chi controlla le infrastrutture attraverso le quali una società comunica, produce, si informa e prende decisioni possiede una leva formidabile sulla società stessa; chi controlla i dati conosce comportamenti e preferenze, chi controlla gli algoritmi può orientare l’attenzione, chi controlla la capacità di calcolo possiede una parte crescente della potenza economica, scientifica e militare.

Venticinque anni fa diciannove terroristi riuscirono a sfruttare le vulnerabilità di una società aperta per trasformare gli strumenti della modernità occidentale contro l’Occidente stesso. Oggi quelle vulnerabilità si sono moltiplicate e sono entrate nelle nostre tasche, nelle nostre case, nelle aziende, nelle istituzioni, nei sistemi militari e perfino nei processi attraverso i quali costruiamo la nostra percezione della realtà.

Esiste però una differenza decisiva. Gli aerei dell’11 settembre erano strumenti nelle mani degli uomini che li pilotavano; gli algoritmi che stiamo costruendo intervengono sempre più profondamente nei processi attraverso i quali scegliamo, decidiamo e comprendiamo il mondo. Il rischio non è soltanto che qualcuno utilizzi l’intelligenza artificiale contro di noi, ma che noi stessi le consegniamo progressivamente capacità che smettiamo di esercitare.

Il filo che unisce le Torri Gemelle all’intelligenza artificiale passa esattamente da qui.
L’11 settembre ci costrinse a capire che il nemico, o presunto tale, poteva utilizzare la nostra forza contro di noi; venticinque anni dopo dobbiamo comprendere che la sfida decisiva sarà impedire che gli strumenti più potenti che abbiamo mai costruito finiscano per decidere al nostro posto chi siamo, che cosa pensiamo e quale futuro vogliamo.

Perché la tecnologia può cambiare le guerre, il potere e perfino la realtà che percepiamo, ma c’è una sovranità senza la quale tutte le altre diventano inutili:
quella dell’uomo sulle proprie scelte.

Una democrazia può convivere con grandi concentrazioni economiche solo fino a quando esistono meccanismi reali di controllo, trasparenza, ricambio e responsabilità pubblica.
Quando questi meccanismi si indeboliscono, la libertà politica rischia di sopravvivere più come forma che come sostanza. Forse le società occidentali stanno iniziando lentamente a prenderne coscienza, sperando decidano di reagire una volta per tutte prima di aver oltrepassato il punto di non ritorno.
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