SANATORIUM
C’è un profumo intenso di vegetazione inumidita dalla rugiada notturna, un’ottima occasione per riempirsi i polmoni d’aria fresca e pulita.
Il sole comincia a levarsi dalla cima della montagna retrostante offrendo i suoi primi raggi alla scala legata sopra il portapacchi della macchina del mio capo, Ugo, che, come suo solito, si preoccupa di osservare il luogo lasciando a me tutta la preparazione degli attrezzi che ci sarebbero serviti per svolgere il lavoro.
Dovevamo installare un impianto di trasmissione radio in questo castello ristrutturato ed attualmente adibito ad incontri pastorali di una certa corrente della teologia moderna, o almeno questo mi era parso di capire di questo cliente.
Nel momento in cui il lavoro diventa complesso , Ugo si fa prendere dal panico ricorrendo istantaneamente ed istintivamente al suggerimento del gran maestro Enzo che tramite un auricolare riesce a guidare Ugo nella valutazione delle condizioni esistenti fornendogli la soluzione migliore per terminare il lavoro.
Io la soluzione migliore invece riesco a trovarla sempre in breve tempo, non che io sia un grande maestro, ma evidentemente Ugo non è molto perspicace, anzi, è un poco limitato nell’ applicare semplici deduzioni tecniche.
Prima di varcare la porta mi soffermo ad ammirare il castello che si presenta come un vero luogo da fiaba, circondato da enormi conifere e giganteschi castagni, apre una vasta area tassellata da pietre e cemento coperta da temi floreali di raro rigoglìo e colore, per poi aprire la visuale sulla pianura solcata dal fiume azzurro che si estende all’orizzonte lasciando immaginare la lontana dorsale appenninica.
La mia capacità di osservazione non aveva mancato di notare quel particolare: le finestre sbarrate da scacchi di ferro battuto con verniciatura sabbiata, il che mi fa capire che le sbarre sono state applicate recentemente perché sicuramente opera d’ artigianato moderno.
Il senso di quelle sbarre poteva essere solo la paura di qualche intrusione poiché esteticamente stonavano e davano al castello un aspetto indubbiamente più tetro.
Nonostante noi fossimo arrivati alle sette del mattino continuavano a fare il loro ingresso numerosi preti e frati, tutti in doveroso silenzio e senza degnarsi di un saluto o di uno sguardo si dirigevano composti all’interno del castello portando al collo strani oggetti più simili a talismani pagani che a figure cristiane.
Io già di mio i preti non li amo molto per di più se sono vecchi e poco socievoli mi chiedo cosa possano dare ad una società come la nostra così bisognosa di solidarietà e valori troppo diversi da quelli predicati dai vecchi detentori delle paure popolari.
Mentre scrutavo i monili appesi al petto dei clericali sento la voce stridula di Ugo che dice : “Oh hai deciso di lavorare stamattina o hai deciso di unirti ai preti nella preghiera?”.
Io non raccolgo e lo seguo con la mia scala sulla spalla e la valigetta degli attrezzi nella mano sinistra…..a… anche l’antenna, l’ho legata in vita dietro la schiena alla cintura di sicurezza che indosso come fosse la divisa di ordinanza per un militare.
Tutta la folla di preti che era entrata era altresì scomparsa dietro un portone a doppia anta di sicura costruzione moderna.
Non c’è più anima presente nel salone e tutto intorno ci sono almeno una decina di porte senza indicazioni, aspettiamo ,dico io , che qualcuno venga ad accoglierci.
Noi del resto dovevamo avere un interlocutore per eseguire il lavoro e sapere l’ubicazione delle apparecchiature senza contare poi che in una struttura del genere l’orientamento ed i passaggi da conoscere tra le varie ali e stanze e piani dovevano esserci indicati da un conoscitore del castello.
Ecco, infatti, uscire da una porta un prete seguito da un omone tetro quanto basta per farmi abbassare lo sguardo nel momento in cui il suo si posa su di me.
Il prete in questione si presenta come Monsignor Aleazzi maestro spirituale della sezione sperimentale di teologia moderna.
Sulla cartella tenuta sotto il braccio riesco a leggere “psicoteologia di massa” Prof. Luigi Aleazzi.
Ugo s’incammina seguendo le orme del prete e dell’omone.
Io a debita distanza continuo imperterrito ad osservare il tutto nella speranza di cogliere qualcosa di interessante di questo strano luogo.
Entriamo in un corridoio tramite una porta elettrica che si apre automaticamente al passaggio, ma una volta entrati mi giro e mi accorgo invece che esiste una telecamera interna che visualizza costantemente il passaggio.
Noi di telecamere ne installiamo parecchie e quindi so che quella telecamera è tipicamente utilizzata nei circuiti chiusi di controllo accessi per identificare o registrare i passaggi effettuati per quella zona.
Continuiamo a camminare in questo stretto passaggio che ci porta ad una grande porta di vetro opaco che si apre all’inserimento di una chiave elettronica del prof. Aleazzi.
Il livello di tecnologia presente all’interno di questa struttura è indubbiamente alto e ciò suscita un certo interesse per noi operanti nel settore, ne consegue quindi una curiosità di domande rivolte al Monsignore.
Lui non risponde alle nostre domande ma continua ad insistere sul fatto che stamattina qui si svolge una conferenza di interesse mondiale per i progressi fatti nel campo della teologia applicata all’ evoluzione psicologica delle masse cristiane del fine millennio.
Tra me e me dico che quest’uomo sembra un po’ svitato ma so che gli studiosi spesso si immergono talmente nella ricerca che diventa per loro difficile vivere la realtà.
Immerso come sono nelle mie congetture non mi sono nemmeno accorto che stiamo salendo scalini da oltre quindici minuti, a parte il fiatone e le gambe che cedono mi si scatena un senso di disorientamento tale da farmi fermare e guardarmi indietro, scopro che le scale si sviluppano in una struttura elicoidale molto larga e penso che questa scalinata tocchi tutti i punti del perimetro interno del castello.
Dovremmo essere più o meno arrivati alla torre posteriore sinistra, anche se nell’ascesa di questi mille e più scalini non ho trovato nemmeno una di quelle finestre che si vedevano sbarrate dall’ esterno, strano visto che erano almeno quattro per facciata e per ogni piano.
Eccoci finalmente arrivati alla porticina di legno che da sul tetto permettendoci di raggiungere la torre tramite la scaletta in ferro arrugginito appoggiata al muro.
Il prof. Aleazzi ci spiega che l’antenna va messa qui e direzionata verso valle precisamente deve puntare la strada della collina sottostante.
Queste indicazioni mi fanno quindi inquadrare con il binocolo la strada che il monsignore ci ha indicato e scopro che vi è una casetta seminascosta dalla vegetazione che monta sul tetto una postazione radio senza dubbio molto potente viste le antenne installate.
