207-Asso

scritto da Iviola
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 10 ore fa • Revisionato 10 ore fa
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Autore del testo Iviola

Testo: 207-Asso
di Iviola

La realtà è un venticello che ti sfiora lieve lieve. 
Di fronte al precipizio, mentre ti poni il dubbio di essere un mortale o un immortale o un misto, la cosa non ti riguarda più. Mentre senti che quel pudico sentimento di introcezione, di rassegnazione ti sta per aggrappare alla gola e lo spingi giù in fondo, col magone a far compagnia, allora lo sai. 
La realtà è un vento di montagna, freddo e tagliente, che ti investe nel mezzo del cammino in salita, mentre scivoli su rocce ottuse e troppo vecchie per sentirti.
Così riconsideri, e ti metti in volo. Vuoi, comprendi, accetti. Ti dimostri capace, per quanto non te ne freghi assolutamente nulla, di esserlo capace. Ma in qualche modo la spada ferisce e comprende, nel mezzo della corona che è la tua essenza: fiotti di nuvole gialle e bianche, fluiscono, fluiscono e galoppano nel cielo che pensavi fosse tuo e invece è del cosmo intero. E tu ancora aspetti, sul picco più alto, che sia giunto il momento angolare esatto di piroettare su te stesso e lasciarti vagare infine giù e su come un albatros ferito dalla moltitudine di marinai crudeli, laggiù nel marino rifulgere di barche alla deriva.
La realtà è la tua mano che tiene salda l’elsa e la brandisce, e fende l’aria, mentre un vento arboreo filtra, mugghiando e cantando solo per le tue orecchie bruciate. E rose bianche-rosse ti spezzano la cima, non sai ancora quale delle due profuma il vero, ma ci immergi comunque la faccia e il tuo completo trasporto e affondi, come l’albatros, affondi e non ne riemergi più, cima o non cima che sia.
La realtà è uno zefiro con le guance gonfie che fa volare i veli della vergine, e tu piangi, ormai, era solo questione di poco. Ti punge di dolce livore per aver passato anche la cima più aguzza e non aver saputo contestare che forse è un vanto sentirsi a posto, dove nulla a posto è, dove tutto brucia e si infrange, insieme, come vetri rotti nel bidone delle cinque di mattina, come le tue mani insanguinate per ciò che non hai potuto fare, giganticamente convinta che tutto sia un tuo privilegio e una tua croce.
La realtà è il tuo soffio vitale, è l’aria che respiri, che ascolti di notte e vedi di lui e di lei. Il temporale che soffia, e muove l’erba gentile. E tu anche oggi smetti di firmare condanne per te stessa, ti siedi sulla sedia più calda della casa. 
La realtà è il vento ostile di luglio che non vuoi più occupare, che non ti importa comprare, che non tagli, ma attraversi solcando la luce e il tempo, come una nave a vele, come un albatros corrotto dalla noia buona e bella. Bianca e nera, com’è curioso che sia così speciale non eliminarsi dall’equazione.
La realtà è il vento tra i pianeti, quel vento solare che penetra sottopelle e modifica il dna, ti costringe a mutare, a tornare polvere di stelle, a sistemare le tue karmiche fissazioni e volare finalmente senza un corpo, lontano da tutti, lontano sul pianeta silenzioso. 
La realtà non è vento, nè roccia, nè spada, nè uccello. La realtà è, per fortuna, stamattina, la realtà è, tutto, nonostante le idee sciocche di Hegel.

207-Asso testo di Iviola
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