C’era una volta, nella lontana savana africana, un giovane leopardo, chiamato Brian.
La sua era una storia triste e commovente: la sua mamma, prima di venire uccisa da un gruppo di cacciatori spietati, era riuscita a metterlo in salvo nascondendolo in un cespuglio illuminato dalla tenue luce di una stella.
Il piccolo, dopo ore di solitudine, si sentiva impaurito ed abbandonato. Chiamava disperatamente la madre, senza ricevere alcuna risposta. Il suo tenero lamento di cucciolo, saliva indifeso verso il cielo.
Improvvisamente, quel pallido chiarore che lo riscaldava divenne più deciso ed intenso. Brian sentì una voce dolce e materna sussurrargli: “Non ti preoccupare, piccolo. La tua mamma non tornerà, ma ci sarò io al tuo fianco. Mi prenderò cura di te e ti veglierò, sempre. Io sono la stella protettrice dei buoni e degli innocenti. Starai bene con me!”.
Il cucciolo prese coraggio, uscì dal cespuglio, alzò lo sguardo e vide la buona stella sorridergli. Da quel momento, lei fu la sua nuova mamma.
Passarono alcuni anni. Brian era ormai cresciuto e si stava facendo un bellissimo esemplare giovane di leopardo. Si sentiva molto legato alla sua “mamma adottiva” stella, che sempre lo aveva accudito con grandissimo affetto.
Per questo, negli ultimi tempi, aveva cominciato a provare dentro di sé una gran malinconia: lui era un leopardo e ben presto avrebbe dovuto lasciare quel posto magico e tranquillo, per vivere nella savana con i suoi simili.
Anche la stella nutriva i suoi stessi sentimenti: un giorno, ormai non lontano, il suo cucciolo sarebbe andato via, verso una nuova vita e una nuova famiglia.
Nessuno dei due, però, non si sarebbe mai scordato dei fantastici momenti trascorsi insieme!
Passarono alcune settimane e, con l’inizio della stagione estiva, il fatidico giorno della separazione arrivò.
Dopo un lungo e commovente addio alla sua mamma adottiva, il giovane Brian si mise in cammino per la lontana e selvaggia savana. Il sole, alto e bruciante, lo accompagnò per tutto il viaggio.
Arrivò nella sua prateria dopo ore e ore di cammino. Il povero leopardo, stanco, affamato ed assetato, chiese supplichevolmente aiuto ad un anziano, capo di un allegro branco di suoi simili.
Fortunatamente quei leopardi, oltre ad essere spiritosi ed allegri, erano anche molto sensibili e generosi. Dopo aver udito la sua toccante storia, non esitarono ad accogliere Brian come nuovo membro del loro branco.
Nel giro di poco tempo il nostro amico, aiutato e saggiamente istruito dall’anziano leader, diventò un vero felino, agile, forte ed arguto.
Passarono altri mesi. Brian, ormai esperto della savana, un giorno s’imbatté nella bella e graziosa Lucy, una giovane leopardina appartenente ad un altro branco.
Erano due perfetti sconosciuti, eppure, nel momento dell’incontro, il loro cuore iniziò a battere più forte, colmo di un sentimento nuovo e zuccheroso.
Era chiaro che i due giovani leopardi si erano innamorati a prima vista uno dell’altra.
In quel posto, non era vietato sposare una femmina o un maschio appartenenti a qualche altro branco. I “gruppi” erano tanti, ma non si facevano mai guerra tra loro. Tutti andavano d’accordo come amici e ognuno aveva il suo territorio e la sua casa prestabiliti.
Dunque, i due neo innamorati erano liberi di frequentarsi senza impedimento alcuno.
Ma non è sempre oro quello che luccica. Un “cattivone” esisteva anche in quella savana incantata. Era il terribile mago-leopardo Egor, misteriosamente dotato di poteri magici maligni.
La povera ed indifesa Lucy, per salvare i suoi compagni di branco da un crudele sortilegio, in passato aveva promesso al perfido Egor che sarebbe diventata presto sua moglie. Il mago, colpito dalla bellezza e dalla femminile dolcezza di Lucy, accettò il dolente compromesso, costringendo però l’infelice leopardina a rinunciare a tutti i suoi sogni.
Così il giovane Brian, all’oscuro di tutto ciò, si mise nei guai. Egli non sapeva che la sua amata Lucy era “promessa sposa” di un mago malvagio e così, per coronare il suo più grande sogno, decise di chiederle di sposarlo.
Prima, però, voleva dimostrarle di essere diventato un leopardo a tutti gli effetti, abile anche nella caccia.
Così un giorno, per fare colpo sulla sua innamorata, cacciò una grossa antilope e, trionfante, si diresse verso la tana della bella Lucy, porgendole come dono d’amore la preda.
Brian, inginocchiandosi come sanno fare i leopardi, fece seguire una dolce dichiarazione d’amore, incantando la fidanzata con i suoi occhi buoni e profondi.
Maledettamente, l’astuto e perfido Egor si trovava nelle vicinanze e udì la dichiarazione d’amore, scoprendo così di avere un’inconsapevole rivale!
Impazzito di rabbiosa gelosia e tronfio della sua malvagità, il mago si avventò sul povero Brian e gettò su di lui un orribile incantesimo: avrebbe assunto le sembianze di una gazzella, preda molto ambita da ogni leopardo.
La crudele magia si realizzò immediatamente. Brian, per mettersi in salvo dai suoi simili che volevano divorarlo, fu costretto a fuggire nella savana, correndo a più non posso e senza una meta precisa.
Corri e corri, si ritrovò fortunatamente nel “giardino incantato” nel quale era cresciuto. Là, in mezzo a tante piante e fiori meravigliosi, c’era ancora quel piccolo cespuglio timidamente illuminato dalla luce della sua mamma-stella.