Comincio ad avere una strana sensazione di disagio, percepisco un odore acre molto simile a quello che si sente nelle fattorie di animali dovuto agli insiemi di escrementi e concimi presenti.
Qui però di animali non ne ho visti e nemmeno sentiti………..
Nel frattempo il prete è tornato indietro lasciandoci l’ omone e la chiave elettronica raccomandandoci di fare molta attenzione a non lasciare la porta aperta e che per evitare questo avrebbe provveduto direttamente l’omone seguendoci in ogni nostro spostamento.
Noi cominciamo a valutare dove è possibile infilare i grossi tasselli da muro per sostenere il palo telescopico e l’antenna.
Trovato l’angolo più esposto alla direzione richiesta ci apprestiamo, anzi , io mi appresto, a fare due grossi buchi con il trapano da cemento armato nelle pietre della torretta che , vista la resistenza offerta alla punta del mio trapano , prevedo sarà molto faticoso.
Dopo aver ripreso più volte l’operazione di foratura del muro riesco finalmente a far penetrare i tasselli nei due buchi rendendo così possibile issare palo ed antenna e cominciare a srotolare il cavo giù per la torre fino all’ingresso della stanza dove verrà installata tutta l’apparecchiatura necessaria.
Ora , mentre Ugo avvita tutte le zanche di fissaggio per palo ed antenna io ho l’ingrato compito di tornare alla macchina per portare altri attrezzi indispensabili per il tipo di lavoro richiesto , che naturalmente quel .. Ugo ... non ha portato con sè per pigrizia.
Chiedo all’omone se posso avere la chiave in modo da evitargli le scale ma lui continua a gesticolare col capo facendomi capire che devo seguirlo.
Questo mostro di dimensioni enormi è veramente inquietante ma sembra totalmente privo di materia grigia e di pulsioni, i suoi occhi sono sempre fissi ed il suo passo sembra meccanico tanto è scoordinato, un frankestin in definitiva.
Spero di sbagliarmi ma ho un brutto presentimento, sento che mi caccierò nei guai……………
Arrivati alla porta sbarrata l’omone estrae la chiave e cerca di infilarla senza successo nella feritoia del muro che offre il contatto di apertura, ci riprova più volte ma non riesce.
Dopo qualche minuto l’omone senza reazione alcuna continua nel tentativo di aprire quella porta.......
Io però in quei minuti di silenzio ho avvertito dei rumori provenire dalle pareti laterali e spero di sbagliarmi perché credo che siano ………………urla ………….urla umane………..forse la conferenza ha suscitato le ire di qualche prete………………penso.........
Ascoltando meglio con l’orecchio appoggiato alla parete odo chiaramente urla strazianti , agghiaccianti di persone.
La pelle del mio corpo è tutta un brivido le mie mani cominciano a tremare e sento all’improvviso una gran voglia di uscire da questo posto.
L’omone è sempre lì che non riesce ad aprire la porta sembra quasi un robot, io provo a chiedere se posso provare visto che sono un tecnico ma lui nemmeno mi ascolta.
Forse anche lui ha sentito quelle urla provenire dalle pareti circostanti, forse sta cercando di prendere tempo.
Io penso che a questo punto l’omone non riesca ad aprire quella porta e decido silenziosamente di tornare indietro e raccontato l’episodio ad Ugo riprendiamo le scale con qualche martello , un lungo cacciavite e una chiave inglese in tasca, tanto per essere un poco più tranquilli.
Nel frattempo l'omone ha aperto , mah non capisco.... ma proseguiamo.
Percorriamo di nuovo il corridoio scambiandoci preoccupate opinioni sull’umanità di quell'omone , quando all’altezza di una porta sbuca da dietro uno stipite un magrissimo esempio di uomo dello spazio con una testa più larga delle sue spalle sorretta da molle incastrate tra cranio e busto , aiuto , è innocuo , non fa altro che sorridere ma ........ e l'omone prosegue.
La paura comincia ad impregnare quel momento e noi due immobili annuiamo alla richiesta gesticolata dell’ominide spaziale di poter passare dalla porta aperta dall’omone.
Al momento i nostri sguardi saturano le nostre emozioni, poi, dopo aver perso di vista quello scheletro realizziamo che il Prof. Aleazzi si era raccomandato di non lasciare la porta aperta e la visione di poco fa rendeva plausibili le accorte misure di controllo presenti.
Cosa dovevamo fare ora?
Tornare a dire all’uomo spaziale che non poteva passare dalla porta o correre alla macchina per fuggire il più presto possibile da quel castello di stranezze?
La razionalità prende il sopravvento e giustamente decidiamo di andare alla ricerca del prof. Aleazzi per riferirgli del problema di quell’omone muto o forse sordo , decerebrato insomma che non si è accorto dell’ominide passato oltre la porta.
Il problema era :dove si trova il monsignore?
Aprire tutte le porte sarebbe stato troppo rischioso, visti i precedenti incontri, ma avevamo visto uscire il prof. Da una delle porte del salone d’ingresso.
Decidiamo di trovarla, varcarla, e cercare il professore.
Camminare nel corridoio è di un pauroso indescrivibile, ogni due metri vi è una porta a destra ed una a sinistra, ed ogni porta sembra molto robusta lasciando presagire che all’interno vi possano essere degli strani individui tipo l’omone o l’ominide visti.
Chi sa che posto è mai questo?
Arriviamo alla porta con telecamera ma non si apre al nostro passaggio, proviamo a sbracciarci all’obbiettivo ma non si muovono le porte.
Dopo qualche minuto sentiamo delle voci provenire da dietro la porta …………..e……..si apre.
E’ il professor Aleazzi, fortunatamente.
Raccontiamo quello che abbiamo visto e quello che è successo ma il professore ride e ci spiega.
:”Dovete sapere che questo è un istituto di cura per malattie mentali,qui vengono curati,nel limite del possibile, coloro che soffrono di disturbi psichici dovuti a traumi psicologici.
“Noi siamo all’avanguardia nello studio di queste problematiche e siamo in grado di rendere un pericoloso colosso come lui un uomo mansueto dotato di una calma proverbiale e non in grado di essere influenzato dalle proprie emozioni in quanto gli viene alzato il livello di attività neuronale elettrica impedendo così le normali reazioni chimiche scaturenti azioni impulsive.
“:Orribile” esclamo atterrito.
“:E’ una specie di laboratorio che sperimenta su persone squilibrate le proprie teorie, pensavo che certi tipi di sperimentazioni fossero fatte solo dalle esse esse in regime nazista!”
Replico.
Il Prof. Aleazzi risente di queste mie affermazioni e per un attimo mi sembra di intuire quali siano le reazioni scatenate dalle mie parole.
Il Prof. Aleazzi intravede però l’uomo spaziale appeso alla ringhiera delle scale , è solo un momento, l’uomo spaziale si getta e dopo un rumore secco i miei timpani vibrano orrendamente al suono continuo delle molle che , staccatesi dalla testa rimbalzano sul pavimento.
