Sentivo una voce gridare,
la mia,
nello spazio rinchiuso
di un vortice nella mia mente
ed intorno chiunque cantava,
tra il cibo ed il vino,
ridevano tutti.
In mezzo alla stanza
ballavano allegri, gli sposi,
su musica da pianobar,
macarene, mazurche,
canzoni italiane
in ordine sparso,
scomposto,
molteplice.
Dall'angolo buio in cui ero rinchiuso
coglievo l'assurdo, la burla,
l'abuso
di assistere ad un matrimonio -
persone felici che stringono
un patto per sempre -
a pochi minuti di viaggio
da luoghi di luce brillante,
di gioia esplosiva,
e a così poca distanza di tempo
dal giorno drammatico,
ringhioso, cupo,
dell'abbandono.
"Coraggio...": la giovane donna
ha uno sguardo gentile, leggero
non fa altro che ridere
da più di un'ora, eppure di colpo
mi ha scorto inseguito
dal cane rabbioso
delle ossessioni:
mi dona un minuto
di compassione, rispetto
di assenza di suono
o rumore.
Le sono grato,
non potrei chiedere altro:
nessuna retorica squallida,
nessuna bella parola
su come si debba
saperla accettare così,
la vita,
e su come comunque ritorna
l'amore,
e sul tempo che sana qualsiasi dolore...
Soltanto uno sguardo gentile,
partecipe.
Mi manca la forza di dirle
"va tutto bene,
non ti preoccupare,
divertiti"
c'è chi mi sostiene, interviene,
e le dice "sta male
perché lo ha lasciato la donna
che ama".
Ed io mi ritraggo,
mi sento quasi colpevole
di sofferenza, nel giorno
in cui tutto è promessa,
futuro, illusione,
speranza, e benefico sogno.
Non si deve ammettere,
oggi,
che tragica trappola,
che atroce beffa,
può essere l'innamorarsi
e il promettere, poi, il promettere...
Congelo un sorriso sul volto,
mi sforzo di bere,
di fare presenza,
(mangiare è impossibile)
nessuna di queste persone,
lo so, è responsabile
o può fare niente.
(A volte
lo sconvolgimento,
l'estrema catarsi
sono inevitabili.
Ma potessi avere davvero
una rivoluzione
un mutamento incredibile
e radicale,
sapessi scordare...)
Intanto il Brasile
vince l'ennesima
coppa del mondo
non è proprio giorno
per tenere malinconie,
per tristezze raccolte
o gioie leggere:
il nostro destino
in questo momento
è soffrire indicibili angosce,
impazzire di gioia,
o gridare con tutta la forza
che c'è nella gola,
sentirsi di colpo assaliti
da frenesie inconcepibili,
alzarsi, ballare sui tavoli,
dimenticare ogni cosa
o farsi schiacciare
dalla memoria che non si cancella.
Eppure ho bisogno
di leggerezza, di sdrammatizzare,
sentirmi libero qualche minuto:
giovane donna gentile,
sorridimi ancora!
Lei danza felice
volteggia, rotea,
lontana e bella.
E intanto, è scesa la sera...
Guido, sulla strada del ritorno
e il giro dei pensieri vorticosi
mi stringe le meningi,
una patina di fango
mi scende sopra agli occhi.
Il dolore si diffonde
senza inizio, né confini;
non c'è nient'altro
che folli propositi
(il matrimonio, finte promesse
fuori tempo massimo,
il "fare qualcosa", l'eccesso)
le stinte immagini della nostalgia,
la gelosia, le allucinazioni,
ed il rincorrersi senza riposo
delle ossessioni
insinuate dovunque
che riempiono ogni neurone,
ogni alternativa mentale
non c'è più nulla, eppure ho la mente
ingolfata di cose...
In questi momenti
non c'è nessuno a cui chiedere aiuto
anche se non sei solo:
gridi da un treno lanciato
a velocità suicida
su binari circolari,
ma il suono non arriva...
...e poi di colpo
un binario morto.
Sbatti violento,
ti sbalza di fuori
ed è come un ritorno
un risveglio da un incubo,
libero,
per un secondo
...illuso...
...l'incubo cambia colore
si fa più grigio, più sordo,
ma è qui, ed è reale,
e ti accasci, stanco.
(l'amico, al mio fianco,
mi chiede "sei tornato?
ho avuto davvero paura
che non avremmo mai più
fatto ritorno a casa!")
Ed ogni istante
è come la stasi sorpresa,
di fronte al bianco
un attimo prima
della valanga.
Un giorno all'inferno (e ritorno) testo di apprentisorcier