Siamo tutti posseduti

scritto da corpsegrinder
Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Testo: Siamo tutti posseduti
di corpsegrinder








Luca Mengardo



SIAMO TUTTI POSSEDUTI



Era tardissimo, quel Lunedi' mattina. Matteo non aveva sentito la sveglia e si era svegliato alle 8.00 invece delle 7.30. E la scuola iniziava alle 8.15.
Matteo imprecò, mentre si infilava i jeans e, contemporaneamente, si lavava i denti. Matteo era un ragazzo molto carino. Aveva diciassette anni,dei capelli neri a caschetto molto soffici, un bel viso, dei bei occhi azzurri ( strano ma vero!) ed era magro e atletico. Difatti molte ragazze della scuola gli facevano il filo e lui lo sapeva e si pavoneggiava cosi con gli altri ragazzi.
" è pronto!" urlò la madre, Sara, dalla cucina. Matteo smise cosi di rimirarsi e rimirarsi allo specchio e scese. Arrivato in cucina, Matteo prese la cartella e rimproverò sua madre del fatto che gli aveva preparato la colazione nonostante fosse molto tardi. " che cavolo" disse lui " dammi una brioches e basta, va". La madre, una signora piuttosto grassa di 50anni, coi capelli biondi e perennemente arruffati e un viso enorme, sembrò rimanerci male. " tieni" gli disse sua madre, ponendogli la brioches. Matteo prese il dolce e, senza nemmeno salutare sua madre, prese e uscì di casa, sbattendo la porta. Fuori faceva freddo. Matteo si sistemò il colletto del cappotto e si diresse verso la scuola. Girò in via Caponegro e poi andò sempre dritto, fino a quando arrivò in Via della Campana, dove c'era la sua scuola.
Matteo entrò nel cortile della scuola. All'entrata del cancello, come sempre, c'erano Chiara e Silvia, due ragazze della classe accanto alla sua. Ogni giorno lo aspettavano all'entrata solo per guardarlo. Era chiaro che erano cotte di lui. Matteo le guardò con un sorrisetto furbo ma non le salutò. Alle due ragazze però sembrò bastare e, tra bisbigli a bassa voce tipici delle ragazzine, si diressero verso un altro gruppetto di ragazze, dove vennero accolte da urla e schiamazzi.
" quasi quasi me le faccio" pensò nella sua mente mentre entrava a scuola. Per poco, proprio sul corridoio delle classi al primo piano non si scontrò con Alberto, un ragazzino brutto e stupido che tutti prendevano in giro.
Dallo spavento, Alberto perse l'equilibrio e cadde di schiena sul pavimento. " pom" un colpo tonfo rimbombò nel corridoio, seguito dalle risate generali di una caterva di ragazzi, che fissavano Alberto, lo indicavano e lo deridevano.
L'unico che non rideva era Matteo, col capo chino a squadrare il povero Alberto, con un volto davvero sprezzante.
" alzati, merda" gli impose in tono autoritario. Alberto non se lo fece ripetere e in meno di un secondo, si alzò e corse nella propria classe. I ragazzi smisero di ridere e tutti si diressero verso le proprie classi, tranne Matteo, che si mise tranquillo a fare colazione al bar della scuola. E infatti arrivò tardi. Quando entrò in classe, la professoressa Vivaldi non gli diede nemmeno il tempo di fiatare. " in punizione, Marcon" tuonò lei, bacchettando Matteo alla schiena. Matteo si lamentò per il male e andò dietro la lavagna e ci stette per tre ore, fino all'intervallo. Lì la professoressa Vivaldi, una donna anziana con gli occhiali spessi come due fondi di bottiglia lo lasciò libero, libero di unirsi a Marco e Francesco, i due migliori amici di Matteo.
Marco aveva diciassette anni ed era piuttosto violento. Aveva sempre con se un enorme coltello a retromanico ( con una lama di quindici centimetri) e lo usava spesso per spaventare i più piccoli. Marco aveva i capelli neri corti perennemente ingellati, occhi scuri e cattivi, viso sempre corrucciato ed un grosso naso che gli sporgeva dalla faccia. Era un ragazzo di corporatura davvero grossa, e cio incuteva timore agli altri ragazzi che lo rispettavano, perche senno altrimenti avrebbero passato guai seri.
