Filosofia, Professori e Barattoli

scritto da Luca C_Max
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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"Spesso sostengo lunghe conversazioni con me stesso e sono così intelligente che a volte non capisco nemmeno una parola di quello che dico ..." O.W.
- Nota dell'autore Luca C_Max

Testo: Filosofia, Professori e Barattoli
di Luca C_Max

FILOSOFIA PROFESSORI E BARATTOLI
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Esiste e gira questa storiella furbina pescata nel calderone della rete.

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf.
Dopo, chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d 'accordo e dicono di sì. Così il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di sì. Poi il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno.

Questa volta gli studenti rispondono con un si unanime. Il professore, velocemente, aggiunge due tazze di caffè al contenuto del barattolo ed effettivamente, riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.

Sintesi del Professore : “Ragazzi, il barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l 'amore; le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restasse solo quello, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti. Quindi. fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità : gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per riparare la chiavetta dell'acqua. Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisce le tue priorità, il resto è solo sabbia.”

Pausa d’effetto.

Poi uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenti il caffè. Il professore sorride e dice: "Sono contento che tu mi faccia questa domanda. È solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c 'è sempre posto per un paio di tazze di caffè con un amico".

Bellina, no?

Ma di questa storiella ne esiste anche un’altra versione, meno conosciuta, meno di impatto.
Meno furbina, tristemente attuale. Forse inutile.
Forse anche no.

Capitò una volta che, un giovane bello ed aitante professore di filosofia, fiero e tronfio della sua saccenza, se ne andava passeggiando sul bagnasciuga di una ridente stazione balneare di Jesolo (ridente?? mah...), cercando di donare il suo donabile a chi non fosse particolarmente donato.
Dentro di sè, ma ad alto volume, pensava “no… io non sono uno di quelli che aspetta inverni per desiderare nuove estati…”, poi si fermava con aria perplessa e stava ore ed ore a cercare di capire e decodificare quello che aveva pensato.
Gli capitava spesso.
Di fatto, egli parlava molto con se stesso, ma, essendo talmente intelligente, spesso non capiva quello che diceva, come tempo indietro aveva dichiarato anche il suo idolo Oscar Wilde.

Era un professore. E di filosofia, per giunta. Era fatto così. A sua discolpa, per fatti pregressi e fatti a venire, dobbiamo dire che era cecato come una talpa ma che per avere un aspetto più giovanile intelligente e illuminato evitava di mettersi gli occhiali. Aveva provato con le lenti a contatto ma era troppo ciecato per riuscire a centrare gli occhi. Provò a mettere gli occhiali per cercare di portare a termine l’operazione applicazione lenti a contatto, ma con il risultato che si trovò una lentina incollata agli occhiali, una dentro il buco del lavandino e tutto finì tra improperi non degni di cotanta cultura e filosofia, della quale andava vantandosi e crogiolandosi oltre le venticinque ore al giorno.

Camminando, incontrò un giovincello che stava giocando in riva al mare, cercando di riempire il proprio secchiello di sabbia compattata con acqua. Vide il bimbo tutto preso da quest’attività, lo scrutò e gli disse:
«Caro bambino, vedo che stai impegnandoti con tanto sforzo a riempire quel secchiello di sabbia….
Ma ti rendi conto che è solo sabbia?»

Smise di armeggiare con il secchiello, alzo' gli occhi e con aria stizzita, svuotata, rassegnata, lo guardò perplesso e rimase inebetito a fissare l’aitante professore.

A quel punto il prof tirò fuori dal suo zainetto tutte le sue belle palline da golf, quelle di vetro, la sabbia e tutto il resto.

E, con fare teatrale, gli spiegò cosi tutti i segreti delle cose importanti della vita.

Il finale d’effetto, quello “È solo per dimostrarti che non importa quanto occupata possa sembrare la tua vita, c'è sempre posto per un paio di tazze di caffè con un amico...", purtroppo non arrivò , perché il soggetto, stette ad ascoltare in silenzio fino a che poté, ed infine disse:

«Illuminato professore, lei è un povero deficiente. E per di più pure cecato.»

«Se lei "osservasse", invece di limitarsi a guardare e recitare, avrebbe notato che io non sono un bambino giocherellone, ma un povero nano peraltro affetto da Progeria, la maledetta malattia che innesca un invecchiamento precoce. Premesso che sono laureato in filosofia con centodieci e lode e tanto di bacio accademico, il secchiello di sabbia lo sto riempiendo per quel povero disgraziato di mio figlio, nano anche lui, che non è qui con me, perché è afflitto anche da seri problemi deambulatori. Se lei non si leva immediatamente dai coglioni e sparisce dalla mia vista, io le sue palline da golf gli lascio immaginare dove gliele infilo. Barattolo compreso.»

Il professare, con disappunto, notò di essere incappato nell’interlocutore sbagliato, di riflesso strinse immediatamente le natiche e si ritirò subito in sé stesso come un fiore che sboccia al contrario.

Finisce così, la contro-storiella. Non porta a nulla. Non ha una morale.

O forse si, se la volete, una morale la possiamo trovare.

La morale è che ai nani, agli storpi, agli sfigati, le palle non gli frega una beata minchia di metterle dentro ai barattoli ed essere illuminati dalla semplicità della vita. Le palle gli girano e basta.
Sempre, continuamente e violentemente, tazzina di caffè o meno.


Fine

Filosofia, Professori e Barattoli testo di Luca C_Max
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