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Ai piedi degli alberi più alti e vetusti
ove il muschio si nutre di ombra
bevendo rugiada,
stava una ninfa dagli occhi di foglia;
tra i capelli, una piuma caduta al pavone,
portata dal vento, leggera e straniera.
Da poco lontano, dai limite del bosco
lui veniva sul far della sera: bello e triste.
portava un flauto, di legno di pero e suonava,
seduto accanto al ruscello, dolcissime note
tratte dal petto che batteva per lei.
Nei giorni di festa, da tutti ammirata,
al centro del villaggio, attirava gli sguardi.
Le gonne sovrapposte in fuga dalla danza
foriere di promesse pudiche e stordenti,
occhi fissi altrove da lui che la guardava.
La ninfa si accostava, invisibile nell’ombra,
leggendo nelle note l’amaro nascosto nel cuore.
A notte, mentre stendeva un velo leggero
a far da giaciglio, una lacrima cadeva,
volava un sospiro,