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Cari amici di Plissé, non vi dico la fatica che ho fatto per accalappiare l’ospite di oggi. Avrò girato mezzo centro città ma sfortunatamente non riuscivo a trovarlo e così ho teso un tranello telefonico a un’anziana sarta che infatti è poi scappata di fretta dal negozio lasciando il cartello “Torno subito”. Io l’ho staccato ed eccoci qua.
«Buongiorno signor Cartello.»
«Buongiorno e grazie.»
«Grazie per l’intervista o perché da ora in poi spera di non tornare più là?»
«Entrambe le cose, direi…»
«Non è contento di come è stato trattato finora in sartoria?»
«No, e ho dei motivi validi.»
«Sentiamo.»
«Innanzitutto passavo la maggior parte del tempo chiuso in un cassetto e poi mi pesava tantissimo mancare di onestà, mi si utilizzava solo per non fare scappare i clienti.»
«La capisco, uno arriva lì, vede il cartello e non si capisce mai quando il negoziante tornerà.»
«E poi la parola “Torno” presuppone che prima il negoziante fosse aperto e invece a volte la sarta apriva, mi attaccava su, chiudeva e poi se ne andava.»
«E chissà quando tornava.»
«Spesso sono stato affisso un pomeriggio intero signor Saffi.»
«Immagino il disappunto di chi stava lì come un pirla ad aspettare.»
«Quella donna crede che il mondo le giri intorno, che nervoso mi ha fatto passare certe volte.»
«Secondo lei sarebbe opportuno regolamentare per legge l’utilizzo del cartello “Torno subito”?»
«Credo che chi ci governa avrà qualcosa di più importante da fare.»
«Non ci speri troppo, tanto quello che è importante non lo fanno.»
«Ah… E quindi sì, magari stabilire che il cartello non possa essere esposto per più di dieci minuti.»
«E sopra i dieci minuti?»
«Ci si arma di carta e pennarello e si fanno tanti cartelli da tenere nel cassetto su cui si scrive “Torno alle 10.30” oppure "Torno alle 11”.»
«Lei ha tutte le ragioni signor Cartello, i negozianti ne hanno sempre approfittato impunemente anche quando dovevano andare a fare i loro porci comodi.»
«Quante volte signor Saffi…»
«Lei pensa che la situazione possa migliorare?»
«Nel mio specifico caso direi di no, però non posso parlare per tutti, ci sono anche commercianti onesti.»
«Chi glielo ha detto?»
«Dicevo per dire…»
«Scommetto che l’idea di un cartello alternativo le sia balzata in mente qualche volta.»
«Certo. Capisco che non sia molto esplicativo ma un bel “Torno quando torno” sarebbe simpatico, diretto e più apprezzato di quel che si pensi.»
«A me diverte il “Tornerò” del bar all’angolo: è apparso quando gli hanno chiuso il locale per spaccio.»
«Con le leggi attuali è l’ottimismo a mettersi in vetrina.»
«Non l’ho capita per non darle soddisfazione.»
«Però era carina...»
«Sì certo. Signor Cartello, le va di parlare della sua genesi?»
«Allora, ero un foglio di block notes e un giorno il figlio maggiore della sarta si precipitò in negozio tutto trafelato per dirle che il fratellino era stato investito da un camion in retromarcia: nulla di grave ma lei comprensibilmente si agitò perché voleva correre in ospedale, così prese il primo foglio del blocco su cui scrisse “Torno subito” e mi attaccò con due righe di scotch alla vetrina.»
«Lei è nato per una disgrazia.»
«Anche molti di voi se lo sentono dire signor Saffi.»
«Lo so, chi ci mette al mondo però in quel momento non ne è mai molto consapevole e lo dovremmo perdonare.»
«Cambiamo discorso signor Saffi, possiamo?»
«Non la facevo così sensibile…»
«Mi sta venendo l’ansia signor Saffi. Ora che lei mi ha portato via che fine farò?»
«Stavo pensando di tenerla qui in redazione, per le pause sigaretta e caffè potrà sicuramente tornarci utile senza quei fraintendimenti di cui parlavamo.»
«Lei pensa che riuscirò a sentirmi me stesso nelle mani di un altro?»
«Sì, però deve concentrarsi sul suo ruolo senza pensare a chi lo utilizzerà.»
«E come si fa?»
«Lei ragioni come un bugiardino di una compressa antinfiammatoria: pensi che in famiglia, a turno, lo leggeranno un po’ tutti.»
