Potevamo volare al di sopra delle nubi in qualche luogo neppure lontano, come Icaro inseguire l'eternità e la gloria; noi, quasi dèi, così forti da piegare i venti così audaci da guardare il sole così folli da sfidare i dubbi, la gravità, la morte.
E poi, come Icaro, avremmo potuto cadere, noi, miseri mortali, così sconfitti dai giorni della vita così sfiancati da un tempo senza sosta così umani da volersi amare.
Si, saremmo caduti. Meteora splendente, avremmo infiammato la sera spargendo nel cielo pioggia di fiori e polvere d'oro. Allo schianto ci avrebbero avvolto i canti e le lacrime di tutti gli amanti del mondo. Solo la memoria ci avrebbe salvato.
Danae, amore mio, tu lo hai sempre saputo che né uomini né dèi, nessuno, nessuno spicca il balzo oltre le nubi: solo le aquile cupe e pochi, maledetti sogni.
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