Attorno, non un’anima viva.
Letteralmente. Sulla pietra,
numeri e sorrisi inscienti,
come se fosse possibile eludere
l’unica legge universale,
la sola che riconosco reale.
E poi c’è l’erba. Il ghiaietto, i ciottoli.
Non c’è il cielo, invece. Soltanto la pioggia.
Pioggia dappertutto. E ci sono io, forse,
che penso alla mia, d’incoscienza,
e fradicio, mi scopro a provare nostalgia.
Riderei, o forse urlerei,
certamente non mi vien da piangere,
non sono una bella persona, io,
non lo sono mai stato, e l’incoscienza,
con questo pensiero vola via.
Alla fine comunque, non rido,
non urlo, non faccio nulla insomma
- come stupirsene? -
se non mettere le mani in tasca
e cercare l’uscita.
L'informazione è chiara,
ma è soltanto dopo aver vagato a lungo,
soltanto dopo essermi reso conto
d'essere senz'alcun dubbio perso, che
finalmente comprendo il senso
dell'indicazione ricevuta.
Un’esperienza... testo di castagno1