Sento che dalla porta di sinistra si accumulano grida inferocite rumori raccapriccianti e un forte odore di sudore…..
L’istinto mi dice di scappare , di cominciare a correre verso l’uscita e di non voltarmi più.
Così faccio , corro , corro , ma ……..alla fine del corridoio mi giro , mi immobilizzo , le gambe si irrigidiscono , cado a terra , lo sguardo è sempre all’indietro , gli occhi sono puntati su Ugo , il Prof. Aleazzi non si vede , ho paura , la porta si squarcia , i pezzi di legno volano nel corridoio , Ugo scappa e viene verso di me , io non riesco ad alzarmi , sono terrorizzato , immobile , non riesco più a muovermi non riesco ad alzarmi , non credo a quello che vedo........
Una marea umana schizza fuori dalla porta sinistra sbattendo contro il muro di fronte , qualcuno si accascia sotto il peso degli altri uomini che come scintille si moltiplicano diventando un agglomerato di membra umane contorte tra loro , agonizzanti , striscianti verso di noi , verso la mia immobilità............
Continua......
Ugo è riuscito a correre , mi ha scavalcato e ora è uscito dal corridoio , io atterrito non riesco ancora a muovermi , mamma mia sono terrorizzato , vorrei sognare , ma non è così.
No .. no.... no non riesco nemmeno ad urlare , la mia bocca è paralizzata , no .. no.. sento che mi stanno sollevando da terra , intanto quella fiumana rossa mutante che non riesce a sfilarsi da quei due metri tra la porta fracassata e il muro continua ad aumentare , si aggiungono corpi su sorpi , ma non capisco , sono trasportato da qualcuno fouri da quella vista orrenda , Dio che terrore , non l'ho mai provato , non riesco ancora a muovere nemmeno un muscolo , non sò ancora chi e dove mi sta trascinando , non riesco nemmeno a pensare chi potrebbe essere , ho una fottuta pura che sia qualche pazzoide e ho paura di fare una gran brutta fine.
Finalmente riesco a girare gli occhi e , la testa , no... no ... è l'ominide spaziale.. no .. no.. no ... riesco finalmente a gridare , l'ominide ha la testa fracassata , a penzoloni sulla spalla , no.. no.. no.. mi rimmobilizzo..... aiuto...... aiuto....
Devo aver perso i sensi ..............
Mi risveglio e mi ritrovo ai piedi della scala , prima della porta sbarrata , con i miei attrezzi sparsi e l'omone che immobile attende che oltrepassi la porta , dell'ominide , neanche l'ombra , di quei corpi urlanti non se ne sente nemmeno l’odore.
Mi rialzo , sono costernato , sono completamente fradicio di sudore , ho dolori alle gambe e alla schiena , devo essere caduto , devo aver perso i sensi.
L'omone è lì , non fa una piega , penso subito a quel "pinguino" di Ugo , se è vero che mi sono sognato tutto lui deve essere ancora sul tetto , ad aspettarmi con le chiavi regolabili e i connettori del cavo coassiale.
Sono indeciso , se tornare subito sul tetto o se , invece , prendere la porta di uscita e…. rotolare giù alla velocità della luce , a costo della mia stessa vita ,prendendo la strada più breve per arrivare a valle al sicuro da tutto quello che ho visto , o sognato.
Passo dopo passo mi convinco sempre di più di aver sognato e seguo quel vegetale umano alla porta di uscita , certo che però devo aver preso una gran botta , le gambe tremano ancora , non avrò per caso battuto anche la testa?
E’ inutile chiedere all’omone perché sembra non avere sensi , mah , sarà per caso un lobotomizzato?
Sì penso proprio che sia un lobotomizzato e questo mi mette ancora più paura , mamma mia spero che quel pinguino di Ugo riesca a velocizzare i suoi pensieri e si riesca a finire il lavoro oggi stesso.
Nel resto del castello non c'è movimento , non c'è nemmeno un'anima viva , come si dice , e questo non sò se mi tranquillizza o se invece mi terrorizza ancora di più.
Comunque seguo l'omone e , arrivato alla scala per tornare sul tetto mi chiedo se Ugo sia lì.
Ugo è ancora lì , guarda il panorama , si è già stancato di avvitare i bulloni delle staffe , mi tocca avvitarle , come sempre , e allora mi convinco che sia stato un sogno , che sia svenuto per le scale , mah , sono ancora terrorizzato.
"- Non arrivavi più -" Mi dice Ugo.
" - Ma , Ugo non ti sembra che ci sia qualcosa di strano qui? -" rispondo.
Lui non sembra avermi sentito , non risponde , guarda il suo panorama e .... io avvito.
Eh sì è evidente che ho sognato tutto , questo posto mi ha iniettato tanta di quella paura che ho perso addirittura i sensi.
Qualche volta mi è già successo , ho perso i sensi una volta in bagno a casa mia , mi sono risvegliato in tempo per andare a lavorare , anche in quel caso avevo sognato e , al risveglio , cercavo quella donna che pensavo di aver , … insomma … , avevo sognato del sesso.
Certo meglio il sesso del terrore di oggi , mah , sono davvero costernato.
A questo punto lo stomaco segnala che è ora di pranzo , guardo l'orologio e vedo che sono già le due del pomeriggio , ma che strano , alle 12.00 in punto regolarmente il mio stomaco comincia a farsi sentire , questa volta ..... mah ... non sò , io continuo ad avere in testa quello che ho visto o che ho sognato , ho ancora una gran paura e forse per questo anche lo stomaco ha ritardato.
Ma anche Ugo , di solito , è attento agli orari , non per altro , ma perché se lavoro in pausa pranzo poi Enzo lo sgrida perché deve pagarmi gli straordinari.
“- Ugo , non andiamo a mangiare? - “ chiedo
“ – Sì , mi ha detto Aleazzi che possiamo mangiare con loro alla mensa , che apre proprio adesso.”- risponde guardando l’orologio.
Ma no , penso , no io con quei pretazzi pazzi , che fa anche rima , non ci voglio stare , mi prende l’angoscia , cazzo!!!!!!!!
Comunque ci dirigiamo verso il salone delle due porte , sempre scortato dal lobotomizzato omone , ormai ne sono convinto.
Scendendo le scale chiedo a Ugo se non ha sentito niente di strano prima , sul tetto , ma lui fa la solita smorfia di chi non sa nemmeno perché è in vita.
Aperte le porte del salone scopro che quella è una vera e proria sala conferenze , con tanto di sedie a gradinata e tre tavoloni in acciaio tipo sala operatoria in fondo , di fronte a tutti i posti a sedere.
Scendiamo le scale e arriviamo alla sala della mensa.
Continuo a provare una sensazione di paura.
Ho una gran paura di scoprire qualcosa che non vorrei scoprire.
In mensa non c’è nessuno , si vede in fondo dietro al bancone l’inserviente che ci fa cenno di avvicinarci.