Francesco, invece, era completamente il contrario. Era piccolo di costituzione, con lunghi capelli biondi sempre sporchi, occhi azzurri, un piccolo naso e bocca pure; parlava poco, ma quando lo faceva................
più che cattiverie non diceva.
Matteo aspettò che tutti i ragazzi se ne fossero usciti dall'aula ( compresa la prof) e li raggiunse all'ultimi due banchi della classe.Marco e Francesco erano seduti e stavano discutendo tra di loro. Salutarono Matteo e lui si siedette davanti a loro. " maledetta Vivaldi" esclamò Matteo, con un ghigno perfido dipinto sul viso. " questa me la paga" urlò, sbattendo contemporaneamente il pugno sul banco. Francesco e Marco non batterono ciglio. Passò qualche secondo di silenzio e Marco lo ruppe.
" andiamo giu al bar" propose. Matteo accettò di buon grado e Francesco li seguì a ruota. Uscirono tutti e tre dalla classe e si diressero verso le scale. La scuola era molto vecchia; le pareti infatti erano tutte macchiate e dipinte, e in alcune zone del muro erano scrostate. Era comunque incredibile vedere come erano ridotte le scale; non c'era un gradino che fosse uno intatto!
I tre, era innegabile, a scuola erano davvero temuti e rispettati. Infatti, mentre loro camminavano tra i vari corridoi, tutti i ragazzi che li incrociavano immancabilmente abbassavano lo sguardo. Avevano tutti paura di loro. Finalmente arrivarono al bar. Marco si fece dare una birra dalla vecchia signora del bar, una donna magrissima e piena di rughe. " cosa vuoi, ragazzo?" domandò la signora, che non aveva capito. Marco perse subito la pazienza.
" allora, vecchia" sbraitò, ad alta voce" voglio una birra. una BIRRA!!!!!!!!!!!!!!!!!"
Marco urlò a voce talmente alta che parecchi ragazzi e ragazze si voltarono a guardarlo, mentre l'anziana signora si girava tutta mogia verso il bancone, prese la birra e gliela servì. Marco la trangugiò in pochi secondi e poi gettò il denaro sul bancone, senza un briciolo di gentilezza.
" voi non prendete niente?" chiese a Matteo e Francesco. " no" risposero loro, così insieme presero e tornarono in classe.
le ore di matematica passarono lentissime. Matteo non si addormentò per pura fortuna, visto che le passò entrambe a scambiarsi sms con una ragazza della classe3A. Francesco e Marco, invece, caddero in trance e si risvegliarono solamente quando suonò la campanella dell'ultima ora.
" siiiiiiiiiiiiiiii" gridò Marco, scagliando il suo diario su un povero ragazzo che stava davanti a se, colpendolo in piena schiena. Il ragazzo, visivamente dolorante, non ebbe però il coraggio di rispondere ( ovviamente, altrimenti Marco lo avrebbe picchiato) e se ne stette zitto, continuando a mettere a posto i suoi libri di testo. Matteo spense il cellulare ed uscì dalla classe, non prima di avere salutato i suoi due compagni di disgrazie, che erano ancora intenti a scherzare nonostante fosse ora di uscire. Matteo, nonostante il corridoio fosse ingorgato di ragazzi, non aveva problemi a passare, visto che gli altri quando lo vedevano si scansavano. Sopratutto alberto, il bambinetto occhialuto, che quandò lo incrociò sul pianerottolo dell'atrio si dipinse di puro terrore e sgattaiolò in macchina della madre come un topino impaurito.Matteo si allacciò ben bene il cappotto e uscì fuori.
Quasi non fece in tempo a mettere fuori il naso che una ragazza lo avvicinò e lo salutò gentilmente. " ciao" disse la ragazza " vuoi venire a mangiare qualcosina?"
Come era facile intuire, alla fine, Matteo e quella ragazza quel pomeriggio lo passarono insieme. Matteo era un ragazzo molto carino e convincente e, verso tardo pomeriggio, riuscì ad andare a casa della ragazza.................
