Questo non vuole essere un articolo giornalistico perché ahimè ancora non mi compete, tanto meno una critica o un’esaltazione di un evento, ma bensì un resoconto dei fatti che sono accaduti tra il 3 e il 5 novembre 2014, come se stessi scrivendo una sorta di diario. Ho lasciato che passasse qualche giorno, per avere le idee più chiare, affinchè mi passasse la sbornia post concerto, che è durata anche più del previsto, e affinchè trovassi le parole giuste per descrivere nel modo più vero possibile (o che rasentasse la verità) le mie emozioni. La conclusione è che non ci sono parole effettivamente corrette per buttare giù in un foglio di carta ciò che Lady Gaga mi/ci ha fatto provare. Il tempo è volato da quella mattina in cui tutto ebbe inizio, in cui la mia bacheca era costellata da post in cui vi era scritto “la password è MANICURE”. “Manicure che?” “password di cosa?” E quando avevamo finalmente intuito la sua vera funzione, sopraggiunse il panico e il tilt (ormai conosciuto durante l’acquisto dei biglietto del btwball) del sito. Bhè inutile rivangare brutti ricordi. Come si è saputo poi, Gaga è arrivata a Milano durante la notte del 3 Novembre all’insaputa di tutti e con la massima tranquillità, cosa che non si può dire per ciò che successe durante la giornata. Avrei voluto vedere le facce di coloro che lavorano all’Hotel Principe di Savoia vedendo una massa di ragazzi impazziti crescere a dismisura accorsa per qualcuno che effettivamente non c’era. La notizia che soggiornasse al Park Hyatt Hotel sopraggiunse verso le 16e30, cosicchè da Repubblica la metro fu invasa da little monsters confusi dall’idea che fosse solo un cattivo rumor ed eccitati dal fatto che potevano finalmente vederla. Per me sarebbe stata la terza volta e per esperienza personale mai, e ripeto mai, era accaduto ciò che successe quel giorno. Velocemente, per capirci, io la vidi sia il pomeriggio del 3 dicembre 2010 davanti ad Alexander McQueen e durante il pomeriggio dell’1 Ottobre 2012 davanti a Palazzo Versace. La differenza tra questi tre avvenimenti è che se nel primo caso la cosa fu assolutamente pacata e lei passò in mezzo ai fan senza la protezione di nulla se non del suo fidato bodyguard; e nel secondo caso si era fatta scudo con la mercedes ma ha voluto omaggiare i fan che la aspettavano per ore lanciando delle rose dal terrazzo; nel terzo caso, ed io dico che ha fatto assolutamente bene, non si è affatto fatta vedere. Perché? Basta citare due fatti accaduti nel giro di poche ore: il primo è l’arrivo di Lady Starlight, che appena scesa dal taxy fu invasa dai fan che l’hanno strappata dal mezzo e l’hanno trascinata dall’altra parte della strada (secondo me non prenderà più il taxy da sola), e secondo, gli spintoni, le urla e gli insulti per arrivare sempre più vicini all’hotel. Io ero in seconda fila, una ragazza davanti a me con i capelli rossi (se ti riconosci fai un fischio :D) era spiaccicata contro una macchina e si rischiava ogni volta di essere presi sotto dai taxy che entravano nel viale. Roba da uccidersi per vederla due secondi, alla faccia della “family monster” cosa a cui non ho mai creduto. Eppure qualcuno di cui non faccio nomi ma sicuro si riconoscerà, aveva scritto qualche giorno prima che l’unico modo per vederla era stare calmi e non agitarsi. Il risultato furono 6 ore sotto l’acqua fatte inutilmente in cui le uniche emozioni furono qualche spostamento di tenda dalla finestra, ed io sono sempre più sicuro che non era nemmeno lei. E nel mentre, quelli che facevano la fila del parterre, giustamente, se la ridevano. Ottimo inizio per chi come me doveva fare minimo altre 15 ore di fila. Vabbè. Il presentimento che il giorno dopo sarebbe stato peggio divenne realtà, quando già dalla mattina alle 6 vi erano le prime discussioni sui posti e le critiche sul metodo di numerazione che secondo me invece è stato assai utile. E’ risaputo che in nessun concerto, in special modo nella fila del parterre, all’apertura dei cancelli nessuno sarebbe andato in fila indiana tranquillamente e che ci sarebbero stati dei scavallamenti, ma la numerazione a parere mio serviva per chi faceva la fila da molte ore (o giorni) e voleva giustamente assentarsi per un periodo minimo. Poi