IL PESO DELL’AMICIZIA
Ho tonnellate d’amici. Sempre presenti. Quando la notte sembra non finire ed il giorno pare si sia preso una vacanza, loro sono lì. Presenti. Chi trova un amico trova un tesoro, recita un vecchio adagio.
Ha telefonato Mario. La fidanzata lo ha lasciato. Casa mia è grande. C’è posto per tutti. Come in paradiso. Mario è un caro amico. Non posso lasciarlo morire a poco a poco consumato dal dolore. Allora ecco, vieni a casa mia che parliamo, mangiamo e crepi l’avarizia ci facciamo un goccio di quello buono. Puntuale come un orologio svizzero arriva. Si è portato il cambio, dice, si sa mai. Metti di far tardi: mi fermo a dormire. Mario è così: non vuole essere colto di sorpresa dal destino. Certo col pigiama poteva portare anche un paio di birre. Non sta bene, pare, testimone il galateo.
E Laura? Ha la macchina rotta e deve andare dal dentista. A che servono gli amici se quando hai bisogno si fingono sordi e ciechi? Oh tesoro, prendi la mia. Da qui all’ufficio, saranno più o meno due chilometri. Posso prendere l’autobus o andare a piedi. Mens sana in corpore sano. Credevo io, prima di avviarmi. Poi ho cambiato idea. Laura invece aveva un sorriso radioso. Gli amici illuminano e riscaldano le giornate e lei, è un astro prezioso.
A Daniele è caduto il telefonino nella tazza del W.C. Ma come si fa?, chiedo io. Lo so, sono scemo, afferma (se non altro lo ammette), ma adesso che faccio? Lo ha recuperato. Che schifo! Voleva salvare almeno la card. Ha bisogno del telefonino, non può vivere senza. Avessi i soldi correrei a comprarne uno, anche usato, sussurra. Solo, non ho un centesimo. Tra poco piange, penso. Mi sento un mostro. Al primo sospiro lo rassicuro. A me quest’aggeggio non serve, posso prestartelo. Daniele chiamerà tutte le mattine per darmi il buongiorno e tutte le sere per augurarmi la buona notte. È la sua promessa e la grida alla sorte che ci ha fatti incontrare. Più sentito.
Valerio deve scrivere una relazione chilometrica. A casa sua non c’è requie. Sua moglie deve aver ingoiato un megafono. Non fa che urlare, ed i figli, per sovrastare le grida della forsennata strillano come ossessi correndo per casa. Non bastasse, gli inquilini del piano di sotto, infastiditi da tanto rumore, battono contro il soffitto. E lui deve scrivere nel silenzio assoluto, altrimenti non riesce a concentrarsi. Mi dice, affranto, che andrà in una fredda camera d’albergo per un paio di giorni. Non può rischiare il licenziamento! Posso ascoltare e tacere? Certo che no! Anche sua moglie mi ringrazia infinitamente quando lui le annuncia che verrà da me.
Marina vorrebbe festeggiare i suoi 40 anni, invitando amici e colleghi. Casa sua non è il luogo adatto. 54 metri quadrati d’appartamento non sono sufficienti, e non è così abbiente da poter affittare un locale. Eh già… perché oggi, esistono agenzie che ti organizzano la festa e ti mettono a disposizione saloni e discoteche. 40 anni si compiono una volta sola; mormora. Fortuna non ha pensato che ogni giorno della nostra vita è unico. Marina è tanto cara. Chiama spesso per dirmi che verrà da me a cena, e per tenere alto il morale porta sempre tre o quattro amici. Dovrei lasciarla nel rimpianto di non aver potuto onorare i suoi 40 anni? Il compleanno si fa qui! Penso a tutto io. Mi bacerà sulla punta del naso. Alla festa ci sono tutti. Amici, e amici degli amici… che ora, sono anche amici miei. Mi lasciano il loro numero di telefono e chiedono il mio. Sanno quanto sono speciale. E disponibile. Chiameranno di sicuro. Si faranno sentire. Passeranno spesso a trovarmi. E non devo farmi riguardo: se ho bisogno posso, anzi, devo chiamare.
È arrivata la notifica di sfratto. Il padrone di casa sostiene che questo non è più un appartamento ma un porto di mare. I vicini si lamentano per il rumore ed il movimento a tutte le ore del giorno e della notte. Così non si può! Casa sua non è un albergo!
Sono dispiaciuto, ma non preoccupato.
Ho tonnellate d’amici. Sempre presenti.
Tutte le mie proprietà sono ben riposte nell’enorme valigia che mi ha regalato Giovanni. Era vecchia e non faceva più tendenza. Lui viaggia molto. Non poteva sfigurare. S’è fatto un maxi trolley in alluminio che ben s’intona ai suoi abiti eleganti.
Telefono.
Si dolgono tutti. Sono dispiaciuti, amareggiati, disgustati dalla cattiveria del vicinato e dall’insensibilità del locatore. Non risparmiano parole di conforto. Sei un uomo in gamba. Vedrai, la buona sorte ti sorriderà. Troverai un alloggio con uno schiocco di dita. Basta guardarti e si capisce che sei una persona straordinaria. Non abbatterti, prima di sera sarai riscaldato dal tepore di un nuovo focolare. È scandaloso che ti si tratti così. Proprio te, che hai sempre parole e gesti nobili per tutti!
Piove.
Lo spolverino non è impermeabile come dicevano al negozio. La grossa e vecchia valigia invece, sembra tenere bene. La pioggia scivola via calma e raggiunge il rivolo d’acqua che scorre veloce sul marciapiede.
Seduto sulle mie proprietà penso agli amici e risuonano, nel silenzio della sera, le loro splendide parole a glorificare la mia anima bella.
Manca solo un concerto di cherubini.
Patrizia Bossoni
IL PESO DELL'AMICIZIA testo di Patrizia Bossoni