Perché per vivere l'inferno non devi andare spesso molto lontano. E ti chiameranno pazzo solo perché non accetti convenzioni ma vai per la tua strada a gridare le tue idee.
- Nota dell'autore Rossella Rossi
Testo: Tu sei pazza di Rossella Rossi
“Tu sei pazza!” mi dicevi più volte e io ti guardavo mentre non ero presente “a te manca qualche rotella, non è proprio possibile che non te ne accorga” Erano parole che ripetevo a memoria certa che ormai conoscevo la storia, delle tue ingiurie nulla di nuovo ero, solo, una poco di buono!
“Tu sei pazza!” mi ripetevo all’ossesso più per convincermi che non fosse diverso. “A te manca la dignità” ma quel che cercavo era la mia libertà. Il pensare, il fare, l’agire, vivere anche, senza per questo patire, ridere, scherzare, senza sentirmi in colpa, senza vedere ogni mia parola distorta.
“Tu sei pazza, mi vuoi fare morire!” mentre ero io quella a soffrire, ma la mia sorte ormai era scritta per tutte le volte che ero restata zitta. Io sono pazza e tu hai ragione, perché ho accettato senza mai ribellione, continuasti come se nulla fosse successo, verdetto emesso senza processo.
Finii che infine mi guardai allo specchio esitante, e vidi ciò che pensai: uno scheletro ambulante. Occhi spalancati con orbite vuote, pallore spettrale e bianche le gote, candida veste e sotto scalza era l’immagine di un vero fantasma. Uccisa mi avevi, ma senza eufemismo meglio un cadavere per il perbenismo.
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