SAHADY

scritto da Kain
Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Scritto per un fumetto in via di realizzazione
- Nota dell'autore Kain

Testo: SAHADY
di Kain


Il suono dei corni fende il silenzio del regno di Sahady. E’ una melodia viscida ed invadente che si insinua sommessamente nell’aria recando a tutti i sudditi la novella dell’adunanza. L’indistinto ronzio si quieta, poi riprende, in un susseguirsi ordinato di intervalli ritmati e stanchi. Una volta ogni sedici anni, sedici meravigliose sacerdotesse, in vesti cerimoniali, soffiano nei grandi corni annunciando la Sacra Adunanza. Le vestali sono tristi perché conoscono fin troppo bene il loro destino; così, la nenia che inizia la festa, si trasforma nel loro dolce canto di morte: le ultime parole di un condannato non possono essere che soffici melodie che scalano l’aria come pulviscolo. La loro bellezza è turbata da una larga cicatrice che squarcia ogni guancia destra, indica il loro status e la loro condanna: qualcuna piange, qualcuna no, immersa nell’antico orgoglio di Sahady.

Da ogni parte del regno i sudditi festosi si riversano per le strade, nei campi, nei boschi, alla volta del palazzo. Cantano, bevono, folleggiano, amoreggiano, per le vie che conducono all’Adunanza. E’ un tripudio orgiastico, colorato e rumoroso, che non fa alcuna distinzione di casta o razza. Le ninfe bellissime di Sahady si accoppiano indistintamente con uomini e folletti, gnomi e bestie.L’euforia pervade il regno: tutto è concesso, tutto si concede, fuorchè ai Groal; gli esseri che scendono dalle alte montagne a ridosso di Sahady. Loro attendono in denso silenzio che l’iniziazione si compia. I Groal sono enormi orchi con apparati sessuali spropositati: aspettano che tutto finisca per poter agire. Sono dei giudici, degli aguzzini, che attendono il loro momento: sono sedici come le sacerdotesse. Saranno i carnefici delle sedici vergini votate al Signore di Sahady:

così è scritto, così è accaduto, così dovrà accadere.

Due giorni e due notti…ed il mondo di Sahady è sconvolto dai fuochi che si accendono, che divorano il buio ed allontanano il freddo della morte, dell’ombra funesta che aleggia nel vorticoso e frenetico modo di dover vivere tutto, di dover esorcizzare ciò che potrebbe accadere se l’iniziazione fallisse. Il suono dei corni non cessa mai, le sacerdotesse continuano a soffiarvi all’interno i loro ultimi respiri: è il loro destino, ne sono consapevoli. Dietro di loro in piedi a braccia conserte vi sono i Groal con i loro peni gonfi a dismisura. Le vestali lentamente, ora dopo ora, arcuano la schiena e si avvicinano sempre più al sesso dei Groal. Il loro sedere sfiora ormai la punta umida ed enorme del pene dei mostri. E’ una danza lenta e straziante: infinita. Si attende solo un cenno di Sua Maestà la Regina.

Nel terzo giorno un’immensa folla si è ormai radunata attorno al palazzo reale ed inneggia alla bellissima regina ed alla sua principessa. Molti uccidono, altri bruciano, altri scuoiano, teste rotolano, arti tranciano…sangue scorre, sangue vivo, fermentato, bevuto come vino…ed è sangue.
La Regina fa il suo ingresso anch’essa nella veste da cerimonia seguita dalla principessa e da due eunuchi dal pene attorcigliato. La bellissima regina si affaccia al balcone e tutto cessa. Silenzio nel regno, il suono dei corni svanisce lasciando per qualche attimo la sua eco nostalgica. Le sacerdotesse chinano la testa. La regina estrae dal fodero aggrappato alle sue cosce nude, la spada del sacrificio e con un unico colpo decapita i suoi servitori eunuchi. La loro testa cade giù dall’ampio balcone, e si perde in mezzo alla folla che esulta in un frastuono rabbioso di lotte per conquistare una delle teste. I più forti issano il capo degli eunuchi per i capelli e la cerimonia ha inizio. Le sacerdotesse vengono infilzate, sodomizzate dagli enormi peni dei Groal: dolore, dolore, gioia, liberazione. Cavalcheranno quei falli con sommo dolore sin quando le proprie viscere non verranno frantumate e loro cadranno vuote in terra.
La bellissima regina piange, accarezza la piccola principessa e piange, bacia la sedicenne principessa sulla bocca calda e profumata e piange, le sue lacrime bagnano le labbra della principessa che con le dita asciuga gli occhi di sua madre. Per sedici anni ha amato sua madre, per sedici anni si è nutrita dai suoi capezzoli, per sedici anni ha dormito con lei tutte le notti amandola, amandosi. Per sedici anni è stata avvolta dal calore del suo sesso: venerato, leccato, odorato, sesso. Ora non c’è più tempo e tutto vivrà nei suoi ricordi come una fotografia stantia dai colori sbiaditi: dimenticare tutto, dimenticare in fretta. La lama a falce fende l’aria in un sibilo e la testa di sua madre rotola in terra ancora piangente. Lei raccoglie il capo, lo bacia, lo abbraccia, e lo ripone nella vetrata accanto alle teste delle sue antenate. Ora non può pensare a lei, ha una missione da compiere. Inizia a spogliarsi delle vesti, per indossare i veli della cerimonia. Dovrà trovare e soddisfare il Signore di Sahady altrimenti il regno sarà perduto e cadrà nelle mani del Primo Groal:

così è scritto, così è accaduto, così dovrà accadere

per altri sedici lunghi anni.

