Contenuti per adulti
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Non sempre la lama nasce dal gusto del sangue
più spesso è un grido che non ha trovato voce.
Un dolore troppo antico, troppo vicino al vuoto,
si gonfia nel petto fino a spezzare le pareti
e cerca un altro corpo dove riversarsi,
come un fiume in piena che travolge l’argine più vicino.
L’altro non è persona, in quel momento
è solo un sacco, un pozzo, un contenitore cieco
dove gettare ciò che dentro brucia e non ha nome.
Non è odio lucidato a specchio,
è disperazione muta,
un bambino terrorizzato che urla
senza sapere di urlare.
Bion li chiamava elementi beta
frantumi di sensazione, schegge di terrore
che vagano in cerca di una mente capace
di prenderli in braccio, di cuocerli piano, di renderli pensabili, vivibili, umani.
Quando quella mente manca – fuori o dentro –
i frantumi diventano proiettili.
La crudeltà è il fallimento di una digestione
che non è avvenuta.
Per questo non la si cura con il dito puntato,
né con il sermone, né con la condanna.
La si cura offrendo uno spazio
dove il dolore possa finalmente posarsi
senza distruggere chi lo porta.
Solo ciò che trova casa dentro
smette di cercare casa fuori,
con le mani sporche di sangue altrui.
E allora, piano,
il sacco diventa persona,
il pozzo diventa specchio,
e il grido – finalmente ascoltato –
impara a diventare parola.