Ti spiego cosa vuol dire amore

scritto da Marco.Lodi
Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Autore del testo Marco.Lodi

Testo: Ti spiego cosa vuol dire amore
di Marco.Lodi


Quella sera prenotai in un ristorante appena fuori citta’, un locale riservato, con le luci soffuse, adatto ad un incontro del nostro tipo.
La chiamai verso le quattro del pomeriggio, per avvisarla che qualche ora piu’ tardi sarei andato a prenderla al lavoro, mi rispose con una voce assonnata, “qua in ufficio non c’e’ niente da fare, passa anche dieci minuti prima” mi disse aggiungendo un “ti aspetto” pieno di desiderio che per poco non me lo faceva esplodere nei pantaloni. Ero sicuro che si fosse sfiorata mentre me lo diceva, la bastarda, con quella sua maniera naturale di farlo, di fronte a tutti in quell’ufficio colmo di impiegati modello, senza che nessuno se ne fosse accorto.
Questo e’ uno dei vantaggi fondamentali dell’essere donna, il piu’ importante - pensai - dopo quello di poter venire anche 10 volte di seguito senza dover per forza interrompere la scopata: il fatto di potersi eccitare ovunque ed in ogni momento, senza che nessuno se ne accorgesse e senza che un coso di quasi 20 cm. diventasse tanto duro da sembrare una pistola tenuta nella tasca dei pantaloni, proprio come era appena accaduto a me.. “stai buono –gli dissi- cerca di aspettare solo qualche ora, ricorda che appartieni ad una persona importante e non possiamo permetterci certe figure, il signor Martinelli dovrebbe gia’ essere qui”. Ma quel coso non stava mai a sentire i miei discorsi, ragionava per cazzi suoi (e chi avrebbe potuto dargli torto in questo!) e dei miei appuntamenti importanti non gli fregava nulla, perche’ per lui le cose importanti erano altre, che non avevano nulla a che vedere con gli affari.
“Non capisci che sono un editore, cazzo! Entro qualche istante bussera’ a questa porta il piu’ grande produttore di scarpe di questo paese, e io non posso certo alzarmi per andargli ad aprire in questo stato”
Quando la segretaria mi avverti’ dell’arrivo di. Martinelli, il mio coso stava ancora in attesa della della dolce fica di Serena, ormai era completamente partito, cosi’ pregai la segretaria di accompagnare l’ospite personalmente nel mio studio, almeno mi sarei evitato di doverlo raggiungere all’ingresso con una sciabola nascosta nei pantaloni.
“Prego, avanti si accomodi pure” dissi alzandomi appena, attento a non oltrepassare con il bacino la soglia della scrivania, mentre il tipo delle scarpe si avvicinava a me guardandosi un po’ in giro.
Dopo qualche minuto trascorso a parlare d’affari finalmente mi sentii molto piu’ leggero, libero d’alzarmi e di prendere dal mobile bar del mio studio un drink da offrire a colui che da li’ a poco avrebbe potuto staccare un assegno a molti zeri.
Sapevo che i miei collaboratori se lo stavano lavorando da diversi mesi e che era un tipo meticoloso ed esigente, che voleva conoscere di persona colui che avrebbe incassato il suo denaro.
Naturalmente non affrontammo alcun argomento specifico, di quello se ne sarebbero occupati i miei dipendenti, discutemmo per 54 minuti del nulla, ma io non avevo particolari impegni da fronteggiare, e a quanto pare nemmeno lui, quindi andava bene cosi’.

alle 6 meno 10 pm. ero sotto l’ufficio in cui lavorava Serena, la vidi uscire con perfetta puntualita’ e mi gustai non visto il suo camminare verso il bar in cui eravamo soliti incontrarci, “Bar Esposito” si chiamava se non ricordo male. Ero gia’ seduto all’ultimo tavolino quando entro’, feci per alzarmi ma lei mi disse di aspettare. Ando’ verso il banco e trono’ con due bicchieri di rosso ghiacciato, frizzante, e si sedette al mio fianco. Mi sentivo fortunato, quel pomeriggio, avevo da poco concluso l’affare piu’ importante dell’anno e stavo per andare a cena con quella che probabilmente era la piu’ abile scopatrice della citta’.
Perche’ non e’ vero, come si ostina a sostenere qualcuno, che basta amarsi per farsi delle grandi scopate..io Serena l’amavo alla follia, non desideravo nient’altro che lei, ma il mio giudizio sulle sue capacita’ di scopare era assolutamente oggettivo..chi dice che basta amare qualcuno per farsi delle grandi scopate, o non capisce nulla dell’amore oppure non si e’ mai fatto una grande scopata in vita sua, che poi praticamente vogliono dire la stessa cosa. Nessuno puo’ capire nulla dell’amore e forse della vita se non si e’ mai fatto una grande scopata, ma questo grazie a Serena non era certo il mio caso.
Le raccontai del tizio delle scarpe e brindammo all’affare concluso, poi l’accompagnai a casa sua, senza salire, per aspettare che si cambiasse.

Quando arrivammo al ristorante il cameriere ci riconobbe immediatamente e ci accompagno’ al tavolo che ci aveva riservato. Bevemmo un’aperitivo in attesa dell’antipasto e ce ne stemmo in silenzio per quasi tutto il tempo, non avevamo grandi cose da raccontarci in quel momento, io non ero il tipo a cui piaceva recitare poesie d’amore e lei probabilmente si sarebbe addormentata ad ascoltarle, anche per questo andavamo d’accordo. Ci piaceva parlare poco a cena, gustare il profumo del cibo e del vino e guardarci intensamente ogni tanto, quasi come due perfetti sconosciuti.
Mentre mi fissava sentivo che il mio corpo sarebbe potuto andare a fuoco da un momento all’altro, cosi’ bevvi velocemente un bicchiere d’acqua, non si sa mai - mi dissi – e’ meglio non rischiare..
Non mangiavamo mai molto a cena ma quella volta, forse spinti da un’insolita euforia che sembravamo trasmetterci a vicenda, consumammo quasi per intero ogni portata e concludemmo con una splendida mousse ai frutti di bosco e dello champagne.

