Ritorno a Milano

scritto da Ripcord
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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... qualcuno non vedeva l'ora di leggerlo... smackk
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Testo: Ritorno a Milano
di Ripcord


MILANO. È l’attesa che uccide. Giuro è l’unica cosa che mi spaventa, che mi riempie d’angoscia. Dio è passato così tanto tempo che ora che questa attesa giungerà al termine tra 5 minuti, io mi sento male. Solo adesso mi rendo conto che l’angoscia provata fino a questo momento era il terrore che questa stessa ansia, questo tormento, prima o poi dovesse finire. Per tutto questo tempo non ho fatto altro che scavare dentro me, alla fine di quest’ansia per trovare un punto abbastanza stabile, in cui potermi finalmente fermare e nascondermi. Già io avevo bisogno di nascondermi in qualcosa, in qualcuno, attraverso cui poter scoprire il mondo senza muovermi di un passo e sforzandomi sempre di arrivare al mondo con la mia testa con la mia fantasia, riprendere le energie e poi uscire…

…fuori…

…si ma dove?

Dove sarei potuto andare?

All’infuori della mia mente non avevo visto niente; mi ci ero innamorato di quel che avevo trovato; ero eccitato dal fatto che più guardavo e cercavo dentro me, più trovavo e molto di più avrei ancora trovato. Ma la vita, oggi, ci ha trovati nello stesso luogo e io, non ho saputo resistere. Pur sapendo che sarebbe stato rischioso, ho voluto farlo, perché dentro di me avevo trovato una risposta al mio farmi domande… di continuo… l’unico modo che conosco per arrivare da qualche parte.
Così sono arrivato qui, a non più di 5 minuti da te, ed ora come non mai il tempo sembra essersi fermato e va troppo piano per impedire alla mia testa di pensare al resto… al resto di me. Io amo scrivere perché tu mi hai aperto gli occhi, come mai avevo fatto prima e giuro non basterebbe una vita per renderti qualcosa che sia di eguale valore. Il mio amore è praticamente niente… talmente nullo di fronte a questo che perde di ragione, di senso, un senso che forse non ha mai veramente avuto… e non ha valore. È inutile spendere invano parole al vento: arriva solo aria… solo vento; inutile scrivere migliaia di righe se questo ti rende solo un ipocrita, un truffatore. Infatti sono uscito, dopo te, dopo aver cercato te e me stesso solo dentro al mio cuore, nella mia anima, nella mia testa: mi davano felicità mentre chiedevo libertà; mi davano libertà mentre chiedevo felicità; mi hanno dato felicità e libertà insieme… ed io chiedevo amore. Allora ho capito… ho capito che niente sarebbe stato più come prima.

Giuro è l’attesa che uccide; se ti avessi incontrata quello stesso inverno di quella stessa estate di certo quest’attesa avrebbe avuto una risposta ben diversa; una risposta che, forse, non ero ancora in grado di capire… o meglio, di accettare. Ora tu hai deciso che era giusto incontrarmi… lo so… non mi potrai mai togliere questa idea dalla testa: mi hai insegnato ad essere molto testardo, oltre che pazzo tormentato… assetato di vita e di sogni. Credo che non capirò mai, fino all’ultimo dei miei giorni, se ti amo o ti odio per questo… ma se ti odiassi, di certo non starei qui adesso.
Non mi sono immaginato grandi cose, ma stai sicura che ci ho pensato fino ad adesso; dalla prima parola che ho scritto sognavo questo momento e, al tempo stesso, lo maledicevo… sapevo che, poi, tutto sarebbe cambiato di nuovo… le ragioni sono tante e ora non ho tempo di spiegartele.

Mi sento confuso e stupido… manca circa un minuto… mi manca il respiro… non riuscirò mai a farlo passare rimanendo seduto qui. Devo finire al più presto questa lettera dato che scrivere è l’unica cosa che mi riesce veramente bene… a voce non sarei riuscito ad andare più in là di un semplice: “Ciao! Come stai? …sei stupenda… non ti avrei mai immaginata così…”

Il posto dell’incontro, di questo ritorno, tanto inevitabile quanto impossibile, era molto chiaro: in piazza del Duomo, vicino alle scale della stazione della Metro.

La lettera l’ho lasciata lì… sul muretto dove stavo fino al momento in cui, la tua presenza, con la dolcezza di un uragano, mi ha sfiorato, colpendomi con tutta la forza che solo tu so che hai dentro…

…ed è per questo che ti amerò per il resto della vita.

Ho sentito che arrivavi dalle scale, proprio sotto di me, che stavi salendo un po’ frettolosamente i gradini… vai sempre di fretta agli appuntamenti… odi arrivare in ritardo… e così sei sempre convinta di esserlo… per non fallire mai… per vivere ogni millimetro della tua vita senza perderti niente, neanche quest’incontro, che purtroppo però non farai mai.

Ti ho sentita arrivare e così ho lasciato la lettera lì, dove ero certo che il tuo sguardo, reso dolce e un po’ maldestro dalla fretta che ti ha rapito il volto, si sarebbe posato.

Ho iniziato a camminare dandoti le spalle, tranquillo, cercando per una volta di camminare come camminano tutte le altre persone di questo mondo… non mi veniva granché bene, e forse non mi verrà mai bene, te ne sarai sicuramente accorta…

…ma tu non mi hai chiamato…

…non mi sei corsa dietro…

…non mi hai messo una mano sulla spalla per fermarmi dolcemente e dirmi…

…sii felice, io ti amo.

Continuavo a camminare ma la tua presenza alle mie spalle era ancora troppo grande, come un macigno, dietro di me, pronto ad inseguirmi.

Non ho avuto il coraggio di girarmi, era come un duello…

…se mi fossi girato, sarei morto, mi sarei perso di nuovo, completamente, dentro me, non potendo avere te come rifugio, come riposo dalla mia continua fuga da tutto e da tutti…

…ma forse in fondo solo da me stesso.

Così ho continuato a camminare…

…e mi sono smarrito come un bambino nel mondo…

…in quel mondo in cui spero di crescere abbastanza…

…per incontrarti…

…un giorno…

…di nuovo.
Ritorno a Milano testo di Ripcord
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