Il seguito di una Lettera d'amore

scritto da Alessio71
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Ecco il mio seguito alla sfida lanciata da Katia. Riassunto: Isabella lavora in una biblioteca e nella zona che lei segue trova una lettera aperta, e la legge: è una lettera d’amore, ma non c’è il destinatario. La lettera è anche incompleta, sarà ind
- Nota dell'autore Alessio71

Testo: Il seguito di una Lettera d'amore
di Alessio71


Dopo una settimana dal ritrovamento, Isabella era stanchissima, non riusciva più a riposare la notte, il suo sguardo indagatore sondava chiunque si recasse al suo banco. Le giornate si erano svolte pressoché identiche: la sveglia suonava alle 7.30 e lei la spengeva in maniera meccanica, poi si alzava e si faceva una bella doccia bollente, per cercare di togliersi di dosso la stanchezza che la notte non aveva sopito. Ma nella testa le risuonavano sempre le stesse parole: “scorgo il tuo volto dai vetri dell’edificio e quando sono dinanzi a te il mio sguardo non osa sollevarsi per dominare il tuo sorriso e così, sgomento, affranto, guadagno l’uscita con il cuore traboccante di un amore, a lungo taciuto…”. Ormai conosceva a memoria la lettera, tante le volte che l’aveva riletta, quelle parole così dolci, quella grafia cosi precisa, curata ma anche decisa… Alle 8.55 entrava a lavoro e la sua compagna di sala, Katia, una ragazza di 30 anni, sempre così vivace e disponibile, con due occhietti indagatori, ma sempre pronta a dare una mano che aveva notato subito il cambiamento di Isabella, le andava incontro per salutarla e anche quella mattina le disse: “Isa, come stai… ti vedo sempre più stanca.. mi fai preoccupare… dimmi qualcosa”. Isabella, titubante, questa volta non resse e scoppiò in lacrime, che le scorrevano sulle guance, impossibili da frenare.
Katia non si perse d’animo, prese sotto braccio l’amica e la portò nella stanzina risevata per la pausa.
La disperazione di Isabella era evidente in tutta la sua gravità, Katia aspettò che si calmasse e poi le disse: “Ma cos’è successo.. non ti ho mai vista così, di me ti puoi fidare, non tenere tutto dentro, sfogati”. Come un fiume in piena che rompe gli argini Isabella cominciò a raccontare della lettera, dei sette giorni d’inferno che aveva passato, delle sue speranze e dell’umiliazioni.
Katia lesse la lettera, ma nemmeno lei fu in grado di riconoscere la calligrafia ma promise di stare all’erta per capire chi fosse quest’uomo misterioso. Isabella andò in bagno a sistemarsi e prese posto al suo bancone, intanto Katia, dal suo, controllava gli utenti e l’amica. La mattinata procedette in modo abbastanza regolare e intorno alle 12.00 l’afflusso era calato e dopo aver sistemato alcuni libri e alcune pratiche amministrative, Isabella rimase temporaneamente senza niente da fare e presa dal momento di calma non seppe resistere, tirò fuori dalla borsa il libro che stava tentando di leggere, un classico, il genere che preferiva, “La lettera scarlatta” di N. Hawthorne, in un’edizione rilegata in pelle marrone con fregi in oro, il suo ultimo acquisto.
Il segnalibro era, la lettera incriminata; la aprì e la lesse per l’ennesima volta. Era appena a metà lettura che al banco si presentò il Prof. Di Stefano Fabrizio. Titolare della cattedra di psicologia all’università di Bologna, un ometto piccolo, un po’ paffutello di una cinquantina d’anni, caparbiamente single, ancora di aspetto gradevole, che non disdegnava di uscire con una bella donna per portarla a cena e poi in teatro o al cinema, ma mai che avesse approfittato della disponibilità di una delle sue compagne; anche isabella era uscita con lui, nonostante la notevole differenza di età, lei ne aveva solo 30, non si era sentita per niente a disagio, anzi era molto interessante stare in sua compagnia. Il prof. Di Stefano sfoderò il suo solito sorriso candido: “Buongiorno signorina Isabella” disse, mentre lei frettolosamente riponeva la lettera nel libro “Come..” il seguitò gli morì sulle labbra, e divenne pallido. Isabella allarmata “Professore? Si sente male?”. Dopo un minuto il professore si riprese e con occhi terrorizzati le disse “Lei… lei ha… la lettera… l’ha letta?”, poi senza spettare la risposta “Sono costernato… non volevo, non potevo immaginare…mi dispiace!”.