C’è tanta buona roba da mangiare , io ne approfitto , penso tra me che potrebbe essere l’ultimo pasto……. , beh , no dai , siamo ottimisti.
E se fossero cibi avvelenati …………?
Bene , lo stomaco è sazio , io sono ancora stralunato , tanto che non ho nemmeno fatto caso alle solite smorfie di Ugo al contatto con il cibo.
Lui non ama mangiare , se fosse per lui tutti i giorni mangerebbe un panino , io ne mangio sempre almeno due ma se riesco a convincerlo preferisco andare in qualche buona trattoria , quelle dove ci sono i camionisti , perché se ci vanno loro vuol dire che si mangia abbondantemente.
Quel pinguino di Ugo non ha nemmeno finito uno dei piatti che ha preso , non ha nemmeno bevuto l’acqua , io ho sete e la finisco e lui , come al solito , fa la sua battutina , “- Eh non hai mangiato la pagnocchina stamattina a colazione?”-
Che stupido , penso , è proprio demente , mi dice sempre la stessa cosa.
“- Te lo dico sempre io la mattina non riesco a fare colazione , bevo solo una tazza di latte bianco e freddo e a mezzogiorno ho fame”- E penso anche tra me , e poi cosa te ne frega a te , questo pranzo lo paga il pazzo Aleazzo ……..
Torniamo , sempre scortati , al tetto , nel frattempo noto che né in mensa , ne in nessuna delle stanze e corridoi che attraversiamo c’è qualcuno , nemmeno un’anima viva , come si dice.
Ecco che Ugo si ferma a pensare , deve far fare il giro al cavo coassiale per arrivare a collegare l’apparecchiatura nella stanza sottostante le torri.
“- Ugo -“ , dico io , guarda , lì sotto l’ultima tegola , c’è un passaggio , dovrebbe portare qui sotto , nel sottotetto , vediamo se poi da lì si può arrivare alla torre e poi alla stanza.
Ugo , ovviamente , non mi dà retta , lui prosegue nelle sue elucubrazioni mentali , e tra me penso : tra cinque minuti scatta la telefonata al maestro Enzo , vedrai che lui dirà di passare per il sottotetto , ci scommetto le molle dell’ominide , brrr che brivido……..
Cellulare alla mano , “- Enzo , qui abbiamo montato l’antenna e c’è da far passare il cavo , …. “gli spiega cosa vede” ……. , e poi c’è un passaggio al sottotetto , ……… , va bene lo faccio passare da lì.-”
Avrei vinto la scommessa. ( le molle ? , l’ominide ? ) di nuovo paura.
Certo che da quel tetto c’è una vista stupenda , è tutto verde , alberi , pietre bianche incastonate nel verde a chiazze scure e chiare , in fondo , a valle si vede l’azzurro di quel fiume che delimita l’arroccarsi del centro abitato tutt’attorno al corso d’acqua.
Se si procede oltre con la vista si scorgono veramente in lontananza gli Appennini , sono di un azzurro più chiaro o più scuro , a seconda del sole , dell’azzurro del cielo.
Che meraviglia !!!!!
“- Ehi ti sei incantato? –“ sputa il pinguino , Ugo.
Va bene , mi tocca anche addentrarmi nel sottotetto , che paura , mi stò facendo la pipì in braghe , no , dai , finiamo il lavoro mi dico , che prima si finisce prima dimentico questo posto.
Il sottotetto è veramente angusto , a parte il soffitto obliquo , che mi costringe a stare accucciato , c’è un’infinità di roba , marcia sembra , che mi costringe a strisciare per tirare il cavo fino all’uscita.
Ok , ho tirato il cavo , l’ho già anche fissato con le fascette e sembra che finalmente si possa accedere alla stanza con l’apparecchiatura ……
Ugo dice che deve cercare il Prof. Aleazzi e scende dalle scalinata , preceduto , regolarmente , dall’omone.
Io lì solo sul tetto mi faccio prendere dal paesaggio ma….. …… , sento i capelli che si tirano all’insù , ho i capelli in piedi , la pelle diventa tutta un brivido …… sento delle urla …..
No , no esclamo , non sarà Ugo spero , mamma mia che angoscia , e chi scende da qui , ho troppa paura………..
Ugo torna preceduto dal Prof. Aleazzi ( quel pazzo dell’Aleazzo per dirla alla Abatantuono ).
Aleazzi apre la porta della stanza dove verrà posizionata l’apparecchiatura , cigola , si incastra , Aleazzi entra e richiude dietro di sé la porta , Ugo prende una nasata , ah , rido di gusto , che pinguino!!!!
Sento dei rumori di trascinamento , Ugo accenna a spingere la porta ma l’omone interviene subito frapponendosi tra lui e l’ingresso.
Allora non è proprio lobotomizzato questo vegetale ambulante , mah , sarà per caso un robot , vuoi vedere che il Prof. Aleazzo , quel pazzo , ha dato vita al suo “Frankenstin”……..
Ma va ……
Beh comunque Aleazzo apre la porta e ci fa cenno di entrare , lascio varcare la soglia a Ugo , non si sa mai , lui entra parla con Aleazzi e decide di mettere il trasmettitore sopra una scansia in ferro lì a fianco.
Aleazzi se ne torna giù e io chiedo ad Ugo dov’è il trasmettitore ………..”- Non le fa le scale il trasmettitore da solo “- risponde quel pinguino.
Ma va , pesa un sacco quel coso , lui , quello stronzo non ha nemmeno fatto finta di portarlo su , mi tocca tornare giù a prenderlo.
“- Ah , prima di dover fare ancora una volta tutta la scalinata c’è qualcosa d’altro che non hai portato su?-“ esclamo seccamente.
Non ho risposte , e vado mugugnando seguendo i passi pesanti di quel vegetale bollito.
La risalita con quel peso , mi ha stroncato il fiato , da buon fumatore , le gambe , e le braccia.
Sento la stanchezza , per raggiungere quel posto infame , mi sono alzato alle cinque e mezza.
Sono le diciotto di sera oramai , e la luce è ancora buona ma non credo che riusciremo a finire il lavoro.
Ugo nel frattempo si è ferito alla mano con il trasmettitore , per sua incapacità ha toccato il finale della valvola di amplificazione e la carcassa del trasmettitore provocando un arco voltaico tra la sua mano e la valvola appunto.
E’ una scarica da qualche migliaio di volt e non è certo piacevole , anzi , per fortuna è riuscito a staccarsi velocemente , se no ……..poteva anche rimanerci attaccato , anche se io mi sono subito precipitato a staccare corrente.
E’ proprio un pinguino ed ora mi tocca portare tutto il materiale mentre lui porta solo il suo cellulare nella mano intera , che stronzo , lo odio sempre di più.
Io oramai ho fatto tre viaggi su e giù dalle scale.
