Una mano affonda gli artigli nello stomaco, accartoccia la sacca, e con l’esofago ne fa uno scorsoio, cui lo appende stringendo. Tira il malloppo come elastico verso il retto, e con lui la trachea, la gola, faringe e laringe, la lingua attaccata al palato non può urlare, e soffoca.
Una scossa fulminea devasta le gambe fino ai piedi, li gela, e risale di rimbalzo al cuore, dove divampa fragorosa in fuoco d’artificio. Il cuore sovreccitato pompa troppi litri di sangue insieme, allarga l’aorta e inonda il cervello, che si gonfia, oltre misura, e pulsa annegando. La mano adunca che ancora stritola lo stomaco appeso all’esofago allungato allo stremo verso il basso, molla la presa, facendo schizzare la sacca annodata, che balza e rimbalza come una partita di tennis tra polmoni e retto; l’intestino si contorce, indolenzisce l’addome, il fiato si fa corto ad ogni urto, tutto gira intorno.
Il corpo è pura polpa di dolore che respira e si rigenera.
Mentre racconti abbracciandomi, quella mano dentro non mi dà tregua, e tremo.
Tu non comprendi e mi chiedi cosa vuol dire che sono gelosa, anche del tuo passato.
Gelosia: parlano le viscere testo di Laila