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Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
La brutalità e la crudeltà non potranno mai conoscere l'amore. L'insensibilità non potrà mai avere a che fare con la cura e l'affetto. L'arroganza non riuscirà mai ad avere rapporto alcuno con la gentilezza. E la cortesia non è una scelta, un vanto o una decisione, ma l'espressione vereconda dell'indefinibile delicatezza della sensibilità interiore.
I due piccoli fanciulli si tenevano mano nella mano teneramente, passeggiando felici tra quei lunghi steli di grano dorato del prato selvatico protetto dal grande albero proprio a ridosso della baita.
Non si conoscevano, ma in quella curiosa complicità, si dicevano parole dolci ed innocenti e quei fiori di papavero rosso vivo sparsi e messi a caso lì nella radura, erano spruzzi di gioia della natura, in cui l'incanto di quei pargoli era lo stupefacente suggello.
Che cosa ne sappiamo realmente della bellezza?
Generalmente reputiamo bello tutto ciò che possa essere confrontato con il gusto ed il piacere personale, distinguendolo e separandolo accuratamente e nettamente però dal cosiddetto brutto.
Quando osserviamo un panorama mozzafiato, un'opera straordinaria, una persona molto attraente o un oggetto dalle forme peculiari e curiose, rimaniamo rapiti, stupiti, vi sono degli istanti di pura assenza, di contemplazione, di sgomento, talvolta anche di estasi, ma cosa accade subito dopo?
C'è l'indicare, il descrivere, il parlare, il ricordare, pertanto, come accade ad un bambino che viene assorto ed assorbito da un nuovo giocattolo, trascorsa la novità, tutto ritorna all'incessante movimento del desiderare altro, ancora e di più, sotto la forma del capriccio e della volizione, che distruggono la bellezza e la fanno diventare qualcosa di materiale e soggetta al tempo.
Dunque c'è la bellezza della forma, dell'immagine, del suono, del profumo.
C'è la bellezza dell'arte, del gusto, dell'intelletto, dello scritto.
C'è anche la bellezza del gesto, del sentire, del vedere, del comprendere, del sorriso.
Ma c'è una bellezza che non ha un oggetto, un'opinione, una scelta, una forma manifesta, una causa ed un limite noto; che non ha un luogo, un ricordo, una fine, un posto o una definizione sufficiente a contenerla; c'è uno stato di purezza che attraversando il tempo, restituisce l'essere ogni volta scevro da qualsiasi memoria, adducendogli interiormente candore ed estasi infinita: la sua essenza è nell'immobilità del pensiero che non potrà mai asserire di possederla, di averla vista, di riconoscerla o di sentirla profondamente perché presume di essere o di avere quella qualità. Tale stato di bellezza c’è quando non c’è più il disordine della scelta, del discernimento, del confronto o della valutazione, ma l'attenzione vigile ed intensa della sensibilità verso ogni cosa.
Questa immensità sorge quando non c’è più esclusività, distanza, divisione, centratura in sé stessi e visione particolare: tale vastità indescrivibile può accadere però solamente all'improvviso, istantaneamente, curiosamente, proprio quando tu non ci sei più, perché la tua stessa sete di essere in quello stato sottolinea la tua ambizione, quella costante ricerca e l’insita avidità del possederla.
Ma la bellezza non può essere riconosciuta, né si può essere coscienti di questo stato sublime e meraviglioso, perché la coscienza ed il sapere implicano il sé, le sue manie, i suoi congegni e le sue illusioni: l’io deve finire totalmente affinché questa solennità senza causa alcuna sorga e dilaghi nell'essere per colmarlo totalmente. Quindi non può esserci un io che si trovi nello stato di bellezza, c’è solamente la bellezza.
Ora, è proprio perché non c'è in noi questo straordinario e profondo sentire, che riempiamo i nostri balconi di fiori, di arbusti e di piante; i nostri salotti di statue, di mobili antichi e di pergamene preziose; le nostre case di quadri, di animali, di manufatti e di manoscritti; il nostro corpo di gioielli, di collane, di abiti costosi, di orologi antichi, di tatuaggi, di smalti e di trucchi vari; perché non c'è profumo di bellezza nei nostri cuori e cerchiamo di raggiungerla attraverso i possessi materiali.
Pertanto rimane in noi solo la desolazione, la confusione, il frastuono, l'insicurezza e la paura, che è ciò che siamo e che sappiamo.
Ma rimanere in quel vuoto di noi stessi, senza evadere ammassando sensazioni e possessi materiali per cercare di colmarlo, rendersi conto di come scegliamo sempre il bello personale che ci appaghi con la sensazione rifiutando costantemente il brutto, osservare il movimento egoistico che interiormente ci fa essere costantemente ambiziosi ed avidi, vedere le nostre azioni quotidiane senza indicarle più come buone o cattive, senza giudicarle, senza compiacersi o incolparsi, ma essendone consapevoli profondamente; attenti al modo in cui rispondiamo, al tono di voce quando ci infastidiamo, alla nostra marcata insensibilità e crudeltà, al sottile ricorso di sotterfugi e meschinità varie per ottenere sempre il piacere in tutte le sue forme, vedere tutto questo nell’immobilità assoluta e totale del pensiero e svelarlo istantaneamente alla consapevolezza dell'attenzione, è approdare nuovi e casti, alla libertà.
Allora la bellezza giunge, impetuosa ed inaspettata, senza che l’abbiamo scelta o indicata e soprattutto senza saperlo: essa sarà nel gesto, nel vedere, nel sentire, nella forma, nella movenza, nella parola e nel pensiero, che saprà esattamente qual è il suo giusto posto.
Solamente una mente svuotata da ogni parola ed un cuore ricolmo di emozione pura, consentono la vera comprensione di ciò che siamo, di quello che c'è dentro di noi e di ciò che di riflesso accade fuori istante per istante, che è cura, sensibilità ed affetto, facendo spazio così alla disciplina suprema dell’ordine e ciò, è l'incontaminato splendore dell'amore puro, vero ed incondizionato: uno stato eccelso che è bellezza, purezza e castità, ovvero un unico movimento integro e coeso, inviolabile, incorruttibile ed inscindibile.
La miseria interiore non può essere rivestita o colmata dalla ricchezza esteriore: si può celare quella bruttura temporaneamente con l'apparenza o la sembianza della bellezza materiale, ma il bello non è una maschera, un desiderio, un vanto, una scelta o uno strumento d'uso, perché il marciume, resterà sempre lì.