Arriva il prof. Aleazzi e dice che ha assolutamente bisogno che l’impianto di trasmissione sia pronto all’uso per domattina e dice che se vogliamo possiamo fermarci da loro per la notte………………………
Noooooooooooooooooo , manco morto , penso ………………….nooooooo!!!!!
Ugo non ama stare per troppo tempo lontano da Enzo , più che suo fratello , sembra suo marito , beh , perché Ugo della donnicciola ce l’ha sì ….. , un pochino .....
Dopo che io ho fatto l’ultimo viaggio , Ugo è riuscito a dire di no ad Aleazzi e si è però messo d’accordo , quel pinguino , affinché l’indomani saremmo arrivati molto presto , alle sei di mattina……………….
Che pinguino , penso , anzi , che coglione , uffa , che palle , io stasera arriverò in ritardo a scuola , come sempre sentirò i rimproveri del profe sulle assenze e domattina , dopo che sarò uscito da scuola alle undici di sera , dovrò anche alzarmi alle quattro e mezza.
Pinguino demente , se potessi ti rinchiuderei qui con l’omone , tanto non è che ti manchi molto per essere come lui , un vegetale , di materia ne hai ben poca , pinguino , sei sempre il pensiero più cattivo che riesco ad avere durante la giornata , nemmeno il traffico caotico della città riesce a farmi pensare malignamente come la tua esistenza.
Un giorno te le dirò tutte queste cose , un giorno , quando me ne andrò ……..
Eccoci , ho sentito anche stasera la ramanzina sulle assenze , ne faccio tante , oltre che per colpa del pinguino , mi ci metto anche io con le mie stramberie , le mie amanti , e le mie serate da arancia meccanica……… ma questa è un’altra storia.
Nel letto mi giro , mi rigiro , ma non riesco proprio a prendere sonno , ho paura , sento una starna scarica elettrica nel braccio , come quando tocchi la lavatrice con i piedi bagnati , ti percorre una leggera scossa che per poco non ti immobilizza i muscoli.
Non dormo , come farò domattina ?
Non dormo , telefono a Ugo e gli dico che non vado , tanto il lavoro l’ho praticamente finito , non gli servo nemmeno…….
Sono le cinque , non ho chiuso occhio , Ugo ha già suonato il clacson , mi infilo i jeans , la felpa e corro giù , senza lavarmi , senza nemmeno bere un bicchier d’acqua , mia madre non si accorgerà nemmeno che non ci sono , tanto è lo stesso per lei.
Ugo ha un aspetto peggiore del mio , credo che non abbia dormito , ma sono troppo incazzato per rivolgergli la parola , pinguino demente.
Sono riuscito a dormire in auto , mi risveglio e siamo già in salita , sento i brividi che si presentano , siamo vicini al castello.
Arrivati , siamo di nuovo qui e…….. , come ieri ci sono preti , o simili , che con la testa china e mani giunte e talismani al collo entrano velocemente e silenziosamente nel castello.
Scarico la merce , vedo che Ugo ha la mano fasciata , ma non mi tange , non ho voglia di pensare a niente , ho solo voglia di finire con questo cazzo di Aleazzo , e tornare a casa a dormire.
Arriviamo all’ingresso , Aleazzi ci spetta e ci dice “- Buongiorno signori , vi chiedo di mettere in funzione il trasmettitore per le dieci di questa mattina , devo trasmettere i dati degli esperimenti che stiamo svolgendo e alle dieci appunto ho questa incombenza inderogabile , vi prego quindi di dirmi prima di quell’ora se riusciamo a trasmettere , altrimenti devo provvedere diversamente.
Mah io continuo a non capire e ad avvertire questa sensazione di terrore che sì , il sogno di ieri mi ha lasciato , ma non è quello , è proprio l’aria di questo posto.
Per far passare quel cavo tra la torre e la stanzetta bisogna attaccarsi alla torre ed in sospensione bucare la pietra e infilarlo nel buco.
Siamo , anzi , sono riuscito a far arrivare il cavo alla base della torre , ho dovuto farlo riuscire dal tetto per farlo entrare nella stanza dove c’è il trasmettitore , sono le nove e per bucare la pietra , far passare il cavo , intestarlo con il connettore e provare poi il trasmettitore ….. il tempo non basta.
Ugo ovviamente è lì che guarda me lavorare , che odio.
Riferisco a Ugo quello che ho appena realizzato sui tempi e lui , senza pensarci risponde “- Chi se ne frega , quando ci ha commissionato il lavoro non aveva chiesto una data di termine del lavoro e quindi si attacca al tram -“.
Incredibile , Ugo che ha deciso qualcosa , che si permette anche solo di pensare di ribattere al cliente sulle sue richieste , incredibile ………
Aah , ho capito , ma certo , sono parole di Enzo , mentre tiravo il cavo ha fatto la telefonatina.
Mi piacerebbe una volta spaccargli il cellulare per vedere se riesce a fare qualcosa senza l’intervento magico di Enzo.
Io però non mi do per vinto e , agganciatomi alla torre con la cintura di sicurezza mi lancio nel vuoto sorretto dalla cinghia e con il trapano in mano , trrrrummmrrrummrtutrutrutrruummm ….
Il buco è fatto , anche le mie braccia lo sono però , ho faticato come un “negro” per fare quel buco.
Prendo il cavo , lo infilo e dico al pinguino di andare a prenderlo nella stanza.
Tramite le ricetrasmittenti , mi comunica che non vede il cavo ………..
Penso che sei proprio un grandissimo coglione , io stò inserendo il cavo ormai da dieci minuti , ne sarà entrato per almeno una decina di metri , ma lui con la radiolina mi comunica che non lo vede.
Ecco penso , mi tocca slacciarmi da qui , correre giù nella stanza e tirarmi anche il cavo , che palle.
Ugo aveva ragione , del cavo nessuna traccia , eppure io sono sicuro , il buco ha trapassato la roccia e dal di fuori si vede l’interno della stanzetta , a meno che ……… non ci sia un’intercapedine……
Ugo scende , cerca Aleazzi , io provo a riattaccarmi alla torre e spenzolando dalla cinghia sbircio dal buco che ho fatto.
Devo tirare fuori tutto il cavo per vedere meglio , altra fatica , altro tempo.
Ugo non torna ed io credo di aver capito che c’è in effetti un’intercapedine tra il muro contro la scansia del trasmettitore e il buco che ho fatto.
Mi sgancio , scendo le scale e mi infilo nella stanzetta , l’assenza dell’omone , che ha scortato Ugo , mi mette di nuovo la paura addosso.
Sposto la scansia e mi appoggio alla parete , si muove , ho paura , i capelli si rizzano insieme a tutti i peli.
Ho trovato la soluzione al passaggio del cavo , ma , ho una gran paura di spostare quel finto muro.
Attendo Ugo , ma non arriva.
Sono le nove e quaranta , Aleazzi si incazzi , ah ah , ma io quel muro non lo sposto da solo , mi fa una terribile paura.