Nel rivederla, così bella e soave, Brian fu invaso da una strana nostalgia che, gradualmente, placò l’attonita paura per quanto gli era appena successo.
Lei, la sua amata mamma adottiva, di certo avrebbe saputo come aiutarlo a liberarsi da quest’ingiusta stregoneria!
La buona stella non aveva riconosciuto in quella tenera ed indifesa gazzella il suo Brian. Lo guardava con aria benevola, ma senza particolari emozioni.
“Mamma-stella! Mamma-stella! Sono io, Brian! Ti prego: aiutami!” esclamò agitato, nel tentativo di farsi riconoscere.
Nel sentire quella voce familiare, la stella ebbe un sussulto d’improvvisa gioia e gridò commossa: “Brian! Ma sei proprio tu? Figlio mio, che ti hanno fatto?”.
Trattenendo le lacrime, il povero leopardo raccontò la sua disavventura: parlò dei primi mesi felici nella savana, poi narrò l’incontro romantico con Lucy ed infine confidò alla sua mamma lo scontro con Egor e l’esecuzione di questa spietata magia.
La stella ascoltò con pietoso interesse, poi, avvicinandosi a Brian, gli rivelò un segreto assai imprevisto: Egor non era sempre stato un mago cattivo. Tanti anni prima, quando era nello splendore della sua gioventù, un grave lutto aveva segnato per sempre la sua vita. Per paura di poterselo un giorno dimenticare, aveva deciso di conficcarsi nella coda una grossa ed aguzza spina. Il dolore fisico provocato da quest’aculeo non gli avrebbe mai permesso di dimenticare la morte della sua amata Tracy. Purtroppo, però, questa sofferenza esagerata, con il passare del tempo, lo portò a diventare freddo, crudele ed insensibile. La sua magia, una volta indirizzata a fare del bene, ora era predestinata al male e alla sofferenza altrui.
“C’è un’unica soluzione per sciogliere l’incantesimo che ti ha trasformato in antilope e per restituire l’animo buono al mago Egor” sentenziò la mamma-stella, con aria premurosa ma decisa. “ Devi rimuovere la spina, fonte di dolore, sofferenza e cattiveria, dalla coda del mago. Ma attento: dovrai farlo il più in fretta possibile e senza che lui se ne accorga, altrimenti potrebbe ucciderti”.
Apprese queste parole, il prode Brian ringraziò la sua stella, si rimise in cammino per la savana e si diresse coraggiosamente verso la casa di Egor.
Attorno ad essa c’erano numerosi leopardi, pronti ad agguantare la prima inconsapevole preda che sarebbe capitata a loro tiro. Brian, astutamente, riuscì a non attirare la loro attenzione ed ad entrare inosservato nella casa del mago.
Il maligno Egor stava dormendo profondamente, come sua quotidiana abitudine.
Un caso o una provvidenza per il nostro eroe?
Brian non esitò ad approfittare della propensa situazione. Si avvicinò di soppiatto al mago dormiente e allungò con cautela uno zoccolo verso la sua coda.
Maledettamente, proprio in quell’istante Egor si destò e, vedendo di fronte a sé la sua ardita vittima, andò in collera e si preparò a divorarla.
Ma l’intraprendente Brian, guidato anche da una terribile emozione, riuscì a trarre in inganno l’ingegnoso e crudele mago Egor.
“Un momento, signor mago!” esclamò quasi istintivamente, arrestando sul nascere l’ondata di violenza del futuro carnefice. “La spina che le permette di essere così diabolico ed odioso sta fuoriuscendo. Se non la respinge subito in dentro, rischierà di perderla. Se la perdesse, non mi vorrebbe più mangiare. E io non voglio sopravvivere con questo stupido aspetto di antilope! La prego: mi permetta di respingerla io stesso”.
Preoccupato per la sua fama di cattivo, Egor crollò miseramente nel tranello. Il buon Brian, fulmineamente, addentò la dolorosa spina e, invece di infiggerla, la rimosse dalla coda del mago.
Egor cacciò un urlo spaventoso, da far rabbrividire una statua di paura. Ma subito dopo si accorse di essere stato beffato: il movente del suo dolore e della conseguente perfidia era stato eliminato. Ora, la sua cattiveria non avrebbe avuto più fondamenta né significato.
Brian ce l’aveva fatta: il suo nemico era sconfitto e la sua vita in salvo. Sentì il suo corpo riassumere lentamente le vecchie sembianze, quelle di un agile e maestoso leopardo.
Il mago Egor, quando si fu ripreso dal dolore e dallo stupore, si avvicinò al nostro eroe, proferendogli ammirato: “Da tanti anni quella maledetta spina mi era cagione di tante sofferenze e crudeltà. Tu…soltanto tu hai avuto il coraggio di affrontarmi direttamente, sebbene le tue sembianze fossero di un animale timido ed indifeso. Le tue sono qualità che devono assolutamente essere gratificate. Io ho ancora i miei poteri magici e con essi posso esaudire tutti i sogni e rendere le creature felici. Qual è dunque il tuo più grande sogno?”.
Anche se confuso dalla commozione, il buono e coraggioso Brian non aveva dubbi su cosa rispondere. Una cosa sola desiderava il suo cuore: la bella Lucy. Voleva sposarla ed essere felice con lei per tutta la vita.
Non sappiamo bene se fu il mago o il destino ad esaudire questo suo grande sogno.
Tutto quello che sappiamo è che i due giovani leopardi si sposarono la settimana successiva, invitando alle loro nozze l’intera savana.
La fiaba del leopardo Brian testo di Crismery89