Erano le otto di sera, e Matteo era seduto a tavola, aspettava la cena. La madre era dietro di lui e stava cucinando un pò di pasta veloce.
" ti và?" domandò lei. " fai come vuoi" rispose brusco lui, continuando a guardare la tele. Tutto ad un tratto, però, il programma corrente si interruppe bruscamente e sulla tele apparve il volto corrucciato di Dantoni, il giornalista del tg. Sembrava preoccupato, strano per un tipo che era di solito molto divertente e simpatico.
" apriamo con una brutta notizia" esordì il giornalista, con voce molto malinconica.
" fra un paio d'ore è previsto, sul nostro paese, un incredibile nubifragio. Vi prego di chiudere bene finestre e porte e di non uscire di casa nemmeno a piedi. Barricatevi dentro fino alla fine del temporale. Grazie."
Subito il volto di Dantoni scomparve e riapparì il volto sorridente della arcori, una bellissima ragazza conduttrice del programma " los parillos" che Matteo stava guardando prima. " cazzate" pensò Matteo, girando canale. " vabbe, stasera starò in casa. Tanto, attività fisica l'ho già fatta pomeriggio............" e, tra di se, rise. La madre gli chiese come era andata a scuola, ma lui, come sempre, la ignorò e si verso i maccheroni sul piatto, ridendo intanto per una battuta alla tv.
Dopo cena, verso le 9 e tre quarti e mentre parlava al telefono con Marco, il nubifragio ebbe inizio. " brooom" un tuono incredibile scosse l'aria, e poco dopo il cielo venne squarciato da un lampo accecante. Matteo stava osservando la scena dalla finestra.
" spettacolare, eh?" disse Matteo. " si, spettacolare come la tipa che ti sei fatto pome hai giardinetti"disse Marco" io e Francesco ti abbiamo visto. Cazzo che culo!!!" si complimentò Marco, con voce felice. " eh, vabbe lo sai che sono figo!" si pavoneggiò Matteo, visto che ci teneva a ripeterlo ai suoi amici almeno una volta ogni minuto. Entrambi risero, mentre fuori diluviava da far paura. Matteo salutò Marco e mise giù la cornetta. Poi si sedette sul letto e incominciò a sfogliare un giornaletto di dylan dog. Leggendo, Matteo tirò le undici, e decise di andare a letto, visto che si sentiva particolarmente stanco. Si mise il pigiama, fece la cartella ( buttandoci dentro un paio di libri a caso) e si ficcò a letto. Stette qualche minuto a pensare alla mattina dopo, dato che aveva intenzione di provarci con una tipa della prima. " si e un pò acerba, ma andrà bene" pensò, mentre socchiudeva gli occhi e si addormentava, al caldo delle coperte.
La mattina dopo, come sempre, Matteo si svegliò tardi. Così, come ogni mattina, dovette vestirsi di fretta e furia per arrivare decentemente in orario a scuola.
Senza far colazione ( e salutare la madre) Luca si gettò fuori in strada e iniziò a correre fino a quando non arrivò a scuola, perfettamente in orario. Doveva arrivare a scuola giusto perchè doveva incontrare la tipa del giorno prima, ma non la vide. " bah" si chiese e lasciò perdere.
Matteo entrò in cortile e si aspettò i soliti commenti delle ragazze gnocche che lo aspettavano all'entrata; loro c'erano, ma lo ignoravano completamente. Matteo rimase basito, pietrificato. Come mai? perchè non gli gridavano " sei figo" " ti amo" e cose del genere?
Matteo era offeso e incazzato e voleva ad ogni costo capire. Così, prese e si diresse verso il gruppetto. Le ragazze erano tre; tutte bionde ma soprattutto gnocche. Lui le salutò con fare da Playboy e loro si girarono a guardarlo. E per poco non svenne.
Le tre ragazze lo guardavano in modo innaturale; gli occhi di tutte e tre erano rossi e iniettati di sangue; i loro visi erano bianchi come un fazzoletto; ma era soprattutto la loro espressione che era stupefacente: tutte e tre avevano uno sguardo completamente assente.
" siamo tutti posseduti" sussurrò la piu piccola delle tre.