Oh , certo , Aleazzi quando è entrato nella stanza ci ha lasciato fuori , ho sentito rumori di trascinamento , era il muro che ha spostato , quel muro finto…………………
Nooooo , ho paura , nooo , non voglio sapere il perché … ho pauraaaa , mammaaaaaaa…….
Ugo mi chiama con la radiolina , dice che Aleazzi preferisce attendere , i dati li porta a mano.
Posso scendere perché ora Aleazzi è impegnato e si libererà solo tra un’ora.
Rispondo a Ugo che ho trovato il passaggio , ma che ho bisogno di un aiuto per far passare quel cavo maledetto.
Ugo non risponde , sento i passi per le scale e………………. ho una paura fottuta , non vedo l’ora di andarmene da qui.
E’ ugo , meno male , segutio dall’omone , gli mostro la mia scoperta e l’omone sembra aver capito , ci spinge fuori dalla stanza , chiude la porta , sentiamo rumori , tonfi sordi , trascinamenti , riapre la porta ed ha il cavo in mano.
Ah , penso , meno male che l’omone è più perspicace di Ugo , l’ho detto io che Ugo non ne ha molta di più di materia grigia di quell’omone.
Bene intesto il cavo , prendo il saldatore a gas e estraggo dalla tasca l’accendino , non l’avessi mai fatto…………………….. l’omone impazzisce , grida , si agita , saltella , urla , piange addirittura , e mi terrorizzo.
Metto in tasca l’accendino e lui , come se non si fosse mai mosso , ritorna impassibile , volta lo sguardo al muro e rimane lì immobile.
Guardo Ugo , spero che almeno questa volta abbia capito qualcosa pure lui , mah , non ci credo , comunque il suo sguardo è sgranato , non parla , non si muove , non reagisce.
Vuoi vedere che si è lobotomizzato da solo? Aha ah aha aha che rrrridere.
"- Ugo dammi il saldatore elettrico che questo qui è il figlio di Frankestin , ha paura del fuoco-" esclamo!
Riesco anche ad essere spiritoso in un momento come questo , bah , sarà la paura che ho dentro.
Ok fatto , sono perfino le dieci e venti , Aleazzi potrebbe ancora evitare di mandare i suoi dati a mano , mah comunque non è che mi freghi molto.
Si parla del diavolo ed ecco Aleazzo il pazzo , ha un’aspressione maligna , sembra ipossessato dal demonio , no , mamma , aiutoooooo!!!!!!!!!!!!!!
Ugo riferisce del lavoro , Aleazzi sembra non sentire nemmeno le parole di Ugo , oddio , che puraaa , mammaaaaa , aiutoooo….
Aleazzi si riprende , ritorna ad essere quel pallidume giallo e smunto che era prima , e risponde a Ugo.
Bene ora , speriamo , ci resta solo da provare l’impianto e fare un tentativo di trasmissione con la casetta nascosta tra la vegetazione.
Io salgo sul tetto , ovviamente lui rimane al trasmettitore , io con chiave inglese , radiolina , nastro vulcanizzante in mano ed allento i bulloni , muovo l’antenna in direzione della casetta cercando il punto migliore.
Ugo dall’interno della stanza visualizza il segnale di ritorno per posizionare meglio l’antenna verso il ricevitore , la casetta appunto.
Dai Ugo , svegliati , dimmi se a destra o sinistra………………
Dalla radiolina non sento più niente , lo chiamo , niente , lo richiamo , niente , ma è proprio stupido , penso.
Uffa , non risponde , mi slaccio di nuovo dalla cintura di sicurezza , e mi dirigo verso la botola di accesso al sottotetto e quindi alla stanza dove c’è Ugo.
Avvicinandomi alla botola sento di nuovo i capelli diritti ,la pelle trema , le gambe mi cedono , ……… no , no , no , no , sento l’odore di quella marmaglia , il sudore acre che avevo avvertito in sogno , no , no , no , nooooooooooooooooooooooooo aiutoooooooooo , mammaaaaaaaa…….
Dalla botola si odono grida , rumori forti di legno che si spezza , riesco a scorgere la voce di Ugo , ma sono di nuovo immobile.
Non riesco a muovermi.
Sono finito , questa volta non posso essere svenuto , ero legato alla cintura di sicurezza , se fossi svenuto sarei rimasto appeso.
Mammaaaaaaaaa , ………….. paura , paura , terrore terrore terrore nooooo noooo nooooo , stasera devo andare a scuola , ho il compito di italiano………………….. no no no mamma mamma mia.
Le urla si confondono con i rumori secchi di legna in frantumi , di tonfi pesanti , di suoni metallici , di grida soffocate.
Sono di nuovo immobile , questa volta non c’è nemmeno l’ominide , ho paura.
Non riesco a muovermi e dalla botola sembra di intravedere una mano , dei capelli , degli schizzi di sangue , ma non vedo niente altro , continuo ad essere immobilizzato , non riesco proprio a muovere un solo muscolo , sono finito , comincio a pensare alla mia famiglia , a mia madre che dovrà accorgersi che sono uscito di casa , e che non torno.
A mio padre che anche lui si accorgerà che non ho versato la mia quota settimanale dello stipendio.
Ai miei compagni di scuola , che non mi vedranno per più di tre sere consecutive , si accorgeranno che manco , i miei amici , si chiederanno che fine ho fatto.
Enzo , è vero Enzo è quello che può accorgersi della mancanza delle telefonate di Ugo , Enzo , è lui la salvezza , ma ho una gran paura , Dio mio , fammi muovere , ti prego , non ti ho mai creduto , non ti ho mai rivolto una preghiera ma ora sono io , sono qui , mi senti?
Dio , ascoltami , fammi muovere solo le gambe , solo per alzarmi e nascondermi , ti prego , ti scongiuro.
Apro gli occhi , sono legato alla cintura , sospeso in aria , legato alla torre , mi fa malissimo il costato , la cintura mi sorregge proprio per il costato.
Non sento più rumori , sarò ancora svenuto , in effetti sono appeso e io ricordo invece di essermi steso a terra sul tetto mentre cercavo di raggiungere la botola , ma ………………..
Ma guardo il tetto e ….. le tegole sono divelte , il tetto è stato praticamente distrutto , non c’è modo di arrivare fino a qui , mancano le tegole e addirittura le travi , ma……………
Nooooo , riesco ad intravedere sotto le travi mancanti , è uno scempio di corpi , no , noooo , stò ancora sognando , mammaaaaaaaaa aiutoooooo , mamma mia come faccio , sono di nuovo immobile , ……..voglio morire così , senza sapere perché , se solo riuscissi a slacciarmi la cintura , precipiterei nel vuoto , sotto , c’è solo verde e…………… .
No! Non ci credo , non è vero , sotto di me appeso alle sbarre della bifora della torre c’è , c’è …… c’è … c’è l’ominide , le sue molle sono di nuovo a sorreggere la testa fasciata.
