All'altezza della nuca, sotto la matassa a vista, i capelli bianchi si allungavano in attesa di una coda che li mettesse sotto ai riflettori. Se ne stavano lì, nell'ombra, sfuggiti alle sessioni di tinta dal parrucchiere.
Indefessi, legati al cuoio capelluto più di quelli colorati, logorati dalle lozioni.
Lucenti, agli occhi di chi se li portava addosso.
Non si dovrebbero contare gli anni, ma i capelli o le rughe. Si può bluffare nella corsa senza sosta verso un altro tempo.
Flavia non se li sentiva i suoi anni, non riusciva a valutare se fossero pochi o troppi, non vedendo chiaramente il termine esatto di paragone.
Variabili erano gli occhi: da sé, avrebbe detto che fossero quelli di una bimba curiosa, di una donna intrigante, di una vecchia che ne aveva viste tante e si portava ogni cosa in una memoria di ferro da trattare con l'antiruggine.
Di quel che asserivano gli altri, non le importava.
Nessuno può stabilire la maturità altrui, perché i panni non si vestono insieme.
Pensieri da fonare via dopo una lisciata di rimmel alle ciglia. Pensieri.
C'erano giorni in cui si appiccicavano al fondo opaco dello specchio, e Flavia non era in grado di guardare oltre, intenta a truccarsi.
E c'erano giorni in cui il tempo le sfuggiva dalle dita, come acqua sullo smalto di quelle unghie naturalmente lunghe, senza artifici. E altri in cui non si guardava.
Ci scherzava su: si trovava bellissima a giorni alterni, in base alla respirazione.
Il tempo ha a che fare con i respiri, accelera o arranca.
Nel dolore, si modulava in onde di secondi impazziti, un po' come nell'amore.
Pensieri su pensieri. Senza fondo, passeggeri.
Passeggeri di una testa di capelli folti ma attoriali, tra protagonisti e comparse.
Passeggeri. Sarebbero svaniti una volta spenti i led allo specchio.
Nel buio, si sarebbero raccapezzati e la vita avrebbe continuato a fluire.
Flavia ne faceva fagotto e tirava lo sciacquone: se li avesse raccolti tutti, quei pensieri alla rinfusa, negli anni, magari avrebbe aperto un salone di parrucche, da offrire ai petulanti come un buon piumino per incipriare le critiche.
Con il sorriso stampato sul viso liscio senza cerone, Flavia si era chiusa la porta del bagno alle spalle, lasciando ai pensieri la facoltà di dissolversi nel buio.
C'era tutto lo spazio per la banda popolare nella mente, con quella musica coinvolgente che si sente dentro quando i pensieri sono svaniti.
Muovendo i passi di danza sicura sui tacchi, a Flavia non importava degli sguardi recriminanti follia: la joie de vivre andava presa al volo, lei lo sapeva. Troppe volte la coglieva la macchia nera, sul cuore come un groppone, ma anche quella indossava con orgoglio, consapevole dell'inevitabilità degli sbalzi. Quel momento di leggera gioia sarebbe svanito presto, seguito da chissà cosa.
Assecondare era il segreto.
Magari, svoltato l'angolo, la vita le avrebbe fatto dono di un guizzo nuovo o l'avrebbe fatta scivolare arrecandole danni: a che pro fissare i pensieri sui capelli canuti o sulle rughe che pur sarebbero giunte, quando poteva limitarsi a danzare?
Se avessero scritto di lei, il poema sarebbe risultato vanesio, inconcludente, profondo, dinoccolato, disarticolato, inadatto...
- Bisogna tirare la cordicella come si fa coi palloncini -, aprendole la portiera della macchina. - Farai tardi a lavoro, su! -: il babbo conosceva i suoi voli pindarici.
- Anche a te prendono i flussi di pensieri? -, divertita.
- Sì, ogni volta che ti aspetto in auto. Oggi da cosa sei partita? -.
- Da un paio di capelli bianchi nascosti. Non si dovrebbe contare l'età con gli anni, ma con i colori dei capelli, o le rughe... Scusa!!! -, allarmata per la gaffe.
Il babbo, dalla rada chioma albina, la stava guardando in tralice, tra il serio risentito e l'ilarità della facezia.
- Non dire a nessuno che ho suonato con Adamo, giù all'Eden. Allaccia la cintura -, ammiccando un sorriso. - I capelli bianchi hanno il dono di poter essere colorati come si vuole: si può fare a gara a chi è più matto. Pensa che, intanto che ti aspettavo, ti immaginavo sul tetto a suonare il violino per qualche gatto... -.
- Come una befana o una strega... una vecchia! Grazie babbo! -.
- Come una matta senza età! Lo vedi quanto è relativa, l'età dico. Finché si gioca di fantasia, non si invecchia mai, sempre ammesso che la vecchiaia sia una brutta cosa, da esorcizzare, in vista del declino... -.
- Babbo... è verde. Procedi -.
Pensieri.
Ci si può giocare a rimpiattino senza mai incespicare nella noia, quando si ha un degno avversario-complice con cui condividerli.
- Ma, per finire il discorso... -, aveva ripreso il padre.
- Perché finirlo? Lasciamolo così, sospeso come un capello bianco -.
- Mi spetta l'ultima parola, per anzianità di capelli. E dico che l'età dovrebbe calcolarsi in base ai pensieri: più se ne riescono a formulare, più tempo si resta giovani -.
Pensieri!
La variabile dei pensieri longevi testo di Deaexmachina