" già" si unirono in coro le altre due. Matteo era immobile, allibito. Non aveva paura, ma incominciava a preoccuparsi. " state bene?" balbettò, tremando. Cosa stava accadendo?. Le ragazze non risposero e si girarono, camminando verso la scuola. Ma non era finita.........
Matteo le osservò camminare: camminavano come zombie, lentamente e con moto irregolare, talvolta trascinandosi una gamba, e tutte e tre emettevano strani versi, lontanamente simile a un lugubre ululato. Matteo non voleva ammetterlo, ma era piuttosto spaventato. Non si sentiva molto bene. tremava vistosamente, e si sentiva le gambe piuttosto molli. " devo parlarne con Marco e Francesco" si diceva nella mente " devo spiegarglielo".
Agitato come non mai, schizzò verso l'entrata della scuola. Nell'atrio non c'era nessuno. Guardandosi attorno, salì le scale ed entrò nella sua classe. All'interno regnava un silenzio di tomba. La professoressa Vivaldi era in piedi davanti agli alunni e stava parlando con una voce bassissima e sibilante, simile al fischio di un serpente. Gli alunni erano tutti seduti e annuivano. I loro volti erano tutti identici, pallidi e inespressivi. I loro occhi erano tutti iniettati di sangue. Anche marco e Francesco erano uguali agli altri.
" oh dio" pregò Matteo " cosa sta succedendo????"
Matteo fece per uscire dalla classe, ma la professoressa non gliene diede il tempo. Rapidamente sollevò la sua sedia e la scaraventò con enorme violenza sul ginocchio di Matteo, che si ruppe all'istante come una noce.
" aaaahhhhhh" gemette Matteo, toccandosi la gamba, che era piegata in modo innaturale. Nella classe si levò una lugubre risata, perfida e penetrante. Matteo si sentì raggelare il sangue nelle vene. Per giunta, il suo ginocchio sanguinava abbondantemente. Matteo alzò lo sguardo e guardò i ragazzi ( se ancora potevano essere chiamati così). Lo indicavano con quelle dita ossute e bianchiccie, e sogghignavano felici. La professoressa Vivaldi lo raggiunse e e lo squadrò da capo a piedi. Poi, di scatto, gli scaricò addosso un calcio potentissimo alla testa, che gli fece perdere i sensi. Matteo si accasciò a terra, mentre tutti i ragazzi ( compresi Marco e Francesco) lo circondavano e lo guardavano con aria interrogatoria, come se fossero in presenza di una bestia rara o di un alieno.
Matteo si risvegliò qualche ora dopo. Lentamente, sbattè le palpebre e cercò di capire dove si trovasse. Poco dopo capì con orrore che era appeso ad un palo in mezzo alla palestra, era imbavagliato e legato, e tutt'intorno era circondato dai ragazzi-zombi, tutta la scuola probabilmente, che lo fissavano gelidamente.
" che cazzo succede?" si domandò Matteo, terrorizzato. " cosa mi vogliono fare?"
Ovviamente non ebbe risposta. In mezzo alla malefica folla scorse i volti dei suoi due migliori amici, o meglio ex, Marco e Francesco, che lo fissavano come gli altri, cioè perfidamente.
Matteo incominciò a piangere; non l'aveva mai fatto, ma in quel momento gli venne spontaneo. Pensò a tutto il male che aveva fatto, e sopratutto a sua madre, e giurò che se fosse uscito vivo da quella storia avrebbe rimediato a tutto. Si chiese poi se in città fosse rimasto qualcuno vivo, o, per meglio dire, NORMALE.
Mentre pensava, un boato lo distolse dai suoi tristi pensieri. un enorme figura era entrata in palestra, e vi giuro che era una figura veramente spaventosa.
Era aberrante; aveva un volto da caprone maligno, con due grossa corna che gli uscivano dal cranio; il busto era umano e muscolosissimo; sul petto era incisa la dicitura " 666". Le gambe erano da capra anche loro, tutte pelose. al posto dei piedi aveva dei grossi zoccoli, che facevano un rumore tremendo ad ogni passo, potenziato anche dalla palestra che faceva a mò di cassa. Era alto almeno tre metri e in mano aveva un teschio umano. I ragazzi-zombie lo guardavano ammirevoli, e tutti insieme cantilenavano una melodia macabra, probabilmente in latino. Matteo era ipnotizzato dalla figura, che ora era ai suoi piedi e lo guardava trionfante.
