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Era giugno inoltrato ed il sole aveva iniziato a battere molto forte in quei giorni sulle terre, sulle acque, sui palazzi e sulle strade della città.
Il caldo era davvero soffocante e si andava al mare quasi disperati, per fruire almeno per qualche ora del meraviglioso refrigerio delle acque.
I due giovani si stavano baciando sulla battigia, si sarebbero tuffati nelle onde spumeggianti di lì a poco: erano formosi e belli, la ragazza aveva un costume succinto che lasciava poco spazio all'immaginazione ed il giovane alto e muscoloso non aspettava altro che avvinghiarla per stringerla in un abbraccio suadente e peccaminoso.
I loro baci così erano diventati d'un tratto focosi e roventi ed i loro corpi venivano bagnati dalla spuma salina che sugellava quasi con clamore quelle audaci movenze subacquee.
Tu eri lì, poco lontano, seduto a guardarli nel delirio perverso di quegli occhi invidiosi ed assetati di scrutare ogni minimo dettaglio per farlo tuo: l'avidità si stava insinuando in te, doveva raccogliere ogni immagine per ricostruire il palco del piacere dove poterti proiettare e farti essere più tardi il protagonista al posto loro.
La gioventù ti aveva privato di tutto questo: il seminario, lo scherno, la diversità, la perdita di tuo padre, la povertà e la paura ti avevano presto rinchiuso nella tua profonda tristezza, in quel veleno amaro che aveva violato e macchiato la tua innocenza per sempre ed ora non ti è rimasto altro che la vasta prigione della tua desolazione interiore, dove solo l'immaginazione può darti ciò che non hai mai avuto.
Reiteravi lo stesso schema oramai da anni; eri rimasto intrappolato in quel passato, in quel desiderio presuntuoso di dover avere ciò che volevi perché lo meritavi o perché era il tuo àmbito premio. Ma perché avresti dovuto averlo? Cosa ti è dovuto in questa vita?
Eppure è alquanto strano tutto ciò: pur sapendo che la tristezza è il tuo abile stratagemma per poterti commiserare per poi premiarti attraverso i tuoi crudeli stupri interiori, sei sempre lì a sprofondare in essa, a trattenerti nelle sue torbide paludi, a giocare con le sue losche trame, a combattere con la sua astuzia, a cedere inerme ogni volta ai suoi languidi tranelli, senza renderti conto che è proprio la tristezza il tuo movimento di pensiero che espande la memoria che ti manifesta per potersi estendere e darsi continuità nel tempo attraverso te.
C'erano altri giovani che avevano raggiunto quella coppia, erano degli amici e presto anche loro sarebbero andati a fare il bagno per divertirsi; sullo sfondo c'era il solito signore anziano che ti scrutava immobile da lontano: sembrava sapesse cosa accadeva nella tua mente, oppure eri proprio tu, che osservavi te stesso e la tua miseria interiore con un frammisto di confusa rassegnazione, di rude indifferenza e di acuto disprezzo.