Nella conca satura d'acque,
non alberga alcunchè vuoto,
è ricolma da quando nacque,
per deviare il sè immoto.
Una conca che prosciuga,
rivela matrigne realtà,
dolori, pazzie, fragilità,
dei pensieri ricerco la fuga.
L'immergere mi affievolisce,
dona sollievo allo zelante,
svia da ciò che ferisce:
un'introspezione alienante.
Ove porteranno le mie vicissitudini?
Al dolore disarmante dell'oblio,
o all'illusione aberrante del mio io?
La realtà contorta delle fatue plenitudini.