" perche non sei diventato un mio servo, Matteo?" parlò la figura.
Matteo resto sorpreso.
" parli la mia lingua?" chiese a voce bassa Lui, alla bestia.
Il caprone scosse la testa e tuonò:
" io posso tutto!"
Affermò con una voce talmente potente che le pareti si scossero. Matteo aveva paura, ma doveva capire cosa era successo; quindi fece una domanda:
" cosa è accaduto?" Il mostro lo guardò serio per qualche istante. Poi, con voce bassa, gli spiegò tutto. " e successo tutto la notte del nubifragio. Non era un normale evento atmosferico. L'ho creato io, e ovviamente voi umani non potevate saperlo. E' da tempo che aspetto questo giorno. Ora ho conquistato questa cittadina, e, nel giro di qualche mese il mondo. La notte del nubifragio io sono entrato nei corpi di tutti gli abitanti di questa cittadina con un incantesimo. Pensavo di avercela fatta, di avervi impossessati tutti, ma con te ed un'altra persona non ce l'ho fatta. Ora impossesserò te, e poi darò la caccia anche a quell'altra. La cercherò dappertutto, anche a costo di scoperchiare questo dannato paese"
Le ultime parole le pronunciò con tale enfasi che anche la sua voce tremò dalla gioia. I ragazzi- zombie lanciarono urla di sottomissione al loro signore. Matteo era disperato; sapeva che era alla fine e sperava in un perdono da parte del signore iddio. Poi augurò all'altra persona che si era salvata di restare umana ancora per altro tempo. Matteo chiuse gli occhi. Non voleva assistere alla trasformazione.
Sentì solo il demone che sussurrava qualche parola in latino, probabilmente l'incantesimo................
un brivido freddo che lo pervadeva........................
e il portone della palestra che si chiudeva di colpo!
Matteo aprì gli occhi e vide una figura dall'altra parte della palestra. Ma chi era? un 'altro demone?
Matteo focalizzò la figura dopo vari tentativi. Ed esplose dalla gioia.
" MAMMA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
" ti salverò, Matteo! te lo Giuro!!!!
Matteo sorrise a trentadue denti. Non aveva mai voluto bene a sua mamma ( diciamo anche a nessuno in generale) ma vederla in questo momento, il cuore gli scoppiava. Volse lo sguardo verso il demone, e vide che esso aveva disegnata sull volto un espressione feroce.
Velocemente, il mostro alzò il braccio destro in aria e puntò l'indice contro la mamma di Matteo; poi, con voce pesante, gridò: " uccidetela!"
i ragazzi-zombie, come macchinette, di scatto si alzarono e, mormorando tra di loro, si diressero tutti contro sara, con le mani ossute protese in avanti.
Matteo sussultò. Sua madre era in pericolo!
Ma sua madre non aveva bisogno davvero di nessun aiuto. Senza alcuna traccia di paura, la donna estrasse dalla giacca una bomboletta spray e incominciò a spruzzarla sui ragazzi-zombie che la assalivano.
Gli effetti furono devastanti. Quando il getto colpiva i ragazzi-zombie, la pelle bruciava e lei con essi. Gli zombie lanciavano urla assordanti di dolore che risuonavano potenti nello stanzone. Pochi minuti dopo, i ragazzi-zombie giacevano tutti morti per terra, in una massa informe.
Il demone, che aveva assistito alla scena zitto e muto, gridò dalla rabbia.
" maledetta!!!!!!!!!!!!!!!!!!" gridò il mostro, agitando le possenti braccia nell'aria.
Matteo tremava dalla paura, mentre la madre era calma e serena.
Tranquillamente, da un'altra tasca della sua giacca, essa estrasse una specie di turbina. La accese con un piccolo click e premette il grilletto. Dall'aggeggio uscì un raggio luminoso viola, che illuminò tutta la palestra di un colorito appunto viola; La turbina intanto emetteva un rumore assordante.