Dio mio che terrore , sarò caduto in moto e sono in coma e sto sognando , sì sono in coma e sto avendo degli incubi……………..
Guardo ancora in basso , l’ominide mi guarda , sorride addirittura , ma ho paura , sono ancora immobilizzato , non riesco a fare assolutamente neinte altro che girare le pupille , no , no , no ……
Sento il trillo del cellulare di Ugo , vai , finalmente , Enzo , dai rispondi pinguino demente , ma , se sento il trillo , non sto sognando , se non sto sognando........
Il cellulare suona a vuoto , Ugo , Ugo , Ugo , è morto…………………
L’ominide si agita , credo non riesca più a reggere il suo peso con quei braccini che si ritrova , sono quasi atrofizzate quelle braccia , povero , non so perché ma mi fa pena e non paura , forse per quel sogno che ho fatto , ma no , ma quale sogno era realtà …….. o no ….
Questo pensiero non capisco come mai invece di terrorizzarmi mi sta facendo riacquistare il movimento dei muscoli , forse riesco a muovere il braccio , l’ominide sta emettendo un verso flebile , continuo , metallico …………
Riesco a riprendere il controllo del mio corpo , mi butto sul lato del tetto , allento la cintura di sicurezza , allungo il laccio e mi abbasso , allungo la mano all’ominide , ho paura ma …… non lo so , lo faccio e basta , afferro il suo polso , è freddo gelato , ho ancora più paura , ma riesco a non bloccarmi , afferro bene i polsi dell’ominide e lo strattono verso di me.
Come se fosse stato un cuscino di piume , l’ominide si lascia andare e la forza del mio strattone lo sbatte contro la torre , ma è salvo , lo faccio appoggiare al bordo del tetto , si siede , e mi guarda…
Ha lo sguardo che aveva nel sogno , ancora , non so ancora se era un sogno o no , l’ominide piange.
Piange , e ancora piange , non capisco cosa mi vuol dire , non parla , gesticola , non capisco….
La radiolina , vai , sono in contatto con il mondo esterno , posso trasmettere un messaggio di aiuto sulle frequenze dei radioamatori , ce ne sono sempre in ascolto , grazie ….a chi? ..a Dio? ….. non lo so , comunque grazie , forse a me stesso , cambio la frequenza nella ricetrasmittente e chiamo “- CQ CQ hallo CQ –CQ -“ , attendo …… “ – Hallo CQ CQ sento forte e chiaro italia kilo wiskey due passo -“ risponde……….
“- Grazie a Dio ( non era a me stesso? ) ci sei , aiuto , sono nel convento di Selvapiana Comasca , sono stato salvato da una strage , si è compiuta una strage , sono tutti morti , chiama i carabinieri , aiuto , ti prego fai in fretta , sono in pericolo di vita , sono appeso al tetto , non so se qualcuno nel castello è rimasto vivo , ma ti prego aiutami , passo –“.
“- Avverto subito i carabinieri del luogo , non è che mi prendi per il culo vero?-”
“- No , ti prego aiutami , sono in pericolo di morte , ti scongiuro –“
L’ominide ha visto qualcosa , si agita , oddio ma quando finisce questo incubo.
L’ominide mi segnala qualcosa a valle , vedo effettivamente una colonna di auto , penso subito ai carabinieri , ma sono auto bianche …………..
No , nooo , no , no , no , non è finita , guardo la frequenza della mia radiolina ………………….
Mi riblocco nuovamente , sono di nuovo immobile , questa volta però sono anche in bilico sul cornicione insieme all’ominide che si agita ancora , nooooooo , nooooo , voglio che mi scoppi il cuore , che Dio mi venga a prendere , oh , no , no
Terrorizzato osservo quella frequenza , è quella della trasmissione di prova con la casetta nascosta , ho chiesto aiuto ad altri pazzi , osservo quelle auto , sono tutti furgoncini bianchi , saranno una decina di mezzi , che cosa vorranno fare?
Saranno forse qui per i matti che si sono liberati?
Capisco perché l’ominide si agita tanto , li avrà già utilizzati quei furgoncini………..
Mammaaaaaaaa aiutooooo ……………………..
…………….continua…………………………
Non mi devo arrendere a questa immobilità , devo reagire , cambio frequenza della radiotrasmittente e ripeto l'appello ai radioamatori.
La risposta arriva nuovamente e questa volta i carabinieri sono in ascolto sulla frequenza radioamatoriale.
L'ominide trema , ha le molle che vibrano emettendo un suono continuo metallico e le sue ossa coperte di un sottile strato di pelle bianca cadaverica scricchiolano ad ogni piccolo tremolio.
Ho superato la paura di questo essere così maledettamente orrendo.
Mi suscita un sentimento di pena , di imnpotenza , mi chiedo anche perchè non cerchi di buttarsi dal cornicione , del resto in quello che oramai non credo più sia stato un sogno , aveva cercato proprio di ammazzarsi , si era buttato dalle scale , facendo furoiuscire le molle dal suo cranio e fracassandosi la testona obliqua , unica parte del suo corpo di dimensioni maggiorate.
"- Ehi , ominide , cosa posso fare per te?-" gli domando.
Lui non parla , gesticola , emette solo versi molto flebili ed incomprensibili.
Credo che voglia dirmi che vuol uscire da questo posto , da questa gabbia di matti , penso , credo che voglia indicarmi con quei suoi braccini simili ai bastoncini bianchi di legno dei gelati confezionati, la valle , il centro abitato.
Credo proprio che voglia andarsene da qui , poveraccio , chissà cosa succede veramente in questo postaccio.
I suoi occhi hanno un velo bianco che quasi non permette di vedere le sue pupille.
La sua testa , non so se per la massa abnorme o se per altre orrende cause , è tenuta in piedi dalle molle , il collo è un fusto di bonsai , è atrofizzato e avvolto da vene e nervi che risaltano come le nervature degli ulivi.
Credo che abbia freddo , anche se la temperatura è buona , gli allungo la mia felpa , ma non ho pensato che la sua enorme testona non passa dal collo dell'indumento.
Gliela appoggio sulle spalle e , con lo sguardo di un cane abbandonato , mi guarda , piange e mi allunga uno di quei bastoncini bianchi e freddi come il ghiaccio.
Il contatto con il suo corpo è estremamente impressionante , è un tremolìo unico , è freddo gelato , è così magro che riesco a tenere tra il pollice e l'indice della mia mano tutte e due le sue braccia.
Mi sono dimenticato per un momento di quella situazione di pericolo , di terrore che sto vivendo.
Allarmato da questa distrazione sbatto lo sguardo alla strada che sale , non si vede niente , probabilmente la carovana di furgoncini è nascosta dalla vegetazione e non riesco a scorgerne i movimenti.
Scatto allora su due piedi e cerco di sbirciare tra le travi rimaste di quel tetto per vedere se lì sotto c'è movimento ma tutto tace.
Mi riaccomodo sul cornicione e rivolgo all'ominide ancora uno sguardo di compassione , che pena.
