Sentiva le voci prima di addormentarsi, ne aveva paura. Lisa non riusciva ad individuarne la provenienza. Ne aveva paura, è comprensibile, una donna sola. Il sonno riusciva solitamente a fermare quei rumori. Voci e ticchettii, ticchettii e voci.
La luna illuminò quasi a giorno le orme sulla neve lasciate da quello strano uomo coperto da un mantello nero: Il mago.
Si avvicinò alla casa di lei e stava per entrarci, se non fosse che la sentì rileggere, pronunciare queste parole: “…Ed i suoi seni, impertinenti da femmina sdegnosa , vennero domati dalle grosse, ruvide, mani del boscaiolo e la ribelle, aristocratica, finta asprezza, trasformata in foga erotica dallo stretto gorgo di passione nella quale fu trascinata da quel bello e robusto omone che sempre aveva desiderato e mai aveva osato chiedere. Il pudore mi impedisce di narrare quanto seguì e …”
Lisa, ancora bella in quegli abiti castigati di tessuto pregiato, demodé. Affascinante nei suoi gesti da educanda fuori orario. Desiderabile, aleggiata dal profumo di donna di classe che perpetuamente montava dal suo corpo, vulcano in ebollizione, tempio dedicato alla Dea Femminilità. Tenera, oserei dire, quasi poetica in quelle rughe attorno agli occhi, lievi solchi destinati a diventare strade maestre, segnalate dal cartello indicativo: “Addio Giovinezza! Terza età? 5 miglia”. Quante mani guantate avevano colto la sua, fredda pallida, per un baciamano, quanti smoking e panciotti si erano avvicinati al suo ventre asciutto e bianco, quante patte agitate avevano cercato di strusciarsi sui suoi fianchi e alcune c’erano anche riuscite “Ma avvocato!” “Ma ingegnere!” “Oh Dottore!” “Reverendo, mi meraviglio di lei!”
“Vogliate scusarmi Lisa, non so cosa mi sia capitato. Un fuoco, un fuoco mi si è acceso dentro e…” “Abbiate l’accortezza di non riprovarci, ed io considererò chiusa la questione”.
Quanti uccelli da preda avevano seguito l’immaginaria mappa. Quanti, ma mai nessuno era giunto a godere del tesoro, di quell’oasi ramata che era stato esclusivo regno di Sir James Holder King, ammiraglio di una delle flotte di sua altezza la regina d’Albione. Fedeltà, fedeltà. Un parolone, si, ma facile a pronunciarsi. Anche Piramide di Giza non è difficile da dire, nemmeno palazzo di Cnosso, e muraglia cinese? Lo stesso. Armadillo? Uh, forse con un po’ di impegno. Si, ma prova a costruirne uno, vero! Provate ad essere fedeli ad una persona che non c’è più, provate a tener chiuso lo scrigno mentre grida, pervaso da folle desiderio, puro, carnale “Aprimi, saccheggiami, rubami e se non riesci ad aprirmi, beh allora… sfondami”
Provate, e se amate ci riuscirete. E Lisa amava e ci riusciva. Lisa portava la sua promessa di fedeltà con lo stesso estremo orgoglio con cui lo scomparso marito mostrava, appese al petto, le dodici medaglie al valore che gli erano state attaccate nel davanti della giacca dell’alta uniforme dalle reali mani di Vittoria, la regina. Lisa amava, e con lo stesso impeto con il quale amava, sarebbe riuscita a costruire piramidi, palazzi, muraglie cinesi e…perfino un armadillo. Vero? Vero!
Amava, amava eccome quel pazzoide stravagante di Holder King, il più giovane soldato di mare ad aver raggiunto il grado di ammiraglio. Bello, gagliardo, impavido e sempre sprezzante del pericolo. A quarant’anni aveva già raggiunto traguardi che vetusti ed illustri uomini da museo militare gli invidiavano. A quarant’anni aveva già sedato orde di pirati a largo del Bengala e nei mari di Celyon, sfondato avamposti egiziani e liberato la strada ai reparti da sbarco nel paese africano, annientato resistenze boere nei pressi del Capo, aveva inoltre…
A quarant’anni, appagato da un’impareggiabile carriera ufficiale si era ritirato a vita privata, aveva rimesso a nuovo un vecchio brigantino e imbarcati alcuni amici, residuati bellici di antichi fasti britannici, si era messo a dar la caccia alle sirene. Sirene? Si, si quelle donnine bionde con voce intonata e seni al vento, si, quelle incantevoli creature a cui non manca nulla, peccato abbiano attaccata al bacino una coda di tonno o di merluzzo. Alcune malelingue di Bristol, ventilavano l’ipotesi che le sirene alle quali Sir Holder dava la caccia, la coda non ce l’avessero per nulla e che ogni missione finisse in qualche bel casino di Diu o Kirak o meglio delle Cocos, dove le donne affrontano il sesso come fosse un balletto del Bolscioi o un rituale magico e allora, non c’è tesoro ramato che tenga e tra fumi al sandalo e ritmi arcani e tribali il nirvana è a portata di mano.