Il raggio colpì in pieno il mostro e gli perforò lo stomaco. " oooaaargghhhh" un grido gutturale uscì dalla bocca del mostro, e un'espressione di immenso dolore si disegnò sul volto di esso, mentre, lentamente ma inesorabilmente, si accasciò a terra e morì, in un lago di sangue.
La madre di Matteo si riavviò i capelli dietro la testa e sorrise, guardandolo in viso.
Lui ricambiò. Era felicissimo; aveva capito di aver sbagliato tutto nella sua vita e che sarebbe cambiato di certo. La madre, facendosi largo tra i corpi dei mostri e del demone, raggiunse il figlio in mezzo alla palestra.
" mamma" disse Matteo" mi dispiace di averti trattato male................. ti prego, potrai mai perdonarmi?"
" l'ho già fatto" rispose lei.
Sara slegò il figlio dalle cinghie che lo tenevano legato al palo e lo abbracciò con forza e, insieme scoppiarono a piangere lacrime, lacrime di felicità. Matteo aveva molte domande da fargli.
" mamma, ma come hai fatto ad ucciderlo??? e cosa hai spruzzato ai ragazzi-zombie???" chiese lui, ansioso come non mai
" allora" disse lei, sorridendo" hai ragazzi ho spruzzato un filtro d'amore"
spiegò " loro, quando sono stati pervasi dalla forza oscura e maligna del demone, sono stati riempiti di odio. e io li ho distrutti con l'amore" disse di nuovo.
" e cos'era quel coso che hai usato per uccidere il demone?" domandò matteo, che non stava più nella pelle.
" quello è un cannone al plasma" spiegò Sara, ravviandosi di nuovo i capelli. " l'ho prodotto io con i tuoi vecchi pezzi del motorino. Sai, io sono una scienziata".
Matteo rimase stravolto e sbalordito.
" perchè non me l'hai mai detto?" domandò Matteo, interrogatorio.
" perche non me l'hai mai chiesto. Tu parlavi solo coi tuoi amici, non mi hai mai dato importanza, non hai mai tenuto conto di me. Cambierai?"
" si mamma te lo prometto" promise lui, e dopo scoppio in lacrime.
Tutto ritornò, fortunatamente, normale. Sara, grazie all'intruglio d'amore, riuscì a far tornare i ragazzi come prima; e perdipiù essi avevano perso ogni ricordo sui tragici fatti che erano accaduti in paese. La scuola continuava, e così Matteo il giorno dopo tornò a scuola con le stampelle e una grossa fasciatura in testa,, profondamente cambiato. Che bello rivedere i volti normali dei suoi compagni di classe, e di tutta la scuola, del paese intero!
Come al solito, Appena Matteo varcò la soglia del cancello, Le tre ragazze bionde lo fissavano e gli sorridevano emozionate. Matteo le salutò e loro sghignazzarono felici.
Si capiva che tutto era tornato normale; come sempre, i ragazzi sbiadivano appena lo vedevano e le ragazze lo osservavano con aria sognatrici di ammirazione.
Ma lui era diverso.
Al posto del suo solito viso cattivo, ora aveva una espressione tranquilla e buona, genuina. Addirittura salutò Alberto, prima il suo divertimento preferito, e per poco a quello non gli venne un attacco di cuore. Entrato in classe, gli vennero incontro Marco e Francesco, con in mano un coltello.
" che hai fatto?" chiese Marco, sbalordito.
" son caduto dalle scale" rispose con fare annoiato Matteo.
" Andiamo da Alberto....?" propose Marco, con un sorrisetto perfido. Matteo lo guardò malissimo, e, con un'occhiata truce, lo liquidò.
" vaffanculo" disse, e andò a sedersi.
Matteo aprì il libro e rilesse l'ultimo capitolo di storia. Voleva farsi interrogare, perchè aveva studiato molto.
Voleva andare bene a scuola; voleva difendere i piu deboli, Voleva fare più bene possibile............
Matteo guardò la strada dalla finestra e si disse, pensieroso:
" grazie, mamma".


Fine
Siamo tutti posseduti testo di corpsegrinder
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