i mille frammenti di una vita banale

scritto da alexia
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Autore del testo alexia

Testo: i mille frammenti di una vita banale
di alexia

Se cercate avventura o forti emozioni questo racconto non fa per voi, c’era volta un principe azzurro? No, nessun principe. Questo è il racconto di una vita normale, eppure è cosi difficile essere normale al giorno d’oggi.

Iniziamo da capo, io sono Lili, 30 anni appena compiuti, segno distintivo? Nessuno, solo molto sogni, voi li avete avuti? io li tengo ancora nel cuore, una volta volevo diventare avvocatessa, mamma sarebbe sta cosi orgogliosa, avrebbe potuto dire “ecco mia figlia, lei ha studiato, non potete più guardarla dell’alto in basso”, poi mi dissero che dovevo avere la cittadinanza italiana per essere iscritta albo.

Una volta volevo imparare a suonare il pianoforte, mani delicate e eleganti che accarezzano la tastiera come un’amante premuroso; ma non potevo seguire le lezioni, dopo scuola dovevo badare alla sorellina, e poi le lezioni costavano, “non possiamo permetterci di spendere per qualcosa che non ti darà da mangiare in futuro” cosi mi dissero.
Mi ricordo molto bene, quel giorno una mia compagna di classe aveva portato il suo violino a scuola, con quanto orgoglio ci ha suonato l’ultimo brano imparato, era cosi elegante mentre eseguiva il pezzo, forse un giorno avrò anch’io la possibilità di impararlo, un giorno…

L’adolescenza, che bel periodo, si è cosi giovani e impulsivi; ero in gita con la classe, siete mai andati in gita con qualcuno che non avete scelto voi? Passare 5 giorni insieme 24 ore su 24, non ricordo né come né perche, ma una mia compagna di camera mi disse “tornatene al tuo paese” io le diedi della razzista, lei piangeva e urlava che non era vero, lei non è razzista. A ripensarci oggi non c’è niente di male nel tornare al proprio paese d’origine, era solo una frase, nessun insulto, eppure fecce cosi male, mi feri cosi tanto. Come poteva 4 parole far cosi male? Ci ho messo anni ad rispondere, perche non mi accettavano, quelli che erano il mio mondo (a quel tempo conoscevo solo i miei compagni di classe) non mi accettavano, mi vedevano diverso. Non perche loro siano persone cattivi, ma semplicemente il mio colore della pelle è diverso dal loro, e questo faceva me diverso da loro. Quando non sappiamo le cose li immaginiamo, non c’è limite all’immaginazione, quello che non sapevano di me lo immaginavano basandosi sullo stereotipo passato attraverso i media. La logica è molto semplice, meno sanno di me più si immaginano, più si immaginano meno vogliono sapere e più si allontanano della realtà. La conclusione è molto semplice, aumenta la distanza tra di noi.

Mi sono laureata, alla proclamazione i miei genitori erano cosi felici, chi sa cosa faceva brillare loro cosi gli occhi, forse un futuro diverso per la loro figlia? Loro che hanno fatto cosi tanti sacrifici per la famiglia, che hanno sopportato per anni gli sguardi dall’alto al basso dei vicini. Quando ci siamo trasferiti nel nuovo appartamento ci dissero “questo è un condominio per bene, non avevamo neanche un straniero”, per bene, chi sa cosa vuol dire, siamo una famiglia con bimbi, non abbiamo mai fatto del male a nessuno, paghiamo le spese condominiali, non siamo noi quelli che fanno festa fino a tardi con la musica a tutto volume, neppure siamo noi quelli che litigano fino a notte fonda (una volta ho sentito una donna chiedere di non essere più picchiata mentre piangeva, poi sono intervenuti i vicini del loro stesso piano).
i mille frammenti di una vita banale testo di alexia
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