Credo di aver capito il susseguirsi degli eventi , certo non ho ancora capito nulla di questo posto e di questa situazione degenerata, ma credo di aver capito come ho fatto a ritrovarmi agganciato alla cintura legata alla torre.
Credo che sia stato l'ominide , come aveva fatto sotto , nel corridoio , quando mi aveva trascinato sanguinante e senza molle di sostegno fuori da quella visione macabra e orribile che credevo di aver sognato , deve essere riuscito a salire sul tetto e a trascinarmi alla cintura , poi , non lo so , le tegole sollevate , alcune travi spezzate , questo silenzio sottostante non so proprio come siano andate le cose.
La radiolina gracchia , la prendo e vedo che c'è un segnale molto basso , è .... è , Enzooooo!!!!!!!!!
"-Enzo , Enzo , mi senti , sono io , Ugo non l'ho più visto , qui c'è stato il finimondo , hei mi senti? passo -"
"- Ugo ,Ugo - passo-"
Enzo non riceve , sta chiamando Ugo , non lo sente da troppo tempo e non risponde al cellulare , speriamo che anche lui avvisi le forze dell'ordine , spero di chiudere presto questa macabra situazione.
Sento dei rumori lì sotto , c'è qualcuno , guardo l'ominide e gli faccio segno di stare fermo ed in silenzio , come se potesse parlare......
Vedo muoversi qualcosa lì sotto , il contrasto tra il chiaro del sole in faccia e lo scuro del sottotetto non mi permette di vedere bene ma sono sicuro che qualcosa si sta muovendo lì sotto.
No, non è ancora finita questa avventura horror , non so se riesco a reggere un'altra situazione di pericolo , sono sfinito , mi sento al pari dell'ominide , un pezzo di legno precario su quel cornicione...
Sento dei rumori provenire dall'altro lato del castello , sono rumori di auto , sento delle vosi lontane , ma le sento , spero , immagino che siano i furgoncini bianchi o i carabinieri , spero comunque chiunque sia che vengano con buone intenzioni , sono veramente sfinito , non riuscirei proprio a reggere ancora altre emozioni , non ho mai sofferto di problemi di cuore ma ....... quel burrone lì sotto è molto invitante , sarebbe la fine di tutto l'incubo , compreso l'incubo della vita.
Sentoi che le voci sono più vicine , li sento lì sotto , sono bloccato , questa volta però non sono immobilizzato dal terrore , sono bloccato dal mio cervello perchè ho paura di farmi sentire , ho paura di dovermi buttare.
L'ominide si è accorto delle voci , si gira con tutto il corpo , non può girare solo il testone , le molle glielo impediscono.
Si agita , cerca di emettere quel suono metallico , continuo , spero che abbia riconosciuto voci amiche , spero che il suo agitarsi sia giustificato.
Urlo "- Hei , siamo sul tetto , accanto alla torre , aiutateci!!!!-"
Sento una risposta , ma è troppo soffocata per capire le parole.
Sento più voci ora e sono un unico tremore , ho una gran paura , l'ominide sembra volersi buttare sotto , tra le travi ancora intere , lo fermo "- aspetta , vediamo se sono i carabienieri o se invece sono solo i pazzi amici di Aleazzi-.... trovo ancora il tempo di scherzare , l'ominide si calma e aspetta.
La voce sembra provenire da sotto i nostri piedi , mi sporgo all'interno delle travi spezzate , lo vedo.
E' un uomo con camice bianco , torna la paura , ascolto quello che dice.
"- Dio che orrore!!!! Sono tutti morti? .. Dio che cosa diavolo è successo qui?!!!! Dio chiama i carabienieri , qui non possiamo toccare nienete , non c'è nessuno in vita qua sotto!!-".
Sentite queste parole mi faccio sentire anche io "- Ehi , Ehi siamo qui sul tetto , accanto alla torre , siamo vivi , siamo in due , aiutoooo!!!!-".
"-Hei , la sopra , state fermi , resistete , riuscite a rimenre lì ancora per qualche tempo ?!!!-"
"-Sì , sì ma fate presto ,aiutateci-" replico piangendo , singhiozzando , sono incredulo , ho ancora pura di risvegliarmi agganciato alla cintura senza memoria di quanto successo.
"-Ehi la sopra , stiamo arrivando , chi siete?-"
"-Sì grazie , fate presto , siamo due tecnici delle antenne , stavamo lavorando per installare il collegamento per il prof. Aleazzi.-"
"-Il prof. Aleazzi ??? , Ma il prof. Aleazzi è morto da ormai tre anni. E' sicuro di quello che dice?-"
"-Mah , così mi sembra -"
Non avevo voglia di dire a chissachì che con me c'era l'ominide , e non avevo voglia di parlare , avevo solo voglia di scendere da quella collina e tornarmene a casa , nel letto , tra le sicure mura di casa , mai tanto amate come in questo momento.
Ecco che la scala spunta dalle travi spezzate è spunta anche il viso di quell'uomo in camice , dietro sale un'altra scala e spunta anche una divisa.
Siamo al sicuro caro ominide , non so che fine farai , ma non ti dimenticherò e , se sarà possibile , ti aiuterò.
Saliamo sulle due scale , abbandono tutto il materiale , la cintura , le chiavi inglesi , l'antenna e tutto il resto e mi appresto a scendere lì sotto.
E' uno scempio , ci sono pezzi di uomini da tutte le parti , sembra un massacro tipo gas nervino , è orribile , attacato ad una trave c'è un cranio , sembra sezionato ed incollato , ma passandoci sotto si vede la parte mancante maciullata sotto la trave , posso spigarmelo solamente con una spinta violenta dal basso contro la trave e......
Mi viene in mente che Ugo era qui , mi divincolo dalle braccia dei carabinieri , mi dirigo verso quella che era la porta della stanzina , ma mi bloccano , mi trattengono , mi parlano , non li ascolto , non mi arrendo , crollo a terra sfinito , non ho più forze , richio la peridta dei sensi ...... e questo mi mette più paura di tutto il rersto , resto sveglio.
Mi trasportano di sotto , l'ominide è seduto su un furgoncino bianco , ha la camicia di forza poverino.
Io vengo fatto sedere dentro l'auto dei carabinieri , mi ammanettano alla maniglia , mi ribello , faccio capire che non volgio essere ammanettato.
Mi lasciano libero dicendomi"-Senti non vogliamo farti patire niente di più di quello che hai già sofferto qui dentro , ma sei l'unica persona che può dirci cosa è successo , ma non possiamo sapere se sei o non sei uno dei mostri che c'era qui , quindio calmati , dimostraci che sei normale e ti lasceremo andare.
Io comincio a correre a destra e a sinistra , salto , urlo , sbatto le testa sull'auto.....
L'ominide nonha più quelle molle orribili , ha il collo rigido , un collare , mentre io ..........
sanatorium testo di claudcal