Isabella non capiva un turbinio di pensieri gli affollavano la mente “è lui? No impossibile! Forse l’ha scritta ma non per me! Cosa faccio, che dico”. Contro la sua volontà si trovò a parlare e ad ascoltare la propria voce, come fosse di un estraneo che diceva “Si professore, l’ho letta, ed è anche molto bella, nonostante sia incompiuta, mi ha fatto provare delle emozioni bellissime, ma ignoro chi sia il mittente e chi sia il destinatario, ma lei sa qualcosa?”. Avrebbe voluto mordersi la lingua, essere altrove, tanto si sentiva imbarazzata per quello che aveva appena detto, ma adesso voleva sapere, doveva sapere cos’era quella lettera, doveva riprendere le redini della propria vita.
Sulle guance del professore si diffuse un leggero rossore, che la costrinse ad abbassare lo sguardo per non metterlo ulteriormente in difficoltà, e attese. Attese una risposta che non arrivava, e quando si decise ad alzare lo sguardo, il professore non c’era più.
Isabella fu presa dal panico, e senza più alcun ritegno, aggirò il bancone, si diresse verso Katia e le disse con voce tremante “Dov’è andato il Professor Di Stefano?” e lei rispose” Ma non so, ho visto che era da te, sarà uscito. Perché? Che è successo?”. Isabella non sentì la domanda finale che si involò verso l’uscita e senza fermarsi disse al responsabile “5 minuti, esco e trono subito, è un’emergenza” e sparì fuori dalla biblioteca. Arrivata sulla strada si guardò intorno per localizzare il professore e lo vide che si stava addentrando verso il parco pubblico antistante la biblioteca e lo rincorse. Una volta raggiunto, lo prese per un braccio e lo fermo. Il professore non oppose resistenza, stava piangendo, e insieme si avviarono verso una panchina libera all’ombra di un ippocastano. Dopo qualche minuto di silenzio imbarazzante lei si fece coraggio e disse: “L’ha scritta lei vero?” e lui annuì senza guardala, “chi è il destinatario?” continuò lei, ma lui no rispose.
Lui si voltò per guardarla ed incrociò gli occhi di Isabella, in attesa di una risposta, che non sapeva dare, o forse non voleva… in quel momento Isabella realizzò di essere la destinataria della lettera e disse “da quanto tempo Fabrizio?”. A sentirsi chiamare per nome si riscosse e captò qualcosa di diverso in lei e con un sorriso lieve sulle labbra disse “da quando siamo usciti per andare a teatro insieme, o forse da quando sei entrata nella mia vita, o forse da sempre” poi abbassando gli occhi “sei entrata subito nella mia anima, però sono vecchio e tu giovane, semplicemente impossibile. Ho provato, credimi, a non pensare a te, ma è impossibile”.
Isabella era un tubine di emozioni e sentimenti e a stento riuscì a dire “ma perché non hai finito la lettera, perché non mi hai detto niente?”. “L’ho scritta in facoltà, durante una pausa, ma non l’avevo ancora conclusa; credevo di averla persa… invece…” disse mesto ma con occhi speranzosi.
“Come finisce la lettera?” disse isabella; e dopo un attimo di silenzio “…a lungo taciuto a me stesso e agli altri nonostante l’evidenza. Ogni tuo sorriso rubato di dona pace, ogni tua parola è una dolce melodia per la mia anima. So che tra noi non potrà mai nascere niente, tutto è troppo complicato, ma il solo pensiero di poterti rivedere ogni giorno mi rinfranca. Grazie di esistere, grazie di parlarmi, grazie di sorridermi. Grazie.”
Isabella non riuscì a trattenere un pianto sommesso ma liberatorio, mai si era sentita così desiderata, così felice, così viva, e lo bacio dolcemente sulle labbra umide e disse “Grazi a te per tutto questo, abbiamo molte cose da dirci, ma non ora!”. Fabrizio sorrise, raggiante come un bambino; Isabella spaziò con lo sguardo e scorse Katia sulla porta della biblioteca che li guardava, e sorrideva. “Non mi sono mai sentita così felice, finalmente inizio una nuova vita” si disse e presisi per la mano si alzarono e si avviarono verso la biblioteca, o forse su una nuova strada tutta da costruire: la loro vita.
Il seguito di una Lettera d'amore testo di Alessio71
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