Che il marito fosse un donnaiolo, Lisa non ci aveva mai creduto. Mai! Mai o almeno, mai fino a quando il bel coraggioso non tornò a casa con la sifilide. E allora, Lisa, la dolce rossa innamorata cominciò ad interrogarlo riguardo le esotiche missioni e gli chiese “ Caro, cosa ti ha ridotto così? Il cibo avariato, o qualche ratto di stiva. L’aria malsana di qualche lontana palude forse, o …” “ Puttane cara. Sono state le puttane, me ne sono fatte a bizzeffe. – Al che la moglie, che non sapeva se sprofondare nei meandri di madre terra o impallinare l’ammiraglio con la pistola in dotazione alla marina reale, si limitò a chiedere il motivo di tanta sincerità e quando arrivò la risposta si sentì dire “ Perché ti amo Lisa, ti ho sempre amata e sempre ti amerò “ Gli occhi non mentono, e gli occhi di Sir Holder King non mentivano e lei lo amò ancor di più, se è possibile amare più di quanto lei già stesse amando.
Da brava mogliettina si dedicò alla malattia del marito che ci stava rimettendo la pellaccia e, pur non dimenticando le puttane, impiegò ogni suo sforzo per salvare la vita dell’amato, interpellando l’elite medica del momento e arrivando a pregare ogni santo sul calendario pur di rivedere la chioma biondastra dell’ammiraglio alzarsi al vento di ponente e dire ancora “Salpo cara, a presto” E così fu.
“Strana sifilide” Disse l’ultimo medico che lo visitò “Forma leggera, forse nemmeno vera sifilide”. Meglio così, e Sir James Holder King, l’ammiraglio puttaniere si rimise del tutto, o meglio, quasi del tutto: qualcosa nella sua testa infatti, non girò più come prima e da individuo leggermente strano divenne, come diremmo oggi nell’anno di grazia 2004, completamente schizzato.
La caccia alle sirene non gli bastò più, si aggiunsero gli elfi di mare, i fari di Atlantide e tanto altro, ma la sua vera e irremovibile ossessione divenne la ricerca della mitica terra della signora del lago, il confine tra il mondo terreno e l’Aldilà celtico: la leggendaria isola di Avalon.
“La torre!” Lisa se lo ricordava ancora, una delle ultime volte che lo vide, starnazzava in vestaglia lungo la scogliera a pochi passi da casa “Vedo la torre”. Quella era la frase che preannunciava una sua nuova imminente partenza. La torre in questione era quella di Glastonbury, il segno di riconoscimento della mitica isola, se mi permettete l’accostamento, la statua della libertà di Avalon. Ovviamente Lisa, notoriamente debole di vista, la torre non riusciva mai a vederla. E l’equipaggio del brigantino? Beh, dopo qualche litro di rum generosamente offerto da Sir Holder, qualcuno, tra quelli più avveduti, cominciava a dire con inequivocabile pronuncia tabernesca “La torre? Si, la torre, ora che ho la mente più lucida mi sembra proprio di vederla” e altri, imbevuti di ottimo giamaicano incalzavano delirando “Si, sarà a trenta gradi a dritta sud - sudest”
Tra amenità e rutti campeggiava sempre, al fin della fiera, lo sguardo soddisfatto e stralunato di Sir Holder che, sguainata la sciabola con aria marziale, sentenziava “Salpo cara, a presto “
L’anelato sbarco sulla sospirata isola non ci fu mai, e il delirante equipaggio riusciva sempre a far ritorno, in condizioni più o meno disastrose. A volte tornavano con le ossa rotte, altre con la febbre cavallina, alcune altre ancora, con temporanee amnesie.
Su di loro in città, si cominciarono a ventilare strampalate ipotesi, alcune rafforzate dalla penna di qualche scrittore opportunista dalla vena esaurita. Si diceva che nascondessero immani tesori su isole sconosciute, che guidati dal demonio in persona navigassero alla volta di antichi relitti, che comunicassero con le anime dei defunti navigatori che rivelavano loro sepolti segreti marini.
