Licantropi

scritto da adriano bernard
Pubblicato 21 anni fa • Revisionato 21 anni fa
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Testo: Licantropi
di adriano bernard


16 Novembre 1997
Il cacciatore avanza silenzioso nella notte scura graffiandosi il viso fra le alte fronde degli alberi alti e neri. Le foglie marce e i ramoscelli secchi scricchiolano sotto i suoi grandi scarponi marrone scuro. Impugna un lungo fucile da caccia, un Winchester che la moglie gli ha regalato a Natale: lui sa benissimo che la caccia è severamente vietata nella foresta, specialmente in quel periodo dell’anno in cui la cacciagione è più prospera, ma sa anche che la guardia forestale è sparita ormai da un mese; e ne è felice. Una volta lo aveva sorpreso a cacciare una volpe rossa, una specie protetta: aveva dovuto pagare una multa salatissima e sua moglie era rimasta delusa dal suo comportamento. Nonostante tutto, però, ora, all’una di notte, era nuovamente a cacciare. Lupi, questa volta. Osserva timoroso i tronchi di betulle illuminate dalla fioca luce lunare. È notte di plenilunio, e la luna illumina il cielo scuro e senza stelle. I rami scheletrici degli alberi sembrano, nella spettrale luce bianca, mani in attesa di ghermirti. Un uccello notturno, forse una civetta, lancia un verso stridulo.E improvvisamente nella foresta immersa nelle tenebre, un ululato. Il cacciatore trasale, pensando subito a un lupo. Subito alza il fucile, puntandolo nel buio. Ma non vede nulla. Ad attenderlo, intorno a lui, l’oscurità totale, un’oscurità ostile e sinistra.E inaspettatamente, un ringhio. Un ringhio rabbioso, sommesso. Qualunque bestia avesse emesso quel suono, ora era molto vicina.
Il cacciatore scruta il buio, terrorizzato, puntando il fucile nell’innaturale oscurità che lo circonda, inconsapevole che il lupo è alle sue spalle. Si gira, ma è troppo tardi.
L’animale spicca un lungo salto, ed il cacciatore si rende conto che il lupo è di dimensioni gigantesche, anormale per la sua razza. Inoltre ha un occhio blu e uno castano. Nelson Ridwick, di professione cacciatore, riconosce all’istante quegli occhi: appartengono alla guardia forestale, scomparsa ormai da Ottobre.Il lupo balza sul cacciatore, affondando gli affilati canini nella spalla dell’uomo, che caccia un urlo e indietreggia.Il cacciatore cerca inutilmente di “staccare” il lupo dalla sua spalla, ma non riuscendoci, adagia con disperazione la canna del fucile sul petto dell’animale, cercando, per quanto impossibile, di prendere la mira, e schiaccia il grilletto con l’alluce. Lo sparo echeggia in tutta la foresta. Il lupo uggiola, e l’impatto col proiettile lo scaraventa via dalla spalla del cacciatore. Cade a terra con un tonfo.
Il cacciatore, ansimante, si tocca la spalla sanguinante e vede che ci sono due profondi buchi. Poi sposta lo sguardo sul corpo del lupo morto e rimane stupefatto.Al lupo stanno cadendo velocemente i peli. Più che cadendo, forse sarebbe più adeguato dire che i peli si stanno ritirando nella pelle. Le zampe si allungano e diventano mani, il muso si accorcia e diventa una faccia. Al termine della spaventosa mutazione l’essere che era un lupo, è un uomo. Un uomo con un occhio blu e uno castano. L’uomo è John Mertwich, la guardia forestale.Ma Nelson (il cacciatore) è sicuro di aver sparato ad uno strano lupo, non ad un uomo.Ma come avrebbe potuto spiegarlo alla polizia? Sarebbe sicuramente stato accusato di omicidio di terzo grado… E, per un’accusa del genere, lo avrebbero chiuso dentro e avrebbero buttato via la chiave.E mentre il panico prende il sopravvento, l’assassino (come tutti gli assassini) si guarda intorno con sospetto, temendo di trovare qualcuno che abbia assistito alla scena.Intanto uno strano formicolio parte dalla spalla del cacciatore azzannato dal lupo-uomo e si estende in tutto il suo corpo. Improvvisamente ha un enorme bisogno di guardare su, in alto. Deve guardare in alto.Alza lo sguardo e vede le cime scure degli alberi, il cielo nero come la pece e … La luna! La luna, così chiara e luminosa. La luna così, così…Una strana sensazione si impadronisce del corpo del cacciatore.Il suo petto comincia ad alzarsi ed ad abbassarsi, il cuore comincia a battergli forte e le pupille si dilatano diventando più acquose; le sue ossa si contraggono. La spina dorsale si deforma, sistemandosi sull’osso del collo fino a costringere l’uomo ad accucciarsi a quattro zampe. Le mani e i piedi rimpiccioliscono e si ricoprono di peli, la faccia si trasforma in muso e i denti diventano subito aguzzi. Le orecchie si allungano e diventano a punta, ricoprendosi di folti peli neri; l’unico particolare rimasto immutato nella metamorfosi sono gli occhi: di un particolare grigio. Quello che ormai è un lupo, abbandona il mucchietto di stracci che aveva un tempo indossato, e comincia a correre tra gli alberi spogli e scheletrici.Nelson Ridwick, un tempo cacciatore è ora un licantropo.
Uno dei tanti. Un lupo mannaro in più.Un’altra creatura blasfema che avrebbe continuato il ciclo.Un altro ululato nella notte.
Licantropi testo di adriano bernard
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