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M A G A R I A
Non chiede permesso questo Sortilegio
che ci impasta i giorni di fiele e di miele,
questa terra che infligge lo stigma e il pregio,
che lacera il petto e poi spiega le vele.
È una Magaria di luce e di fango,
un cerchio di sale tracciato sul mondo:
ci solleva alti in un passo di tango
e un attimo dopo ci scaraventa sul fondo.
Siamo i funamboli di un filo invisibile,
sospesi tra l’oro di un’alba perfetta
e il buio più denso, l'inverno indicibile,
che morde le caviglie e non cessa, e aspetta.
Ma vedi, l’incanto non è la salita,
né il palmo di terra strappato al dolore;
la vera magia di questa ferita
è il sangue che pulsa e che grida all'amore.
È la bellezza spietata del crollo,
la grazia segreta di chi sa affogare
e poi, con il fango rimasto sul collo,
trova la forza di ricominciare.
Ci consuma la vita, ci piega, ci incanta,
ci priva di tutto e poi tutto ci dona.
Siamo l'altare e la lama che schianta,
siamo il peccato e chi lo perdona.
Benedetto sia dunque il respiro spezzato,
il salto nel vuoto, la pioggia sul viso.
Tutto è promessa, tutto è stregato:
questo viaggio d'inferno che sa di paradiso