Mi confondi con la tua liturgia amorosa senza altari, bibbie e manuali, sacerdotessa di una fede assoluta quella dei cento, mille, miei sperdimenti.
Non so chi ti ha insegnato a dire "ti amo", il tuo volto dentro il mio, quasi, come a sillabar la cabala di un rituale.
Non so chi ti ha insegnato quei gesti che scolpiscono nel mio profondo un inusitato alfabeto d'amore.
Non so chi mi ha insegnato questa improvvisa indifferenza, l'insofferenza, poi la noia, il disamore, il distacco che come contagio da un eresia nessuna pira è mai riuscita ad abbruciare.
E' sera, giaccio abbandonato sui gradini della nostra vuota, silente chiesa e ora sì, lo ricordo bene quel mio perfido insegnante.
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