Sono un bel libro, faticato da un autore,
In biblioteca deposto, su un scaffale cieco e sordo.
Ma il destino è ironico e un po’ contorto:
Mi ha messo tra vecchi dorsi, pronti a portarmi rancore.
Stretto tra Seneca e un Baudelaire al tramonto,
Sognavo Dante o Pirandello, in un cielo più biondo,
O forse Umberto Eco, lassù, nel posto d’onore,
Ma chi mai chiede al libro: "Cosa senti nel cuore?"
Sono un volume scelto, ma piazzato in fretta,
Per far numero soltanto, non per esser letto.
Siamo disposti in file, come morti in un letto,
Per essere, ogni tanto, dalla polvere protetti.
Una mano dotta ci scuote dall’oblio e dagli anni,
Senza saper di metrica, senza avere fan.
Ci hanno ordinato per estetica, colore e formato,
Ché in questa biblioteca, il pensiero è ignorato.
Ed è questa l’ironia, per noi, sognatori di fondo:
Restar solo copertine, mentre il tempo ci invecchia addosso.
Scrittori di grido, in scaffali gelidi e stretti,
Soffocati dall'ignoranza... e forse per sempre zitti.
Biblioteche piene d’oblio /Ioan Cristinel Zaharia testo di IOAN CRISTINEL