se esiste la gente pessima, e c’era, che arrivava fresca alle 16 del pomeriggio e pretendeva di andare vicino al n. 150 ( per capirci) non era colpa di nessuno se non della natura che le aveva concesso un cervello piccolo come una nocciolina. Okay sto criticando troppo, quindi credo di saltare anche l’odissea tra le 17 e le 18 in cui il diluvio distrusse la maggior parte dei biglietti e le palle di tutti. Finalmente ero dentro. Ammetto che avevo già visto video e foto dell’intero concerto ma visto dal vivo lo stage era totalmente un’altra cosa: imponente e perfetto, con se le sue pedane di vetro e di luci. Rimpiango ancora il pre concerto del MonsterBall con i Semi Precious Weapons, mentre quelli del rave non sono nemmeno degni di essere citati. L’intro, a discapito di tutti quelli che volevano una canzone più pompata, fu mistico e meraviglioso. Lei, emersa dal fumo e dalla perfezione, conquistò tutti aprendo il concerto con un “Buonasera Milano!” Se qualcuno dovesse chiedermi cosa mi è piaciuto di più dell’artRAVE potrei dire: la parte del piano, G.U.Y., Venus, DWYW, l’intro, la lettura della lettera.. insomma tutto! L’energia del Monsterball e la bontà e la vicinanza ai fan del BTWBall erano tutti concentrati in un unico evento, in cui la parola chiave era: divertimento. Ha ballato e cantato perfettamente, credo che non abbia mai sbagliato nessuna nota. E che dire della scaletta? Bhè per me è stata arrangiata in modo divino, e anche l’intreccio tra una canzone e l’altra era studiato in modo intelligente, in particolare a me è piaciuto il passaggio da Poker face a Telephone e da Judas ad Aura. Ha cantato tutte le sue maggiore hit, ed il gioco con le luci, vere protagoniste del rave, lo hanno reso unico. La mancanza di una scenografia ben determinata (si pensi al mastodontico castello del btwball o al vagone o al mostro del monsterball) fu risanata dalle coreografie ma soprattutto dalla sua voce. Lady gaga non è solo costumi e trasgressione, lei è prima di tutto una cantante e un’ottima performer e con l’artRAVE l’ha dimostrato. L’album ARTPOP è nato in un periodo difficile, in cui tutti i media erano contro la sua ideatrice, con lo scopo di affondarla ma ottenendo l’effetto contrario. In seguito a tutto ciò, insieme all’operazione all’anca e al tradimento dei team, Gaga ha infatti avuto la caparbietà di rialzarsi da sola, sola con i suoi fan che non l’hanno mai lasciata, riprendendo le redini della sua carriera, pubblicando un album jazz e costruendo il suo miglior tour di sempre. Ed è per questo che ho capito finalmente che artRAVE vuol dire anche forza, voglia, coraggio, e ho capito LEI, che si è pure commossa mentre ha cantato Dope. Non nascondo che ha commosso anche a me, che, al contrario di tutti, o per lo meno chi era vicino a me, non ho pianto durante la parte del piano ma durante Bad Romance. Credo sia stato perché era l’unica canzone che ha cantato interamente per tre tour, in cui ho intuito la sua evoluzione, in meglio, e la sua importanza nella mia vita. L’unica pecca del concerto è che è durato troppo poco. Purtroppo è sempre così. Ma le sorprese erano non certo finite, e la stanchezza andò in secondo piano quando il giorno dopo circolarono le prime notizie che nel pomeriggio avrebbe abbandonato l’hotel. Nonostante Donatella si trovasse fuori per motivi lavorativi, Gaga non si lasciò sfuggire l’occasione di andare in un negozio Versace in compagnia di Allegra, avvistata dai fan da una finestra. Abbiamo fatto all’incirca quattro volte avanti ed indietro tra hotel e il negozio, fino a che dal retro del palazzo sono arrivate due mercedes. Ho avuto la fortuna di vederla e filmarla per un secondo, nel momento in cui è entrata in macchina e poi il nulla, poiché l’abbiamo inseguita per quasi tutto il centro. I monster sono pazzi. Sono fanatici. Ma è impossibile non volerla vedere anche per poco. L’amore per lei può capirlo solo chi vive per la sua musica e per la sua filosofia. Stanco e felice di queste giornate, attendo con ansia la prossima tappa, che arriverà prima di quanto pensiamo, d'altronde anche lei ha concluso il concerto con un “Anno felice. Arrivederci”.
ArtRAVE The ARTPOP Ball Tour – Lady gaga, Milano, testo di Nicolò Cenci