«Sto già meglio, e poi col bugiardino condivido il fatto che chi legge nutra qualche riserva.»
«E in più lei ha il dono della sintesi: il bugiardino invece…»
«Già, questa chiacchierata con lei mi sta tirando un po’ su il morale, non credevo.»
«Lei pensa che quando la sarta tirerà su la saracinesca scriverà un nuovo cartello?»
«Va sempre di fretta, credo che lo scriverà quando ne avrà bisogno.»
«Come se lo immagina il nuovo cartello?»
«Adesso non ha più un block notes perché usa la stampante, sarà quasi certamente un cartello un po' asettico, poi ci metterà qualche cuoricino a casaccio anche perché lei li mette dappertutto, quindi…»
«Se il figlio più piccolo non avesse avuto quell’incidente dove pensa che sarebbe adesso?»
«La sarta usava quei fogli per scriverci sopra delle misure e poi quando consegnava il lavoro li appallottolava e li buttava.»
«Nato per una disgrazia, eh?»
«Ma lei lo fa apposta a rivoltare i discorsi?»
«No, sono proprio fatto così, non si offenda.»
«Ecco, quando sento queste tirate mi torna la voglia di finire di nuovo in quel cassetto.»
«Se la terrà perché glielo impedirò, e poi la sarta è vecchia: di qui in avanti le si prospetterebbero tre possibilità: la prima è che l’anziana sempre più spesso non stia bene e la tenga al buio nel cassetto per settimane con il negozio chiuso; la seconda è che, per lo stesso motivo, rimanga appeso alla vetrina fino a data da definirsi; la terza è che la sarta chiuda definitivamente il negozio e lo faccia sgomberare, veda lei…»
«Mi ha quasi convinto.»
«Le posso fare una domanda un po’ personale?»
«Provi...»
«Come vive il fatto che il retro del foglio non sia scritto?»
«Non male, intanto non ci sono dei cuoricini…»
«Che di per sé già sarebbe sufficiente, dirà lei.»
«Infatti, e poi ogni tanto ho il presentimento che un bel giorno qualcuno scriverà qualcosa, magari di sensato.»
«Lei ha una gran paura di quelli che al telefono scarabocchiano i fogli, sia sincero.»
«Ho visto farlo e non è una bella immagine signor Saffi.»
«Gli omini stilizzati, il sole, i riccioli, la barchetta, l’alberello blu.»
«Non mi scarabocchierete vero?»
«No, siamo giornalisti seri noi… Mi parli di quella notte.»
«Quale notte?»
«Quest’inverno, quei ragazzi…»
«Ah, ma lei come lo sa?»
«Un giornalista è mediamente informato.»
«Niente… Passarono dei giovani un po’ su di giri e mi staccarono.»
«Si prese paura?»
«Di notte, all’aperto, con certe teste; si deve avere paura.»
«Temeva di essere strappato, gettato?»
«Certo, potevano anche darmi fuoco per gioco.»
«E invece…»
«E invece quelli si fregarono un bradipo allo zoo e misero me sul recinto.»
«Che idioti, alcuni particolari non li sapevo, ma quindi come fece poi a tornare al negozio?»
«Organizzarono quella stupidata con il figlio della negoziante che poco dopo venne inchiodato dai Carabinieri: fu grazie a loro che tornai tra le mani della sarta.»
«Però loro si attivarono per il bradipo, non per lei.»
«Cosa devo fare… Li ringrazio lo stesso.»
«E io ringrazio lei signor Cartello, se non ha altro da aggiungere… Direi che abbiamo finito.»
«Allora mi tenete qui con voi?»
«Certo, anzi: adesso l’appiccico sùbito alla mia porta perché vado a prendere un caffè.»
«E dopo?»
«Non si preoccupi, qui in redazione troverà sempre qualcuno che dirà: “Toh, è proprio il cartello che fa al caso mio” e l’attaccherà alla sua porta.»
«Meno male.»
«Lei si faccia i fatti suoi e vedrà che durerà. Per caso ha l’abitudine di origliare?»
«Non tanto, perché me lo chiede?»
«Se quando l’appiccicano sente chiudersi la porta a chiave dopo che è entrata una bionda sui trent'anni faccia finta di niente.»
«Ah, ho capito, ma quale porta?»
«Ormai tutte… poi mi racconta.»
«Allora origlio.»
«Origli, sì… Amici?»
«Amici.»