ritratto di oissela
Pubblicato da oissela il Sab, 09/03/2013 - 12:07
Mulligun &Rebecca
La stamberga rossa, screziata dal bianco delle screpolature, era solo una brutta appendice di
quei casermoni popolari, che ancora oggi deturpano il panorama della Capitale.
All'interno la nostra famigerata Agenzia di Contratti Esecutivi.
La dicitura Agenzia era solo fumo negli occhi e ben altra era la natura del nostro lavoro.
Negli ultimi sei mesi... solo un paio di clienti e per giunta squattrinati.
Rebecca, segretaria e socia della ditta, amava filosofare e spesso invece di pulire e tenere
in ordine l'ufficio, si limitava a sbraitare, come se fossi io l'unico responsabile dei mali di
mezzo mondo e della crisi economica che azzanna sempre i più poveri.
Sono cose che si passano e visto che so ancora apprezzare tanto le rotondità, quanto le
asimmetriche spigolature, gliele perdono quasi tutte.
“Vedi, mia cara, che prima o poi la ruota della fortuna girerà per il verso giusto e i nostri problemi relazionali resteranno solo un lontano ricordo.”
“Brutto disgraziato, se non fossi masochista, è da un bel pezzo che ti avrei lasciato da solo
in questa lercia topaia, ma non finisce qui e prima o poi ti farò la pelle.”
D'interromperla, non se ne parlava proprio e quando dopo una mezz'ora provò a sputare per terra
ne approfittai per dirle: “ Va bene, ma come stavo dicendo...”
La cicatrice sullo zigomo sinistro è sintesi del pesante posacenere che non seppi schivare.
*[Che colpa ne ho/ se il cuore è uno zingaro e va]
L'uomo entrato nella nostra lercia topaia era un brutto ceffo e il suo rigonfiamento ascellare
contravveniva alle più elementari norme dell'ospitalità e dell'educazione.
Oltre che brutto ceffo era anche un uomo di poche parole, visto che si limitò a consegnarmi un
bigliettino vergato con poche parole:
DOVETE FAR SPARIRE MISTER MULLIGUN.
Per dare maggiore enfasi al messaggio, aveva spianato la luger verso la mia fronte, che non è
nemmeno molto spaziosa, in verità.
Rebecca, sorniona, si limitava ad osservare la scena.
Con calma, accavallò le gambe, impiegando più tempo del necessario e lasciando intravedere
la delicatezza degli orli della sua giarrettiera nera.
Svergognato sia chiunque ne pensi male.
E male ne pensava il brutto ceffo che, distraendosi un tantino, contravvenne alla più elementare
norma di autotutela. Chi impugna la pistola deve restare concentrato, cascasse il mondo.
Non lo aveva fatto e si ritrovò incaprettato, senza possibilità d'appello.
“Chi sei, chi è Mister Mulligan e chi è il tuo padrone?” Le domande le aveva poste Rebecca.
“Domande inutili, è un duro e non parlerà mai, nemmeno sotto tortura, sparagli in fronte.”
Le risposte, è lapalissiano, le aveva fornite il sottoscritto.
“ Non fate scherzi, vi dirò tutto quello che volete sapere.”
“Troppo loquace, non mi fido e poi ci darai migliorii informazioni da morto più che da vivo, Rebecca scannalo e sbrighiamoci che fra un quarto d'ora salta tutto per aria.”
Venti minuti dopo, un'immane esplosione riduceva in briciole la sede della nostra Agenzia.
Dove una volta c'era la stamberga rossa screziata di bianco, troneggia oggi un gran buco nero.
“Allora era venuto per una conferma e non per stipulare un Contratto.”
“Elementare, Rebecca, siamo stati individuati e non si fermeranno con il primo fallimento.”
“Strano che abbiano mandato un principiante per un lavoro così delicato, la sua valigetta puzzava di TN4 plastico lontano un miglio e l'adesivo a strappo lo si sa che è un timer ”
“Vedi, Rebecca, che hanno agito in base ad un sospetto, adesso, purtroppo, hanno la certezza.”
“Sai una cosa, Mister Mulligun, devono essere loro ad aver paura e tanto per cominciare che ne pensi di una colazione all'Ambasciata?
“Eccellente idea, ammesso che ci si arrivi integri.”
(Forse continua.)
Mulligun&Rebecca (Paolina/oissela) testo di oissela