Lisa dal canto suo aspettava. Aspettava con un discreto timore per la salute del marito, con una sentita ansia per la sua vita, ma con una crescente e insopportabile gelosia nei confronti di quell’uomo che era come il mare: difficile da interpretare, impossibile da governare.
Non gli incantesimi delle sirene le davano crescente preoccupazione, non le insidie di Avalon, né i corpi delle meretrici esotiche la angustiavano, ma il cuore, le maglie di un cuore che non fosse il suo, che fosse capace di catturare quell’uomo così straordinario come un giorno aveva fatto il suo.
A volte tornavano. Un giorno non tornarono più.
La solitudine all’inizio non fu dura da sopportare, anche perché sola, lo era veramente poco. Il non vedere più l’amato, quello si, era straziante. Gli mancava la sua ombra marinaresca, le carezze al fior di sale, la sua voce meno.
Per sedare la voglia di tenerezza e di sesso aveva cominciato a scrivere racconti erotici, e con questi a dribblare i focosi spasimanti, come fossero personaggi delle sue storie. Lei era l’autrice e loro, da brave marionette si piegavano al suo volere, volando verso altri nidi.
A volte i racconti più piccanti sortivano l’effetto inverso, l’eccitavano oltremodo, ma lei, inesorabile resisteva. In realtà, non era poi così difficile svicolare dagli artigli bramosi di quegli uomini patetici, scontati, mediocri, la difficoltà aumentava, quando a farsi avanti era lui: il Mago.
Passava di rado a farle visita, scendeva dalla collina, da una strada spesso inagibile. Furtivo si avvicinava alla villa di Lisa, osservava le ombre cinesi sulle tende di damasco bianco, e se la sua discrezione giudicava giusto il momento, si presentava al di lei cospetto.
Più di una volta, Lisa ebbe la tentazione di stringere forte a sé quell’uomo imponente, bardato da un mantello più nero della notte più nera. Lui però non l’aveva mai sfiorata, nemmeno con un dito, lui era diverso dagli altri, lui l’amava.
Più di una volta Lisa ebbe la tentazione di baciarlo, ma fu lui quelle volte a fermarla. Lui era diverso, amava e aveva rispetto di una donna che amava. Più di una volta Lisa ebbe la tentazione di arrendersi a quell’uomo imponente, delicato.
Una sera, di qualche anno prima, subito dopo dell’ultima partenza di Sir James, per sfidarlo gli aveva urlato “Se sei un mago, fammi una magia” E lui, il mago, non aveva battuto nemmeno ciglio, accondiscendendo. “Voglio che il mio amato, Sir James, rimanga per sempre al mio fianco e la smetta di andarsene a zonzo per il mondo”. Di lì a poco, l’uomo col mantello le regalò un modellino in bottiglia del brigantino di Sir Holder. Era un mago.
Lei pose il dono sul comodino, con cura, a qualche centimetro dal suo guanciale, ma pochi mesi dopo, non vedendo tornare la nave del marito, la vista di quell’oggetto cominciò ad angosciarla e lo coprì con un panno di velluto rosso.
Non ci fu una volta, tra quelle, quando la solitudine e il desiderio la assalivano, che non rinfacciasse al mago il suo fallito incantesimo. Mago da strapazzo lo definiva; adorava provocarlo, ferirlo. Provava un’incredibile attrazione per lui.
Sentiva le voci. Anche quella sera le sentì, ma non ne ebbe paura. Capì. Alzò il panno di velluto rosso e lo vide, piccolino. Sir James holder King, ancora vestito da ammiraglio. Provò un’infinita tenerezza. Lo liberò, tenendolo divertita sul palmo della mano, poi lo baciò delicatamente, trasferendo l’affetto dalla bocca al dito mignolo.
“Torna a dormire piccolo”. Così gli disse, mentre lo rinchiudeva nella bottiglia “Il tuo volo è finito, adorabile uccel migratore”
Decise di non coprire la bottiglia col panno, mentre faceva scendere lasciva e suadente la sottoveste color aurora. Il suo corpo avorio, restò nudo giusto il tempo che impiegò nel venir avvolto da un mantello nero. Era un mago.
Fuori della camera da letto, una delicata pioggerella arrivò a coprire discreta i ticchettii di protesta del piccolo avventuriero in bottiglia, e la notte nascente infagottò rassicurante il fiabesco terzetto.
Avalon? Piccolo il mondo testo di Juriy