L'aura

scritto da zenzero
Scritto 27 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Autore del testo zenzero
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Persa e ritrovata
- Nota dell'autore zenzero

Testo: L'aura
di zenzero


Tre del mattino di un giorno prima infinito:
vagavo sulla spiaggia trascinando i piedi nella sabbia,
circondata da lumi e cerimoniali, voci e suoni, di una
notte che resta ferma nel tempo.
La nebbia in corpo risaliva piano alla mente e nel buio
percepivo la realtà con nuovi occhi.
Non c'era tempo, non c'era dolore...
Alla fine dei fuochi voltai lo sguardo e fui catturata
dalle luci, avvolta dai suoni cosmici, assorbita:
Il mio corpo fu trascinato in una danza incontenibile...
la mia anima in un volo straordinario...
L'Aurora mi raggiunse e mi abbracciò.
La guardai negl'occhi, poi le labbra... lei scivolò via,
verso il mare, uscendo dal cerchio di luce: la seguii.
Lei proseguiva incurante di me, guidata dalla sua danza,
si fermò all'improvviso per liberarsi della birra che
eccedeva nel suo corpo e io la guardavo...
chinata sulle ginocchia aperte, con la gonna rimborsata
in vita, il suo globo acceso fra i tessuti neri,
la sua luna era luce nei miei occhi...
vidi spegnersi il riflesso dorato e risalire le gambe,
mentre un rapido gesto riassettava gli abiti...
Si voltò verso di me, si adagiò sulla sabbia, solo mi
guardò, fu un invito e accanto a lei mi adagiai...
La musica, ancora, sinuosamente, accompagnava i nostri
gesti e il nostro silenzio guidava gli sguardi...
le sue labbra socchiuse chiamavano silenti...
Fui rapita da un brivido incontenibile mentre le braccia
ci univano ai fianchi, un richiamo feroce, le labbra
lentamente si aprivano e i corpi si avvicinavano...
per un secondo, furono suoni, furono colori, fu giorno,
fu tempesta e calore...
Un fuoco vivo e scintillante ardeva i nostri corpi,
uniti in un abbraccio bramoso, inscindibile...
Ancora una volta era con me, come sempre, per sempre...
All'improvviso, sfuggì dalle mie labbra la sua lingua,
restai e aprendo gli occhi la vidi guardarmi:
sguardi confusi, legati specularmente, scambiarono
segnali intensi, frammenti d'anima.
Un'aura d'estasi c'isolava dal mondo...
Mentre fasci di luci coloravano il cielo, la musica
cullava i nostri sogni e mille fuochi brillavano a
celebrare l'amore... un lampo dai suoi occhi rapì
i miei sensi ed ebbe ciò che voleva, che volevo:
La mia spinta lenta a stenderla non trovò resistenza,
restai incantata dal suo viso incorniciato nella
sabbia, dalla pelle di latte, gli occhi di topazio;
Il riflesso rosato delle labbra guidò il contatto,
la mia lingua s'infilò come una spia e fu colta,
tastata, esplorata, circondata e rapita.
Nel pieno controllo del mio corpo acceso di fuoco,
sentii le sue vibrazioni e mi lasciai dominare dai gesti
confusi e concitati delle mani che mi spogliavano di
tutto ciò che limitava il contatto...
Quando i corpi si unirono una scossa ci percorse dalla
fronte alle punte dei piedi, il fluido caldo invase a
zone i nostri muscoli come fiume in piena le golene...
L'eccitazione fece sciogliere le lingue e col viso
rasente la sua pelle scesi a toccarle il seno...
esplorai, con le guance il mento e la fronte, il petto,
mentre le mani percorrevano i fianchi verso le cosce,
lei coglieva ogni sensazione ansimando piano e tradiva
ogni nuovo segnale con flebili gemiti...
In preda all'estasi i miei gesti si arenarono e fu lei
allora a riprendere forza sulle mie braccia per mettermi
a terra e dominare: lentamente iniziò il viaggio delle
sue mani su di me mentre il volto le seguiva, la lingua
lasciava segnali intermittenti del suo percorso e
l'olfatto avidamente campionava i miei odori.
Raggiunse il pube, mi corteggiò con delicati baci e,
infine, scesero le labbra sulla carne viva e calda...
Non riuscii che a chiudere gli occhi e stringere le sue
mani mentre la sua bocca mi saziava...
Quelle sensazioni spinsero i miei pensieri al bivio,
la retta via si spezzava li, confermando l'errore che
aveva ormai mutato l'indirizzo di ogni mia scelta:
mille vite avrei voluto da quel momento, libertà di
sbagliare e ricominciare, senza pagare, senza macchiare
l'unica storia che la vita mi concede.
Nella mente confusa, i dubbi s'impastavano col piacere,
le scelte morivano nell'imbuto di un destino segnato
da eventi vissuti, soppressi e riesplosi, innescati
da una miccia mai spenta...
Dalla cenere tornarono le fiamme e mi lasciai ardere,
sentivo che non era un passo indietro ma un'inversione
di marcia per tornare a riprendermi ciò che avevo perso
e, sbagliando, lasciato perdere...
Un crescendo di brividi m'invadeva e scuotendo la mente
la liberava da tutti i pensieri, mentre il caldo fluido
dell'orgasmo esplodeva dal basso colorando il mio corpo
di vita vera, viva, nuova e scintillante... una manciata
di secondi per cambiare il senso dei miei primi sedici
anni e il destino di quelli a venire...
Portai le braccia al petto e l'Aurora seguì con i baci
fino al seno dove posò la testa... mentre l'orgasmo
scemava... mi abbandonai ad un pianto silenzioso e
vuoto che celebrava la mia incoscienza.
L'unica certezza della mia incerta vita dormiva li,
sulla mia pancia, rapita dall'ebbrezza di una notte
sbandata e magica, mentre io cancellavo i dubbi fra
le lacrime guardando al cielo e sperando nelle stelle,
aspettando di dormire al dolce tepore dell'amore.
Non so oltre, se non che ci risvegliammo ancora nude
e accoccolate, coperte solo da un telo, lasciato, credo,
da suo fratello... mentre il sole rinasceva dal mare...



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