La bella principessa è pronta, distesa sul letto sente voglie che prima non sentiva. Desideri liquidi che scolano dallo stomaco giù dirette nel ventre caldo, desideroso, accogliente. Allarga le gambe, arcua le reni, una mano scivola lenta al sesso che divarica con le dita: mai è stata penetrata ed ora è l'unica cosa che brama. Il desiderio è straziante, lancinante: grida, urla come un’ossessa, vorrebbe essere scopata da chiunque, ma non può: la sua iniziazione fallirebbe. Allora si alza e le sue voglie lasciano macchie d’umori in terra che un cane lecca voracemente. E’ bella ed è donna: le sue labbra si inarcano per la voglia, la lingua si dimena nell’aria, ed un grido lacerante scardina il portone di palazzo. La folla ammutolita si apre al passaggio della principessa…la sagoma della principessa scompare lentamente fra il verde dei boschi che cingono il palazzo. SILENZIO DEVOZIONE E SANGUE. Ora nessuno parlerà, ora nessuno oserà più neanche alzare la testa, fin quando tutto non si sarà compiuto:

così è scritto, così è accaduto, così dovrà accadere.

La folla sente il proprio respiro e non vorrebbe neppure quello; sente il puzzo nauseabondo delle carni straziate, dei sacrifici compiuti, e tutto resta senza alcun senso, e tutto avrà senso.
La principessa cammina seguendo il richiamo ipnotico del suo Signore. Ha voglia, una maledetta voglia e non può fare a meno di toccare a tratti il suo sesso per placarlo qualche istante di più lasciando umori sulle rocce, sulla corteggia degli alberi: animale in calore, segna il territorio, ed i Groal guardano senza rispetto, annusano, ululano all’odore. Vorrebbero saziare la voglia dei propri sessi, ma non possono…alcuni si spingono sino a sfiorare con il loro pene la pelle della principessa che a stento si trattiene: vorrebbe anche lei, si che vorrebbe, ma il suo regno non può permettersi una mancanza del genere. Il suo compito è quello di trovare il Signore di Sahady e soddisfarlo, poi diverrà regina per sedici lunghi anni: :

così è scritto, così è accaduto, così dovrà accadere.

Il signore riposa all’ombra di una quercia verdeggiante, cullato dall’immobilità delle onde del lago, nell’umidità delle sue ninfee. Ha riposato per sedici lunghi anni ed ora è pronto per sbocciare alla vita. Una forza innaturale lo costringe a destarsi, le ninfee si aprono, ed un enorme fungo a forma di fallo si erge alto e nerboruto sovrastando la leggera vegetazione limitrofa. Un suono ipnotico si diffonde nell’aria: un richiamo acuto che la principessa ode e segue. Mio Signore! –esclama- Sono qui!
I Groal si ritirano ai bordi della radura predominata dal Signore di Sahady e osservano che l’atto si compia. La principessa si strofina al suo Signore, lecca vogliosa una parte del glande scoperto, lo abbraccia, piange. La sua voglia è grande, più grande del dolore della morte, più grande del dolore che potrà provare per il suo Signore. Le sue labbra lo baciano con l’affetto e la devozione di un figlia.
--Padre! Finalmente.—Con le mani si aggrappa alla sommità del Signore, deve salire in cima se vuole soddisfarlo. I suoi piedi cercano appiglio nei vasi linfatici che come vene pulsanti segmentano l’enorme fallo. I muscoli della principessa si tendono nello sforzo di salire: è bellissima, è bellissima la sua determinazione, i Groal lo sanno. E’ in cima, ora è in cima. Il suo ventre inizia spasmodicamente a strusciarsi al grande totem: il suo sesso oscilla vorticoso. Le gambe fanno leva sulle vene ingrossate del Signore: su e giù, lentamente, in modo che scivoli dentro senza far troppo male. Il dolore invece è acuto, lacerante, ma l’istinto è ancor più intenso. Ora è quasi dentro, quasi all’interno, con immani sforzi i muscoli delle splendide gambe della principessa lavorano a dovere ed è bellissimo. Tutto è più automatico adesso, tutto scorre liscio all’interno del proprio corpo: il piacere è intensissimo, le cosce e le braccia sono strumenti con cui aiutarsi. La principessa è in estasi, socchiude gli occhi, spalanca la bocca ed emette gemiti incontrollabili, urla di godimento. Il respiro si fa affannoso, spasmodico: la cavalcata continua estenuante, sempre più veloce, più vorticosa, al limite di ogni cosa, sino alla fine, quando il Signore si gonfia ulteriormente prima di esplodere le sue spore all’interno del ventre della nuova Regina di Sahady.











SAHADY testo di Kain
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