Avevo pensato di passare la notte nella mia casa di campagna, che distava soltanto qualche decina di km. dal ristorante, lei l’adorava ma ancora non le avevo detto niente, perche’ volevo farle una sorpresa. Era venerdi e nessuno dei due avrebbe dovuto lavorare il giorno dopo, io dopo la conclusione dell’affare mi ero concesso un paio di giorni spensierati, e il suo ufficio di sabato restava chiuso.
Quando comincio’ a rendersi conto che la strada intrapresa portava proprio dove lei avrebbe desiderato andare, forse spinta dall’euforia dettata dallo champagne, ebbe uno slancio da bambina; salto’ sul sedile e mi abbraccio’, “sei davvero un angelo” – mi disse – “ti amo..”
Finalmente dopo quasi un’ora arrivammo (non sono mai stato un guidatore scatenato), cosi’ azionai il dispositivo del cancello automatico ed entrammo.
C’era terra sperduta intorno a noi, nessuna casa nel raggio di diversi km., i cavalli dormivano e noi avremmo potuto sdraiarci sul prato e fare l’amore fino a mattina senza che nessuno se ne accorgesse. Ma fuori faceva freddo, cosi’ ci rifugiammo al coperto e lei raggiunse immediatamente la mia stanza.
Per un attimo mentre salivo le scale, mi ci volle qualche minuto per regolare l’impianto di riscaldamento, temei di averla fatta attendere troppo e che nel frattempo si sarebbe potuta addormentare. Invece la trovai seduta sul letto ad aspettarmi.

“Toccati” – le dissi.
Lei sorrise d’imbarazzo ed eccitazione, adagio’ prima la sua mano sinistra tra le cosce, esito’ un istante e poi la lascio’ lentamente salire, sotto la gonna, fino a raggiungere l’elastico delle mutande.
Tutto senza chiudere gli occhi, ancora un po’ tesa ma pronta a lasciarsi andare.
Abbassai l’intensita’ della luce nella stanza, fino a renderla fioca, mi sedetti su una sedia di fronte al letto e continuai ad osservarla.

“Chiudi gli occhi, ora” – le dissi.
Lei mi guardo’ appena prima di farlo, infilo’ le dita sotto l’elastico e comincio’ a toccarsi. Sempre molto lentamente all’inizio, come se non volesse perdersi nemmeno un frammento del piacere che stava provando.
Mi sarei acceso volentieri una sigaretta, ma sapevo che lei non sopportava l’odore del fumo.
La sua mano cominciava a muoversi piu’ velocemente, appena piu’ velocemente, lascio’ cadere la sua schiena sul letto senza mai smettere di masturbarsi. Sapeva che se avesse interrotto anche solo per un istante il suo gesto, sarebbe stato impossibile ricostruire quell’atmosfera.

“Perche’ non ti togli le mutande?” – le dissi.
Attese qualche secondo prima di farlo, come se fosse coinvolta in una fantasia irrinunciabile, poi lascio’ cadere i suoi slip sul pavimento gia’ tiepido.
Comincio’ ad accarezzarsi anche con la mano destra.
Potei guardare la sua fica raccolta tra le sue dita; pensai che c’era molta vita in quell’immagine, piu’ di quanta i miei giorni migliori, sommati, avrebbero potuto contenerne.
La vidi giocare con le labbra rosa della fica, allargarle e scendere con il medio e risalire fino al clitoride, padrone incontrastato del suo universo sensoriale.
La sua mano sinistra ora seguiva un ritmo piu’ sostenuto, quasi frenetico, l’altra accarezzava i capezzoli, li stringeva, li avvicinava tra loro. La sua voce riempiva la stanza dei brevi respiri intensi del piacere.
La velocita’ e la forza dei suoi gesti aumentava, a volte si toccava con due mani, e vedevo le sue dita affondare nella fica, uscire bagnate, salire nuovamente verso i seni e finire nella sua bocca.
Per un attimo temei di non esistere piu’ per lei, in quel momento, poi vidi il suo volto arrossire leggermente di piacere e la sentii gemere piu’ decisamente.
Lasciai che terminasse quasi del tutto il suo orgasmo prolungato e mi alzai.
Avvertendo lo spostamento della sedia apri’ gli occhi senza chiudere la finestra delle sue fantasie, alzo’ la schiena fino a portarsi seduta. Con una mano si masturbava, con l’altra mi slaccio’ i pantaloni.
Comincio’ a leccarmelo, senza pause, mentre continuava a masturbarsi, tutto con un’intensita’ assoluta, che mi strappo’ dal mio punto d’osservazione e mi rapi’ completamente.
Venni tra le sue labbra, la sentii deglutire e vidi il mio seme disegnarle di vita una porzione del volto, ora ancora piu’ arrossato.
Dopo averli aperti per sorridermi, chiuse gli occhi e termino’ il suo ennesimo orgasmo, masturbandosi per qualche secondo.
Cadde nuovamente con la sua schiena sul letto, mi sdraiai accanto al suo corpo per non perdere il contatto e ci addormentammo cosi’.



Ti spiego cosa vuol dire amore testo di Marco.Lodi
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