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Quel giorno vidi le strade adombrarsi.
I lampioni singhiozzarono gli ultimi slanci di luce prima di estinguersi,
e le falene, libere dall'illusione che le teneva prigioniere, si ricordarono della luna, delle stelle e della rotta astrale che avevano smarrito.
Io mi sentivo destituito, esonerato dal mondo,
la mia vita era sempre stata un lampione e io una falena sotto il suo fascio di luce artificiale.
Ma ora era calata la notte, avanzava come uno tsunami investendo ogni cosa.
Quando i miei occhi non potettero più distinguere i contorni del mondo,
capii che l'oscurità si stava facendo spazio dentro me: entrata sottopelle, avvolgeva il mio cuore, estinguendo i sensi e dissipando i pensieri.
Fu in quel momento che vidi un essere radioso nella mia notte fonda.
I suoi occhi erano frattali d'infiniti sguardi,
e la sua voce, giunta da luoghi insondabili e remoti, dall'antichissimo di noi,
rivelò il mio nome segreto.
Provai misericordia per me stesso,
e una leggera brezza mi guidò fino al mattino.