Una nuvola di carta su cui disegnare migliaia di volti a palloncino, e tiepide ore a guardarti giocare con la notte, ti ho perduta secoli fa, quando un giorno ti sei alzata senza sorrisi e senza carezze e sei uscita dalla porta con l’abito dell’adolescenza Ti ho perduta ascoltando il rumore dei silenzi senza lo scalpiccio dei tuoi passi, ti ho perduta nei giri di ruota che mi hanno reso quasi vecchia, e non ti accorgi che non ti seguo più perché corri quando pensi, e se parli spesso non so se vuoi davvero ascoltarmi o chiami solo per non farmi sentire abbandonata. Ti ho perduta nel buco nero di un rettangolo che sa di metallo e rimanda indietro foto lucide e video e messaggi senz’anima Dove sei, figlia mia? E poi, sei mai stata mia? Nel buio dei primi mesi si, dentro di me nuotavi tranquilla e scalciavi ribelle, già allora eri forte, lo sentivo attraverso la pelle I figli non sono nostri, quante volte ho letto queste parole senza badarci, perché tu ancora eri in braccio a me, eravamo un’unica cosa E ora sei inghiottita in una città lontana, in un mondo che non conosco, e che mai avrei immaginato quando da piccola apparivi di notte a svegliarmi coi tuoi lunghi capelli Non so se ci ritroveremo un giorno, non ha molta importanza per te, solo per me ne ha, perchè mi manchi, dannatamente mi manchi e non so darmi pace di questa solitudine atroce ?
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