Tziu Cesare

scritto da Monica Benedetti
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo Monica Benedetti
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Ho romanzato un fatto di cronaca avvenuto qualche giorno fa.
- Nota dell'autore Monica Benedetti

Testo: Tziu Cesare
di Monica Benedetti


Affacciato alla finestra della rimessa, quella che dava sull'ingresso dell'azienda, Tziu Cesare attendeva. Era tutto pronto; la doppietta carica, il caffè e la pazienza che ne contraddistingueva il suo essere, da ottantacinque anni, un pastore. Era pacifico, Tziu Cesare, amico di tutti in paese, anche dei giovani e quell'arma che adesso stava imbracciando, gli era servita solo per andare a caccia.
Fino a quel mattino.
Oltre la finestra, il buio stava per concedersi alla luce e già si intravvedevano le sagome delle colline attraversate dalla strada da cui sarebbero arrivati, implacabili e decisi, quelli della Task Force. Lui non sapeva nemmeno pronunciarlo bene quel nome e poco gli importava se l'inglese non rientrava tra le mansioni di un pastore d'altri tempi. Tempi lontani di cui conservava la memoria che non vuole arrendersi al mutamento. Poteva vedersi ancora, oltre la piccola finestra, oltre quel mattino che sembrava riluttante ad arrivare così come tanti altri mattini in cui un piccolo Cesare, troppo piccolo anche per arrivarci, alla finestra, sonnecchiava portando il suo bidoncino di latte, diligente come suo padre gli aveva insegnato e lo svuotava in quello grande che conteneva le poche lire della sua paghetta giornaliera. Ogni attrezzo aveva la sua statura sicchè non poteva lamentare stanchezza né l'ingiustizia di dover solcare l'alba in un paio di pesanti scarponi anziché dentro un sogno. Ma l'aveva reso forte quel padre poco incline, anche lui, ai mutamenti, al dialogo e alle lacrime. Forte e fiero del bestiame che era da sempre la sua famiglia, la sua priorità. Nè figli né mogli l'avevano mai atteso oltre la porta; solo pecore e maiali, secchi e zappe e carriole e l'orgoglio di essere un pastore. Ci aveva provato, quando suo padre, buon'anima, aveva deciso di tirare le cuoia, ad assumere un “servo pastore” ma solo per qualche ora poiché lo aveva visto, da lontano, usare la frusta sul vello delle greggi e poco ci mancò che quel giovane irriverente finisse sotto gli scarponi pesanti di Tziu Cesare che trattenne le mani ma non un grido e il comando imperativo di andarsene all'istante. Quegli animali per lui non erano solo economia ma la sua famiglia e somigliava di più a loro che agli esseri umani; era silenzioso come una pecora al pascolo, libero come i suoi maiali, acuto come i sensi di quelli che per molti erano solo bestie e aveva imparato che la fiducia era una conquista al pari dell'onestà e del sentimento, magari rude ma reale. Quelli che attendeva paziente, invece, sarebbero giunti come ladri a imporre il volere di una modernità che non gli lasciava più lo spazio necessario per desiderare di guardare una nuova alba. Ogni maiale libero sarebbe stato abbattuto perchè probabile portatore di quella peste suina che non esisteva, come tante altre malattie, quando lui era solo un piccolo Cesare. E lui, testardo, si era sempre rifiutato di rinchiudere i suoi maiali dentro due metri di cemento e ora avrebbe dovuto pagare per quel sentimento incompreso proprio da chi aveva scelto un mestiere in cui l'amore per gli animali avrebbe dovuto essere il primo e unico sprono. Invece, l'esercito veterinario si faceva chiamare Task Force e produceva selfies di pollici alzati su tappeti di cadaveri. Non l'avrebbero fatto con i suoi maiali!
Controllò, Tziu Cesare, che la doppietta fosse ben carica mentre due luminari accendevano l'alba di fronte alla finestra. I Task Force, ignari della presenza dell'ottantacinquenne, scesero dall'auto, già agghindati come attori di un film americano e armati di lunghi aghi coi quali avrebbero tolto la luce dagli occhi agli inconsapevoli ed innocenti maiali che stavano pascolando attorno all'ovile. Attese, Tziu Cesare, nel silenzio del cuore e respiro e quando i grugniti si fecero allarmanti seppe che era l'ora: colse di sorpresa la Task Force prima che potesse condurre la morte tra gl'innocenti e sparò uno, due colpi in aria e gridò la sua rabbia che si sentisse oltre l'orizzonte!
Poi ricaricò, con le mani tremanti ricaricò e, stavolta, mirò.
Tziu Cesare testo di Monica Benedetti
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