su foglio bianco, un po’ sgualcito,
qualche verso fa capolino.
sono pigri al mattino,
di legarsi non hanno voglia.
restano lì, in righe oblique,
sparsi come dei pallini.
che casino stamattina!
non riesco a scriver riga.
anche il lapis fa le bizze,
si spunta e, fermo, più non scrive.
o mia Musa, tutta notte ti ho pensato,
per te sveglio son rimasto.
soavi rime ed ampi versi,
in abbondanza mi hai donato.
ma qui di bello non c’è nulla,
tradito amante or mi sento.
basta. esco. vado via.
nel poetar non ho dileggio.
ad un tratto, in giusto punto,
d’improvviso fui chiamato:
stolto autore, or mi noti,
eppure per primo mi hai fondato!
ad invocare così ardito
il più bruttino tra quei versi.
dammi vita, te ne prego,
sicuro son di germogliare.
prendi me, o mio signore,
ch’al par mio non v'è nessuno.
tra me e me, commosso ed incerto,
a quel punto mi son detto:
certo sommo io non sono.
gran fatica dovrò versare,
per tirar via, esiguo succo,
da così piccina rapa.
ripresi dunque il mio scrivere
con nuova forza e nuovi suoni.
alla fine quasi esausto,
in quel momento mi fermai.
bianco foglio, un po’ sgualcito,
tutto nudo sei tornato.
dissi allora: mi ingannasti,
pupa fosti e non semenza.
nel guardarmi mi rispose:
come fiore mi pensavi,
farfalla invece sono io,
ho preso vita e vado via.
così disse e volò via,
lasciando me pago più di prima.
padre fui e gli son grato,
che nel mondo solo vuole viaggiare.
Verso ribelle. testo di Oldman61