Spengo la luce e osservo fuori. Nel buio i pensieri si accumulano. In ogni esistenza ci sono cadute di vario genere e profondità e più o meno disastrose. Dopo qualche mese dall’inizio di questa pandemia, qualcosa in me ha iniziato a percepire una minaccia, a sentire una strana sensazione, quella di aver cominciato a camminare su una lastra di ghiaccio insidiosamente sottile. A volte penso alle persone che hanno vissuto cento anni addietro una pandemia simile. Penso soprattutto alle persone che sono sopravvissute. Il peggio era finito e si tornava a vivere. Noi sappiamo che dopo pochi anni, circa venti, per loro sarebbe iniziata la seconda guerra mondiale. Adesso, quello che noi sappiamo per certo è che questa pandemia finirà anche per noi, che ne usciremo fuori. Quello che invece non sappiamo, un pensiero molesto che mi perseguita, è che non abbiamo la più pallida idea a cosa andiamo incontro tra qualche anno.
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