Annalisa scese le scale di corsa. Come al solito era in ritardo. Per cercare di recuperare il tempo non si era nemmeno concessa un caffè. Arrivata in garage, si dirige verso la sua auto, butta la borsa e la giacca sul sedile del passeggero, si siede e gira la chiave: partenza al primo colpo! All’uscita dalla rampa di accesso, per un pelo non investe una donna con la spesa.
“Ma queste massaie fanno la spesa a quest’ora???? Non possono farla più tardi, quando la gente è già in ufficio? Hanno tutta la giornata a loro disposizione, e loro tornano alle 8e mezza già cariche di sportine! Io addirittura me la faccio portare a casa, così ho una seccatura in meno!”
Smorza lì il pensiero, è in ritardo e non può perdersi nemmeno a pensare.
I semafori sono sempre rossi quando hai l’acqua alla gola, per non parlare del parcheggio: ma quando ti offrono il posto di lavoro, perché non ci includono anche il parcheggio? Si guadagnerebbe tempo e si accumulerebbe meno stress!
Spalanca la porta dell’ufficio “ Buongiorno”, il capo non la degna di uno sguardo, non le risponde nemmeno, batte solo l’indice destro sull’orologio nell’altro polso.
Si siede al suo tavolo, in quella squilla il telefono “Signor Cangia, buon giorno, mi dica…il capo??- contemporaneamente alza lo sguardo verso di lui che le fa segno di no con le mani- no, mi dispiace, non è ancora arrivato, mi vuol lasciar detto qualcosa?- e continua a guardarlo mentre lui gesticola che ci sarà dopo le 16- sto guardando la sua agenda, arriverà, se tornerà in ufficio, non prima delle sedici… certo signor Cangia, … d’accordo signor Cangia… ho preso appunti, riferirò, buona giornata signor Cangia, a risentirci” non fa nemmeno in tempo a posare la cornetta che il capo comincia ad agitarsi “ Io per il SIGNOR CANGIA
-pronunciato sarcasticamente- non ci sarò fino a quando non mi avrà saldato il conto, e anche dopo!- si accende una sigaretta, non preoccupandosi per Annalisa che non fuma,- Annalisa, mi raccomando, io, per lui sono sempre o in riunione, o fuori città o a colloquio con clienti…S E M P R E!”
” Va bene signore, come desidera.”
La porta si spalanca di colpo “ Ciaooo tesorino mio, come stai, non ce la facevo più ad aspettare la tua chiamata, allora sono venuta” La donna che appare dietro la porta e che pronuncia queste parole è molto bella, molto vistosa con due labbra rosso fuoco molto ben delineate che incorniciano un sorriso smagliante, si avvicina al capo, lo abbraccia e lo bacia nell’imbarazzo generale dei presenti. Annalisa non vorrebbe essere lì. “ Carla, lo sai che non devi fare così, irrompere nel mio ufficio senza nemmeno bussare, per quello che ne sai tu, potrei essere anche qui con dei clienti e poi…-e dirige lo sguardo che parla più delle parole verso Annalisa..- non devi fare così, ” lei lo interrompe ammiccando maliziosamente “ ma l’altra notte non ti dava fastidio se io….” E non finisce la frase ma lascia intendere. Un colpo di tosse stizzosa, adesso è il capo ad essere in difficoltà, visibilmente preso da Carla, imbarazzato per la presenza di Annalisa che sta battendo le dita sulla tastiera come se stesse scrivendo le parole più importanti della sua vita, solo per darsi un contegno e trattenere il risolino che le sta spuntando dal cuore. La donna le si avvicina “ ciao cocca, tutto bene?riceve telefonate di donne- e intanto si volta per guardare lui- questo affascinate signore?”
“ no signora, qui nessuna telefonata” risponde Annalisa, mentre di dentro di sé sente il sangue ribollire per quel “cocca” che proprio non sopporta, ma deve nascondere ed essere accondiscendente.
“ Vieni cara, andiamo a prenderci un caffè” interrompe lui frettolosamente per evitare che l’aria diventi incandescente.
Una volta richiusa la porta alle loro spalle Annalisa emette un sospiro di sollievo, toglie il foglio dalla macchina da scrivere, lo accartoccia e lo butta, il cestino si riempiva spesso di fogli imbrattati senza senso accartocciati per lo stesso motivo. Quella donna doveva smetterla di fare irruzione in ufficio in quella maniera, pensava tra sé Annalisa mentre cominciava a scorrere gli appunti per quella giornata che già non era iniziata nel migliore dei modi. Ore 11 tel: A.T.L., ore 11 e 30 tel. C.T.R.
Compl. Reg. acq. Mamma mia, le 11 e 5 minuti… era di nuovo in ritardo, con decisione telefona si distriga le varie telefonate brillantemente, anche se la puntualità non era il suo forte, lo era l’efficienza. Apre il registro e comincia ad annotare, a fare conti e la pausa pranzo la coglie di sorpresa.
Si alza dalla scrivania e scende giù al bar per uno spuntino e ritorna alla sua postazione. Il tempo scorre veloce tra conti, appunti di telefonate, gestione di ordini e intanto del capo nemmeno l’ombra, che caffè lungo, pensa mentre sorride. Sono le 19, dovrebbe uscire, ma non avendo finito ancora il suo lavoro, a causa del tempo perso la mattina, si deve fermare ancora un po’. Alle 19 e 30 ha finito, sempre di corsa raccoglie tutte le sue cose, si precipita al parcheggio, tra un’ora ha appuntamento con Daniele, il suo ragazzo, che l‘ha già minacciata diverse volte di lasciarla a causa del suo perenne ritardo: una volta l’ha aspettata per due ore seduto in macchina! “ Mai possibile che tu sia sempre così distratta e non sia mai una volta puntuale??” “ ma io,… Ma tu… Ma sai…” balbettava lei, ma poi chinava sempre il capo perché lui aveva sempre ragione,ma si amavano davvero. Di nuovo tutti i semafori rossi, e come se non bastasse, anche la paletta della polizia stradale a bloccarle il percorso. “ Signorina, patente e libretto” mentre lei esibisce il tutto, a pochi metri da loro un tir perde il controllo, attraversa l’incrocio completamente fuori mano e si schianta contro il muro di un palazzone. Il poliziotto riconsegna i documenti e si precipita verso il disastro, Annalisa resta immobile , di sasso, se non fosse stata bloccata dalla polstrada, sarebbe finita nella traiettoria del tir e adesso sarebbe schiacciata tra il muro e il camion… un brivido di freddo le percorre la schiena, la pelle d’oca la ricopre tutta : aveva fatto tardi anche col suo appuntamento con la morte.
ANNALISA testo di ROSAROSSA